Quella che un anno fa si presentò all’ultima sfida prima di Natale contro l’Udinese fu una Fiorentina reduce da una sconfitta (questa sì, un’analogia per i gigliati).
I viola, infatti, nel turno precedente, incapparono in una battuta d’arresto sul campo del Bologna guidato dal grande ex Italiano, che però pose fine ad un filotto di successi che avevano spinto i toscani fino al secondo posto in classifica.
Una striscia incredibile iniziata il 6 ottobre contro il Milan e poi scandita dalle successive affermazioni contro Lecce, Roma, Genoa, Torino, Verona, Como e Cagliari.
Otto vittorie in tutto che cambiarono le sorti di un Raffaele Palladino fino a quel momento molto criticato dalla piazza, in alcuni casi nette (come quelle contro Lecce e Roma) e in altri ottenute dopo tanta sofferenza.
Quella Fiorentina, in definitiva, non giocava un grande calcio, ma aveva due uomini soprattutto capaci di decidere una gara: David De Gea e Moise Kean.
Il portiere spagnolo, in quel frangente della stagione, riusciva a parare il parabile ed anche l’imparabile. Fu il migliore in campo con il Milan quando neutralizzò due rigori, ma anche con il Genoa, il Torino, il Como e il Cagliari, quando riuscì a tenere la sua porta inviolata con interventi spesso prodigiosi.
Quel De Gea, allora ampiamente considerato il miglior estremo difensore della Serie A, in questo campionato non si è praticamente mai visto. È infatti incappato in una serie di errori che è difficile aspettarsi da un campione del suo calibro.
Un giocatore irriconoscibile che, se si considerano le incertezze, in alcuni casi anche incredibili, contro Cagliari, Milan, Genoa, Sassuolo e Verona (ma anche contro Como e Juventus non è stato certamente impeccabile), potrebbe essere costato alla sua squadra qualcosa come otto punti.
Otto punti come quelli che separano la Fiorentina dal quartultimo posto. Certo, si tratta di un calcolo puramente teorico, ma non si può non evidenziare come De Gea sia passato dall’essere uno dei punti di forza della squadra ad uno degli anelli deboli.