A margine del premio 'ASI Sport&Cultura', ritirato sabato presso il Salone d'Onore del CONI, a tal proposito De Rossi aveva dichiarato:
"In questo momento, il mio presente non mi vede lavorare su una panchina e cerco di concentrarmi su quella che è la costruzione di una società che possa andare bene dopo con le persone che io metterò dietro la scrivania o dentro i campi, poi chiunque sa che la mia vocazione è sulla panchina".
"Se allenerei anche all'estero? Sì, certo, perché no, ho avuto tanti mesi per guardare il calcio italiano ma cerco di informarmi sia da casa che dal vivo, ho fatto un paio di viaggi per vedere i ritmi, i centri sportivi. Ho provato a migliorare una lingua che non parlavo benissimo, ho avuto tempo libero per fare delle cose che spero mi serviranno".
"Non è un problema di dove, di lingua o di campionato. Per quanto mi riguarda la cosa importante è che ci sia un progetto serio con persone serie che abbiano voglia di fare un percorso insieme a me perché vedono qualcosa in me e se mi sceglieranno spero di affiancarmi a persone che credono in me”.
"Un allenatore che sta fermo all’inizio si scarica e si ricarica automaticamente della sua passione. Chi fa questo lavoro sa che c’è grande pressione, grande adrenalina e un po’ ti pesa ma quando smetti ti viene a mancare. Non so quando, se a giugno o dopo ricomincerò a fare quello che mi piace".