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ACF Fiorentina v Hellas Verona FC - Serie AGetty Images Sport

Da Fiorentina-Udinese a Fiorentina-Udinese: il mondo ribaltato in dodici mesi, De Gea e Kean i simboli di un crollo incredibile

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Tutto come un anno fa, o quasi. Fiorentina e Udinese si affrontano, proprio come era accaduto nel campionato 2024/2025, nella loro ultima partita prima di Natale.

Anche lo scenario non è cambiato, visto che le due squadre si ritroveranno all’Artemio Franchi, e nemmeno la classifica dei friulani che, proprio come in quella occasione, si presentarono all’appuntamento da noni.

Uno scherzo del calendario, anche se in quel caso si giocava la diciassettesima giornata e non la sedicesima, ma le analogie finiscono qui, soprattutto per la Fiorentina.

Sì, perché nel giro di dodici mesi per la squadra gigliata il mondo si è completamente ribaltato e a dimostrarlo ci sono dei numeri impietosi.

Molti di quei giocatori che un anno fa sotto il loro albero, tra i vari regali, avevano anche un sogno Champions da coltivare, oggi sono ancora in attesa della loro prima vittoria nel torneo e costretti a fare i conti con l’incubo retrocessione.

  • 25 PUNTI IN MENO RISPETTO AD UN ANNO FA

    I numeri della Fiorentina non mentono: un anno fa arrivò all’ultima partita prima di Natale con 31 punti e una partita da recuperare (quella con l’Inter interrotta per il malore di Bove), in questo campionato i punti sin qui totalizzati sono invece stati appena 6.

    Un crollo così clamoroso da non poter nemmeno essere immaginato fino a pochi mesi fa, soprattutto dopo i proclami estivi, accompagnati da investimenti complessivi sul mercato per un ammontare superiore ai 90 milioni di euro.

    In un lasso di tempo incredibilmente breve si è passati dal parlare apertamente di Champions League a dover fare i conti con una realtà che racconta che per raggiungere la salvezza servirà molto più di un’impresa.

    I tempi di Italiano e Palladino, ovvero quelli delle tre finali consecutive e di un campionato chiuso ad un ottimo sesto posto, sembrano oggi lontanissimi; eppure si parla di “ieri” e molti dei giocatori che nel dicembre del 2025 erano considerati tra i migliori della Serie A oggi sembrano essere l’ombra di se stessi.

    Pioli, al quale era stato affidato il compito di costruire un ciclo finalmente vincente (e che si era “segnato sulla lavagna” il fatto che Allegri non avesse inserito la Fiorentina tra le contendenti per un posto in Champions League), è stato esonerato dopo tre mesi e mezzo scanditi da pochi punti, molte sconfitte ed un gioco praticamente inesistente, e non meglio stanno andando le cose per il suo successore Paolo Vanoli che, proprio contro l’Udinese, rischia di giocarsi la panchina.

    Quella con i friulani sarà l’ennesima “finale” giocata dai gigliati in questa stagione: un’eventuale ulteriore sconfitta interna potrebbe avere effetti devastanti.

    Incredibile per una squadra che nel 2024, a questo punto del torneo, era in piena corsa per un piazzamento nell’Europa che conta.

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  • ACF Fiorentina v Bologna FC 1909 - Serie AGetty Images Sport

    DE GEA DA EROE A EMBLEMA DELLA CRISI

    Quella che un anno fa si presentò all’ultima sfida prima di Natale contro l’Udinese fu una Fiorentina reduce da una sconfitta (questa sì, un’analogia per i gigliati).

    I viola, infatti, nel turno precedente, incapparono in una battuta d’arresto sul campo del Bologna guidato dal grande ex Italiano, che però pose fine ad un filotto di successi che avevano spinto i toscani fino al secondo posto in classifica.

    Una striscia incredibile iniziata il 6 ottobre contro il Milan e poi scandita dalle successive affermazioni contro Lecce, Roma, Genoa, Torino, Verona, Como e Cagliari.

    Otto vittorie in tutto che cambiarono le sorti di un Raffaele Palladino fino a quel momento molto criticato dalla piazza, in alcuni casi nette (come quelle contro Lecce e Roma) e in altri ottenute dopo tanta sofferenza.

    Quella Fiorentina, in definitiva, non giocava un grande calcio, ma aveva due uomini soprattutto capaci di decidere una gara: David De Gea e Moise Kean.

