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Ambrosini-Chiellini, fuoco in campo e fuori. Accuse e nervi saltati: "Non si fa la spia"

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Tra un ciclo dell'Inter e uno della Juventus, le stagioni di Serie A del nuovo millennio passate realmente alla storia non sono poi così tante. Ci sono episodi nel finale che risultano essere molto più importanti e potenti dell'intera annata, come il 5 maggio di lacrime nerazzurre e feste bianconere o la pioggia di Perugia fatale per Madama e cruciale per l'aquila Lazio.

Gli scudetti vinti da Inter e Milan recentemente dopo il dominio allo Stadium hanno sì riportato gioia e soddisfazione a Milano, rappresentando una svolta, ma non hanno avuto al suo interno momenti poi così epocali. Se c'è un'annata che racchiude sia il cambiamento, la nuova era, e persino un momento che verrà ricordato nei racconti calcistici anche tra un secolo è sicuramente quella del 2011/2012.

La stagione vedeva il Milan combattere per aprire un ciclo come quello dei cugini - in seguito allo Scudetto vinto nel 2010 - e la Juventus, partita con l'acceleratore dopo settimane, mesi e anni di attesa spasmodica, decisa a bloccare sul nascere le ambizioni di dominio rossonero.

L'Inter, crollata, guardava dal basso verso l'alto, come la Roma. Una nuova era rossonera, ancelottiana, capelliana o sacchiana, o la Vecchia Signora tornata sulla scena per riprendersi il suo antico impero? Tensione a mille, in una stagione che fa rima con tre parole: goal di Muntari. Esplosione di polemiche, accuse. Nessuno voleva tirarsi indietro, ogni mezzo per vincere, ogni sguardo dall'altra parte per creare il proprio reame.

Lo spoiler viene qui enunciato, inutile nasconderlo dopo dieci anni: sarà la Juventus di Conte a vincere quel campionato. Due punti di vantaggio sul Milan e trono riconquistato, rovesciato dall'Inter dopo nove anni di tentativi infruttuosi. Il 2011/2012 è un testa a testa continuo di normali vittorie ed esaltazione. In mezzo, a febbraio, il mese della tensione, del caos incontrollato. Degli animi che si accendono. Di Muntari che segna, Vidal che alza il braccio e Buffon candidamente pronto a dire che no, non avrebbe mai segnalato il pallone in porta.

Tre immagini che si possono allargare a cinque protagonisti: Massimo Ambrosini, Giorgio Chiellini. La bandiera del Milan, il centrale già allievo alla scuola delle icone. Inseguimenti negli spogliatoi, parole davanti ai microfoni. L'altra faccia, meno nota, del duello Milan-Juventus dell'inverno 2012.

  • LA MANO DI IBRA: ARONICA E STORARI

    Il goal di Muntari è un simbolo. Icona di una stagione, esempio di un clamoroso errore arbitrale che da inserire in un tomo sui più inspiegabili scivoloni che hanno portato alla tecnologia di porta prima e al VAR poi. Simbolo di un calcio che non potrebbe più essere a misura di uomo, ma aiutato dalla tecnologia per quanto possibile tra una legge del Video Assistant Referee e l'altra.

    Il febbraio 2012 non appartiene però solo ad una rete di cui ancora di discute a dieci anni di distanza. Milan e Juventus si affrontavano appaiate in classifica a San Siro, a pochi giorni dal primo big match con i colori rossoneri e bianconeri a correre sul campo. Se il goal-non goal di Muntari risale al 25 del mese, l'8, circa due settimane prima, Diavolo e Zebra si rincorrono in un'altra battaglia epocale per la semifinale d'andata di Coppa Italia. In palio c'è l'ultimo atto del torneo contro la vincente tra il Napoli e il sorprendente Siena, arrivato realmente a pochi passi da combattere per il trofeo.

    A proposito di Napoli, pochi giorni prima di Milan-Juventus, Ibrahimovic è finito in prima pagina per una delle sue due parti Dr Jekyll & Mr Hyde. La seconda: schiaffo ad Aronica e tre giornate di squalifica. Significa niente sfida a Madama in campionato, ma regolare presenza in Coppa Italia. Una gara che verrà decisa dalla doppietta dall'uomo che non ti aspetti, Caceres: due volte Caceres, a superare il goal di El Shaarawy.

    Anche la Coppa Italia 2011/2012 è un crocevia, perchè l'Inter Campione in carica è caduta anzitempo e i quattro candidati vogliono sedersi sul trono lasciato vacante. Gli occhi del popolo sono su Ibrahimovic, la tensione in campo è un protagonista al pari dei 22 ragazzi in pantaloncini. Dopo un'azione rossonera, con El Shaarawy che ha concluso sull'esterno della rete dopo una deviazione di Storari, o forse no, gli animi si scaldano. Ibrahimovic, Storari, Caceres, Bonucci. Un campanello che trilla, una storia che sembra già vista: dito dello svedese sulla guancia di Storari, per un movimento che le immagini, non ancora estremamente figlie di continui replay dall'occhio di falco, non chiariranno mai realmente.

