Se siete alla ricerca di una statua con cui fare un selfie o essere immortalati al suo fianco, a Copenaghen avete l'imbarazzo della scelta. Sculture per tutti i gusti. Rappresentazioni di politici e personaggi di fantasia, di scrittori e musicisti. Per tutti c'è l'opportunità di lasciare la capitale danese con un ricordo più o meno sfocato. Per la maggior parte dei turisti una visita alla Sirenetta, posta nell'area cittadina Langelinie (dove si trova anche un altro luogo ampiamente turistico come la fortezza Kastellet) è necessaria a tutti i costi. La fila per avere una foto con il personaggio di Hans Christian Andersen - sì, anche lui ha una statua in città - è notevole, dovrete armarvi di pazienza. Se non è un'immagine a cui puntate con interesse, magari per far contento qualcuno al vostro fianco, forse preferite lasciarvi immortalare insieme alla scultura presente al Telia Parken, a mezzora di camminata dalla Sirenetta. Nello stadio del Football Club København si trova la rappresentazione di un uomo intento a stupire i fittizi spettatori dietro di lui con una rovesciata epocale. Sibusiso Zuma, sudafricano, è divenuto il simbolo calcistico della città, come Andersen e la sua opera più famosa lo sono per la letteratura e dopo la versione Disney (che avrà anche un titolo live-action girato in Sardegna) anche cinematografica.
Un ragazzo di Durban, nato durante l'Apartheid, che ha fatto fortuna nel nord Europa, lontanissimo dalla sua casa cambiata radicalmente rispetto alla sua infanzia. Attorno a Zuma la segregazione razziale spazzata via solamente negli anni '90 con la liberazione di Nelson Mandela. Quando Madiba viene liberato, dando il via al processo che lo porterà a guidare il paese verso una nuova storia, Sibusiso è un'adolescente di grandi speranze, desideroso di farsi strada in un paese pazzo per il rugby e cacciato dal calcio per via dell'Apartheid.
Eliminata la segregazione e di conseguenza lo stop della FIFA nei confronti del Sudafrica, impossiblitato a competere a livello continentale ed internazionale, Zuma può far parte di una prima generazione di ragazzi coloured convocati in Nazionale e nel 1998 rappresentati del Sudfrica ai Mondiali al pari dei bianchi del paese. Ci sa fare Sibusiso, implacabile bomber con gli African Wanderers prima e gli Orlando Pirates poi, squadra di Johannensburg per cui firmerà dopo la Coppa del Mondo francese.
Letale attaccante, Zuma si è trasformato in professionista del goal per il suo spiccato talento mostrato sin da piccolo, nonostante una capacità di giocare a calcio a tutto tondo. Inizialmente, infatti, Sibusiso è stato portiere, difensore e centrocampista. A volte preferiva stare tra i pali, prima che i compagni lo spingessero in avanti per ricordargli come i suoi desideri improvvisi da estremo difensore cozzassero con la sua vera abilità di rifinitore.
GalloDurante il suo biennio agli Orlando Pirates, in cui segnerà 37 reti in 79 partite guadagnandosi l'interesse del calcio europeo, Zuma sembrava poter cambiare la storia giocando come portiere. William Okpara, il numero titolare, si era infortunato in un match di campionato e tutti spingevano per mandare l'allora 24enne attaccante, di cui si narravano le gesta tra i pali tramandate da anni.
“Okpara si è infortunato e i miei compagni di squadra sapevano che ero bravo come portiere perché all'inizio degli allenamenti andavo spesso ai pali con i guanti, facendoli tirare" racconterà Zuma a 'Farpost'. "Quindi, tutti non vedevano l'ora di vedermi tra i pali, ma Okpara è stato in grado di continuare con il gioco".
Zuma raggiunge l'abilità con piedi e mani giocando continuamente a calcio, alternando il pallone all'esercizio fisico costante. Accettando consigli, essenziali per crescere senza far tutto da solo:
"All'inizio della mia adolescenza andavo a correre la mattina presto ogni giorno alle 04:30. Poi giocavo a calcio quattro volte in un giorno, a volte con la squadra di polizia della mia zona. Il ragazzo che mi ha ispirato è stato il mio migliore amico Bheki Magubane, che era un giocatore di gran lunga migliore di me. Sfortunatamente, non ha mai avuto la possibilità di andare lontano professionalmente perché si è rotto una gamba. Sono stato in grado di arrivare così lontano grazie a Bheki. Mi ha detto di stare lontano dalle ragazze e dall'alcol".
COPENAGHEN: OLTRE LA LEGGENDA
Conosciuto ai Mondiali e ammirato dal vivo dagli osservatori, sono diversi i club europei che si interessano a Zuma nell'estate del 2000. Ci sono le inglesi, le italiane, le tedesche. E ci sono squadre provenienti da nazioni più limitate calcisticamente, un limbo che può però rappresentare un primo passo per provare di essere pronto e poter accedere all'elite continentale. Ad avere la meglio è così il Copenaghen, club che ha conquistato il suo primo e unico campionato nel 1992 e rappresenta così un nuovo volto nel tomo delle big locali. Un discolo in mezzo ai grandi, che diventeranno piccoli nel corso degli anni al cospetto della squadra danese più conosciuta e vicina all'essere anche la più vincente (il Kjøbenhavns Boldklub ha conquistato 15 campionati, l'FC Copenaghen 14, ultimo dei quali nel 2021/2022).
