A meno che non siate quella piccola percentuale interessata al Huáng Hè Lóu, La Pagoda della gru Gialla, o al monte Wudang, sito UNESCO, avrete per forza sentito parlare di Wuhan per la prima volta nell'inverno 2020 per ovvi motivi legati alla pandemia di Covid-19. Oramai nella mente collettiva per questi, sembra difficile slegare la maggiore città della Cina orientale e apprezzare tutto quello che ha da offrire. I paesaggi, l'arte, l'architettura. C'è tanto per cui la capitale dell'Hubei ha attratto turisti da tutto il mondo nel corso dei decenni. Ora un nuovo punto forte: lo sport, con l'ascesa del club locale calcistico del Three Towns.
Lo sappiamo, il coronavirus aveva spazzato via per diverso tempo il calcio, e la vita 'normale'. Stadi vuoti, porte chiuse, mascherine a bordo campo, bla bla. Meglio ricordare o dimenticare? A voi la scelta. Di certo la Cina è stata tra le nazioni che hanno adottato le più rigide regole, limitando il campionato e gli spettatori in maniera piuttosto netta. Nel 2020 ha conquistato il torneo il Jiangsu Suning per la prima volta, nel 2021 lo Shandong si è laureato campione per la quarta volta nella propria storia. Nell'agosto 2022, invece, guida la classifica dopo i primi due mesi e mezzo, il Wuhan Three Towns.
Non si tratta di un risultato straordinario che mostra come una città possa risollevarsi in più modi, ma bensì per come il Wuhan Three Towns si è ritrovato a guidare il calcio cinese. Non è un torneo d'elite, già dimenticato dopo le spese pazze a cui la federazione ha messo un freno nell'ultimo triennio, e i nomi delle partecipanti che vengono in mente sono obiettiviamente pochi: su tutti il Guangzhou, al pari del Suning o dei due team di Shanghai.
Il Wuhan Three Towns - che deve fare ancora i conti con un'affluenza allo stadio limitata - non è l'unica squadra che gioca nella massima serie, visto e considerando il Wuhan Zall che lotta a metà classifica con la speranza di non retrocedere nella seconda serie. Quella da cui i cugini arrivano, grazie alla promozione ottenuta lo scorso autunno.
Primo posto nella China League One e promozione, con grandi ambizioni e sogni. Il motivo? Il doppio salto di categoria che ha portato tifosi e società a vedere nel club qualcosa di magico, in grado di poter realmente raggiungere ogni risultato. Un'aura di eccezionalità attorno alla società fondata appena nel 2013 ed ora guidata dallo spagnolo Pedro Morilla.
Dalla terza serie al primo posto nel maggiore campionato. Qualcosa di unico o quasi nel calcio mondiale, considerando che non solo il Wuhan Three Towns è in testa, ma sta dimostrando di avere veramente le potenzialità per conquistare il titolo: i primi due cannonieri del torneo militano nelle proprie fila, entrambi brasiliani.
In testa c'è Marcão, brasiliano scovato dalle squadre della Sud Corea nelle serie minori brasiliane: dopo il Gyeongnam gli anni nel massimo campionato cinese, prima di essere scelto dal Wuhan nella scorsa stagione. Trascinatore della promozione, ora segna a raffica: 12 turni, 12 reti.
Dietro di lui c'è il compagno di squadra e connazionale Davidson, che ha appena lasciato i turchi dell'Alanyaspor: 8 goal e feeling enorme con Marcão e gli altri compatrioti, il difensore Wallace e l'altro attaccante Ademilson, con cui si alterna in avanti.
A completare il tridente di Morilla una vecchia conoscenza del calcio europeo come Nicolae Stanciu, rumeno e Nazionale del proprio paese con un buon curriculum, tra cui 15 reti segnate nel corso degli anni tra Champions ed Europa League.
Il dominio del Wuhan sembra essere totale, tanto che nei primi dodici turni non ha mai perso, sbagliando solo una gara: è reduce da nove vittorie consecutive, una striscia partita dopo il pari contro lo Shanghai Shenhua. 41 reti segnate, 7 reti subite e +1 in classifica sullo Shandong Taishan, che ha però giocato una gara in più.
Creato come accademia giovanile per gormare i giovani locali, il Wuhan è andato oltre la sola programmazione, ritrovandosi sempre più in alto, sempre più consapevole di sè stessa. A metà stagione nascondersi non sembra più possibile. In città c'è di più.
