"La potenza è nulla senza il controllo".
Una pubblicità degli anni '90, resa famosa dalla presenza di Ronaldo 'Il Fenomeno' in qualità di testimonial, ci ricordava un assioma determinante per il calcio: si possono avere tutte le migliori caratteristiche fisiche del mondo ma, senza una forte componente mentale ad accompagnarle, non si va da nessuna parte.
Frase che calza a pennello per descrivere la tendenza di Nicolò Zaniolo a guadagnarsi cartellini, gialli o rossi che siano: l'ultimo, in rigoroso ordine cronologico, è relativo all'espulsione rimediata all'Olimpico contro il Betis nel finale, frutto della frustrazione per la sconfitta maturata dinnanzi ai propri tifosi.
L'assistente ha richiamato l'arbitro dopo aver colto un calcio rifilato a palla lontana dall'ex Inter a German Pezzella: rosso diretto e direzione spogliatoi, con la consapevolezza di chi sa di aver commesso una grossa ingenuità, l'ennesima.
Sì, poiché Zaniolo non è affatto nuovo a questi scivoloni: dal 2018, e cioè da quando è approdato alla Roma nell'ambito dell'affare chiuso con l'Inter per Nainggolan, ha raccolto qualcosa come 34 ammonizioni e 3 espulsioni, un'enormità per un giocatore che di mestiere fa l'attaccante e, di conseguenza, i cartellini dovrebbe provocarli anziché calamitarli a sé.
Un dato reso impietoso anche dai due lunghi periodi di assenza per la rottura del legamento crociato che hanno caratterizzato questi ultimi quattro anni: insomma, nonostante un numero più esiguo di partite, la tendenza al cartellino 'facile' continua a destare preoccupazioni.
Zaniolo ha comunque il tempo dalla sua parte: a 23 anni, le possibilità di limare questo difetto ci sono tutte. Basta soltanto volerlo. A proposito di controllo...
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