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Wigan AthleticGetty Images

Il saliscendi del Wigan: dal trionfo in FA Cup al fantasma del ritorno in League One

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L'uomo dei sogni si chiama Ben Watson. Impossibile non notarlo in campo, con quei capelli rossi che lo hanno sempre caratterizzato. L'uomo dei sogni, un bel pomeriggio, ha deciso di trasformarli in realtà. L'11 maggio 2013 ha indossato i panni del supereroe e ha portato il Wigan Athletic sul tetto d'Inghilterra. Ovvero al trionfo in FA Cup, con tutta la solennità e l'importanza che la competizione ha sempre rappresentato.

Watson si è ritirato nell'agosto del 2022, a 34 anni compiuti da poco, al termine di una carriera ventennale che lo ha visto indossare anche la casacca del Crystal Palace. L'ultima è stata quella del Charlton Athletic, ex squadra anche di Paolo Di Canio, oggi in League One. In quelle stesse settimane, il Wigan aveva appena conquistato la promozione proprio dalla League One, ovvero la terza serie del pallone inglese, alla Championship, la seconda.

Watson e il Wigan sono e saranno per sempre legati in maniera indissolubile l'uno all'altro. Anche nel momento della sofferenza. Per uno, l'addio al calcio; per l'altro, una decadenza che sembra non avere fine. E per i Latics è proprio così: i glory days, quelli che per Bruce Springsteen "ti passano accanto come il battito di ciglia di una ragazzina", sembrano far parte di un passato lontanissimo.

Eppure non si parla che di un decennio fa. Già in era moderna, quella in cui i ricchi sono sempre più ricchi e ai poveri, beh, non rimane che il ruolo di sparring partner. Una monotonia spezzata dal leggendario trionfo del Leicester, anno di grazia 2016. E, tre anni prima, proprio dal Wigan. 1-0 al Manchester City di Roberto Mancini, da poco accomodatosi al tavolo dei vincenti, grazie a una spizzata di testa vincente di Watson a recupero già iniziato. Memorabile anche questo.

Nessun giocatore di quel Wigan avrebbe visto decollare la propria carriera grazie a quell'impresa. Nemmeno Watson. Nessun Mahrez, nessun Kanté, nessun Vardy. E che la rosa allenata dal futuro ct di Belgio e Portogallo Roberto Martinez non fosse granché è testimoniato dal fatto che, mentre conquistavano la FA Cup guadagnandosi una storica qualificazione ai gironi di Europa League, i Latics sapevano già di dover ripartire dalla Championship nella stagione successiva: in campionato avevano chiuso al terzultimo posto, davanti ai soli Reading e QPR.

Non immaginava, il Wigan, che l'anno più importante della propria storia sarebbe coinciso con l'ultimo in Premier League, almeno fino a oggi. In dieci anni, i Latics si sono dovuti dimenare tra le sabbie mobili della Championship e della League One. Immergendo i piedi un anno nell'una e un anno nell'altra, così, quasi a stagioni alterne.

Oggi, un altro incubo è in pieno svolgimento. Quando se ne sono già andate 35 giornate su 46, il Wigan è terzultimo in Championship, con sei lunghezze di ritardo dalla quartultima posizione occupata dal Cardiff City. Il manager è Shaun Maloney, una vita al Celtic ma a Wigan anche da calciatore: c'era anche lui nella favolosa cavalcata in FA Cup. A gennaio ha preso il posto dell'ex Arsenal Kolo Touré, durato appena un paio di mesi.

L'eventuale caduta in League One farebbe male, come sempre, ma non sarebbe una novità. Dal fatidico 2013 a oggi, il Wigan l'ha sperimentata sulla propria pelle tre volte: nel 2015, nel 2017 e nel 2020. Nell'ultima occasione ha dovuto perfino convivere con l'onta di una penalizzazione di 12 punti in classifica, inflitta in quanto il club era andato in amministrazione controllata per gravi problemi societari. Nel 2019 ha perfino rischiato il crollo in League Two, chiudendo ventesimo su 24 e salvandosi per appena un punto.

Un saliscendi continuo, un ascensore infernale come quello del regista Dick Maas. Con un comune denominatore: la lontananza da quella Premier League che per otto stagioni, dal 2015 al 2013, aveva rappresentato la confortevole e calda casa del Wigan. E pure la FA Cup di Wembley, l'unico trofeo conquistato dal club ai massimi livelli, oggi sembra luccicare un po' meno.

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