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  • Chiellini AmbrosiniGetty

    "OCCHIO NERO", "SPIA", "INFANTILE"

    Conclusa con il successo della Juventus, la gara del Meazza non è realmente ancora conclusa. Perchè c'è una semifinale di ritorno da giocare e una possibile punizione a Ibrahimovic porterebbe Madama ad avere ancora più chances di tornare in finale di Coppa Italia. Lo sguardo sui particolari di quanto successo è vago e sfocato, ma in campo c'è chi ha visto tutto. Giorgio Chiellini si presenta ai microfoni e racconta:

    "Il gesto c’è stato, tale e quale a quello di domenica, solo che al posto di Aronica c’era Storari. Poi chiaro che non ha lasciato occhi neri e non ha ucciso nessuno".

    A minimizzare è invece lo stesso Storari, fermo nel dire che siano "cose che capitano". Allegri e Conte non hanno visto niente, dicono, vista la distanza dall'area bianconera. Sembra chiudersi qui il giro di parole, con Chiellini a puntare il dito verso l'altro dito, quello di Ibrahimovic. Invece no, perchè le squadre sono squadre. Ognuno difende i propri compagni, amici, cavalieri fianco a fianco.

    "Chiellini penso debba evitare di avere queste prese di posizione".

    Parole e musica polemica di Massimo Ambrosini, in campo per tutta la gara. Ibrahimovic è in bilico, tra squalifica e conferma del ritorno. Interviene il suo capitano:

    "Sono cose antipatiche, fuori luogo, dispiace perché poi si cerca di attenuare certi toni, ci diciamo che sia giusto abbassarli. Se uno sbaglia deve pagare, ma andare a fare la spia o cercare forzatamente un colpevole o andare in sala stampa a dire certe cose è una cosa che non va fatta".

    Il commento di Ambrosini non sarà l'unico. Marco Amelia, portiere di quel Milan, sarà il secondo della fila:

    "Mi son fatto l´idea andando a rivederlo che più che uno schiaffo Ibra stesse dicendo a Storari che non avesse fatto un bel gesto. Sulla palla che aveva toccato in angolo, l´arbitro ha chiesto se l'avesse toccata dicendo no, invece a fine gara ha ammesso di averla toccata. Così gli ha messo solo un dito per dirgli che aveva sbagliato, ma è venuto fuori un casino enorme per nulla. Seguito dalla reazione infantile della Juve".

    Ed ultimo, ma non ultimo, Adriano Galliani:

    "Mi dispiace molto per quello che è successo. Giorgio Chiellini lo conosco bene, è un bravissimo ragazzo, ma non mi è proprio piaciuto il suo comportamento. Oggi ho riguardato molte volte le immagini e non mi sembra sia successo niente di grave".

    Epilogo? Niente prova tv, nessuno schiaffo a Storari. Arruolabile Ibrahimovic, per la sfida di ritorno. A differenza di un Milan-Juventus di campionato in cui sarà costretto ad incitare i suoi dalla tribuna. Il mea culpa è già arrivato ("Ho fatto una cavolata"), come un ricorso negativo per i rossoneri.

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  • IL GOAL DI MUNTARI: SALTANO I NERVI

    Quando Milan e Juventus scendono in campo a San Siro per lo scontro diretto del 25 febbraio, sono prese per mano. Metaforicamente, appaiate in testa. La rivalità è ad un livello mai visto prima. Forse neanche lontanamente vicina allo scontro diretto più importante della storia, quello della finale di Champions 2003. Stavolta sembra essere entrati in un varco in cui ogni movimento crea tensione, rabbia. Basta un attimo per scattare, accusarsi, inseguirsi.

    Figurarsi un goal fantasma. La rete mancata di Muntari, figlia mai nata di un 1-1 finale con Matri (che si vedrà anche annullare un altra realizzazione) a pareggiare Nocerino manda in tilt la partita. Sarebbe bastata la più piccola goccia per creare il disastro: il campo viene invece inondato. La delusione del Milan per un goal non assegnato da non credere e la carica della Juventus per un pari strappato generano una rissa finale in cui sono Ambrosini e Chiellini ad avere gli sguardi dei tifosi e le mani dei compagni addosso.

    Chiellini tenuto da Vucinic, Ambrosini da una miriade di compagni ed avversari. Parole, accuse, rimembranze di polemiche risalenti a due settimane prima. Separati, ma non troppo, tanto che il capitano del Milan proverà ad inseguire l'avversario negli spogliatoi del Meazza. Placcato da Mexes, il centrocampista rossonero sarà fermato, mentre il collega bianconero spegnerà l'adrenalina nello spogliatoio degli ospiti.

    Nè Chiellini nè Ambrosini saranno sanzionati per la quasi rissa a nervi saltati, a differenza di Pirlo, Mexes e Muntari, tutti puniti con la squalifica post prova tv: manate, gomitate e pugni figli di una partita accesa dal buffetto/non buffetto di Ibrahimovic a Storari, esplosa con il goal fantasma.

    "Ho chiesto scusa ad Ambro, abbiamo amici comuni ed è una bravissima persona" dirà Chiellini a marzo, cercando di abbassare finalmente i toni in vista degli ultimi due mesi di battaglia a distanza - con il ritorno di Coppa Italia, che vedrà Madama qualificata in finale ma battuta dal Napoli - senza nuovi colpi proibiti ed episodi epocali. Il meglio, o il peggio, era già stato mostrato. Impossibile da superare, con le azioni dei protagonisti in campo e l'uso della lingua, tagliente, fuori.

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