    Il portiere spagnolo, in quel frangente della stagione, riusciva a parare il parabile ed anche l’imparabile. Fu il migliore in campo con il Milan quando neutralizzò due rigori, ma anche con il Genoa, il Torino, il Como e il Cagliari, quando riuscì a tenere la sua porta inviolata con interventi spesso prodigiosi.

    Quel De Gea, allora ampiamente considerato il miglior estremo difensore della Serie A, in questo campionato non si è praticamente mai visto. È infatti incappato in una serie di errori che è difficile aspettarsi da un campione del suo calibro.

    Un giocatore irriconoscibile che, se si considerano le incertezze, in alcuni casi anche incredibili, contro Cagliari, Milan, Genoa, Sassuolo e Verona (ma anche contro Como e Juventus non è stato certamente impeccabile), potrebbe essere costato alla sua squadra qualcosa come otto punti.

    Otto punti come quelli che separano la Fiorentina dal quartultimo posto. Certo, si tratta di un calcolo puramente teorico, ma non si può non evidenziare come De Gea sia passato dall’essere uno dei punti di forza della squadra ad uno degli anelli deboli.

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  • ACF Fiorentina v US Lecce - Serie AGetty Images Sport

    L’INVOLUZIONE DI MOISE KEAN

    Se De Gea era colui che parava anche l’imparabile, Kean era il vero trascinatore in campo della squadra, l’attaccante che segnava come mai aveva fatto in carriera.

    Era reduce da una stagione da zero reti con la Juventus, ma proprio in riva all’Arno aveva trovato quella continuità di rendimento che poi gli ha consentito anche di diventare una delle punte di diamante della Nazionale.

    Un centravanti infallibile, capace non solo di segnare in qualsiasi modo e da qualsiasi posizione, ma anche di reggere da solo sulle sue spalle il peso del reparto avanzato.

    Un anno fa, di questi tempi, i più critici, parlando del gioco della Fiorentina, riducevano il tutto ad un “palla a Kean” e, sebbene la cosa sia ingenerosa per il resto della squadra, è altrettanto vero che tutto ruotava intorno a lui.

    Prima della partita prenatalizia contro l’Udinese, i goal messi a segno in campionato erano stati ben nove in quattordici gare giocate; quest’anno si presenterà all’appuntamento con lo stesso numero di presenze ed appena due reti messe a referto (una delle quali su rigore).

    Di lui si è parlato più della polemica con Mandragora per il rigore con il Sassuolo e del numero di reti fallite che di altro.

    Se si guarda il dato degli xG, ovvero degli “Expected Goals”, sono ben sei le reti che avrebbe potuto segnare di più nel torneo.

    Come nel caso di De Gea, può trattarsi di numeri che lasciano il tempo che trovano e che piacciono soprattutto a coloro che sono appassionati di statistiche, ma dell’attaccante che scagliava in rete quasi ogni pallone toccato, fin qui, non c’è stata traccia.

    Molte delle residue speranze di salvezza della Fiorentina passeranno anche dalla sua ritrovata vena realizzativa, anche se oggi sono in molti, in riva all’Arno, disposti anche a salutarlo a gennaio, in cambio di una rivoluzione che vada a cambiare il volto di una squadra sin qui disastrosa.

  • COME FINÌ FIORENTINA-UDINESE UN ANNO FA?

    Il 23 dicembre 2024, un’Udinese con moltissime assenze riuscì ad imporsi all’Artemio Franchi per 2-1.

    Un risultato che pose fine ad una striscia positiva interna della Fiorentina che si protraeva da fine marzo e che costrinse i viola ad un Natale meno piacevole di quanto previsto.

    Eppure per i viola il discorso si mise in discesa già all’8’, quando il solito Kean sbloccò il risultato, ma l’Udinese trovò la forza di ribaltare la situazione con i goal di Lucca e Thauvin.

    Una battuta d’arresto dolorosa, ma che non modificò di troppo una classifica comunque, fino a quel momento, eccellente.

    Ebbene, ad un anno di distanza, la Fiorentina tutto si può permettere tranne che un’altra sconfitta. Si tratterebbe della decima in sedici partite, la sesta tra le mura amiche del Franchi, ma anche di quella che potrebbe segnare definitivamente la stagione.

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