Nessuno, neanche il danese più simile a Nostradamus riuscirà a prevedere l'impatto di Zuma al Copenagnen. Per i tifosi di casa ha un fascino esotico e un'abilità di seduzione che nessuno ha mai avuto nei decenni precedenti. E' affascinante e letale, come un puma. Grazie all'assonanza del suo cognome, sin dai primi goal in città sarà rinominato Zuma the Puma da media e fans, tanto da veder realizzato un documentario sulle sue gesta, incentrato principalmente sulla sfida europea contro la Lazio valida per la Champions League 2001/2002.
Un match dominato da una Lazio epocale, troppo forte: quella del tango argentino Claudio Lopez-Crespo, davanti alla danza tribale di Zuma, autore dell'unico goal nel 4-1 finale, apprezzata ma non fondamentale per strappare punti all'Olimpico. Fuori da Copenaghen incide spesso, ma i tifosi non sembrano interessati: lo vogliono coccolare, supportare e amare davanti ai propri occhi, settimana dopo settimana.
Estasiati da qualcuno che non credevano esistesse, sbarcato nella calda estate del 2000 per portare immediatamente al Copenaghen il suo secondo titolo. Un anno dopo, il 10 giugno 2001, Zuma lascerà i suoi tristi vestiti mortali per ergersi alla carica di imperatore universale, divino, nel match contro i rivali del Brøndby.
"Due giorni prima della sfida ci stavamo preparando giocando 11 contro 11" ricorda Zuma. "Ho colpito il palo con una rovesciata e i miei compagni di squadra sono impazziti. Ho detto loro che un giorno avrei segnato un goal del genere, ma non sapevo che sarebbe successo due giorni dopo".
Ops, spoiler. L'importante non è l'informazione (tenetelo a mente, prima di agguantare il forcone al primo leak cinematografico), ma come si arriva alla conclusione della storia. Un racconto che parla di colpi di testa a centrocampo sfiorati, tramutati in lanci sulla sinistra, corse e tocchi di prima con l'esterno. Un epico finale che fa alzare gli occhi alla ricerca dei dettagli e vede Sibusiso Zuma stoppare con il petto spalle alla porta, rovesciare verso il portiere avversario in posizione talmente orizzontalmente perfetta da sembrare una tavola da surf e direzionare - guardando con la mente e non con gli occhi - verso l'angolo opposto.
E' la fine di ogni tentativo di cercare qualcuno più grande nella storia del Copenaghen, è l'inizio di un divario con qualsiasi altro predecessore e futuro stipendiato dal club. E' la possibilità di entrare a far parte della classifica del FIFA World Player divenendo, tramite votazione dei tifosi, l'uomo che ha generato il momento più bello della storia. Un collegamento che porta all'elezione di miglior giocatore di sempre, talmente scontato da essere imbarazzante per gli altri contendenti.
Del resto anche i giocatori del Brøndby si congratuleranno con lui, mentre i 38.000 del Parken consumeranno le proprie mani a furia di applausi scroscianti. Infiniti, fino all'ultima partita in città registratasi nel 2005, dovuti solo marginalmente a quel goal, ma soprattutto per la capacità di essere un ragazzo prima che un divo. Disponibile per gli autografi, tanto da aspettare a lungo anche davanti a penne non funzionanti e foto sfocate da scattare nuovamente.
Talmente felice del rapporto con i fans da convincersi di poter sempre rimandare il salto in avanti verso un campionato più importante, come la Premier League o la Serie A. Era il 2003 e Wenger, nel periodo più alto dell'Arsenal, punta proprio su Zuma:
"Ricevetti un'offerta dall'Arsenal. Nella mia carriera, questa è l'unica cosa di cui mi pento. Volevo davvero andare in Inghilterra, ma a quel tempo giocavo così bene per il Copenhagen in Danimarca. Il mio allenatore voleva che restassi altri due anni e poi andassi al Milan. Wenger mi vide giocare contro il Dortmund in Coppa UEFA, ma i fans erano così felici e decisi di aspettare. Pensavo di avere un'altra possibilità in una o due stagioni, ma l'Arsenal ha fatto solo un'offerta".
Zuma vedrà in un colpo solo sfumare la possibilità Arsenal alla pari di quella del Milan. Entrambe avranno fortuna con la serie degli Invincibili e le finali di Champions, mentre Sibusiso vedrà la sua aura di leggenda scomparire dopo l'addio al Copenaghen, tra Germania, Brasile e ritorni a casa, dove è stato rivalutato come idolo solamente dalle nuove generazioni, a caccia di una storia internazionale giovanissima.
Impegnato nel sociale, per far sì che altri giovani sudafricani abbiano l'opportunità di diventare idoli fuori dal Sudfrica, Zuma ha sempre desiderato essere una figura positiva per le nuove leve locali. Un ragazzo senza macchia a cui i tifosi di ogni età potevano guardare, soprattutto ai tempi del Copenaghen. Un modo di riscattare la mancata approvazione paterna: non veniva considerato abbastanza bravo dal padre, che giorno dopo giorno durante il primo triennio da professionista gli chiedeva sempre di più, fino alla richiesta di una chiamata in Nazionale avvenuta nel 1998. Un giorno prima della scomparsa di Zuma senior.
24 anni dopo, Zuma è diventato talmente importante in un luogo così lontano e diverso da Durban, in quel di Copenaghen, da diventare compromesso. Mi porti a vedere la statua della Sirenetta? Certo, ma poi si va al Parken ad osservare come il Puma ha rovesciato il mondo sportivo cittadino. Capelli color platino, bianchi su pietra. Eterna, a 30 minuti di camminata dalla più grande attrazione della città.


