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WasilewskiGetty/GOAL

Wasilewski, accusato e accusatore: gioco al limite, fino al titolo con il Leicester

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Tra le tendenze più difficili da capire dell'era social network c'è sicuramente quella delle pagine pregne di aforismi e citazioni. C'è stato un tempo in cui ogni frase pronunciata dalla popolazione mondiale negli ultimi 4000 anni sembrava essere arrivata dalla bocca di Charles Bukowski. Praticamente l'80% delle frasi collegate allo scrittore statunitense non erano in realtà sue. Ma guarda un po'. Prerogativa di Facebook, la questione si è spostata sulle stories di Instagram, seppur in maniera limitata. Una delle citazioni continuamente presente - siamo sicuri che l'avrete sentita, o forse condivisa - recita così: "Sarai sempre il cattivo in una storia raccontata male". Mah. Utilizzata per attirare l'attenzione e difendersi motivazionalmente dovrebbe stare a significare che ognuno può essere il nemico, il malvagio della situazione. Dipende dai punti di vista. Niente Bukowski: sembrerebbe una dichiarazione nata a metà degli anni 2000 per descrivere Marcin Wasilewski. Non è così? Peccato.

C'è stato un periodo, del resto, in cui Wasilewski divenne il santo martire del campionato belga e del calcio mondiale. Contrapposto ad uno in cui veniva definito Rzeźnik, macellaio.Insomma, nella storia della sua vita è stato cattivo ed eroe, villain e buono. La storia non viene raccontata male, non ha diverse interpretazioni: raccoglie entrambi in due diversi momenti storici. Basta solo rendersi conto dell'esistenza di entrambi.

Figlio ravvicinato del solstizio d'estate 1980, Wasilewski scoprirà presto di dover essere cattivo per vivere. La Cracovia in cui nasce non è quella turistica di Rynek Główny, attualmente culla della vita notturna (la smettiamo di dire movida?) della città polacca. La Cracovia di Marcin Ryszard è quella di Nowa Huta, quartiere ben lontano dal centro, creato negli anni '50 per ampliare l'industria siderurgia nazionale. Un territorio voluto da Stalin, le Nuove Acciaierie per dare uno slancio di produttività all'alleato. Un quartiere povero.

"Non mentirò" ha raccontato Wasilwski a Przegląd Sportowy qualche anno fa. "i combattimenti erano all'ordine del giorno. Ma mi ha formato, ho dovuto lottare per tutto. Ho ricevuto molti aspetti positivi da Stara Huta (altro nome di Nowa, nd), grazie alla mia educazione in questo distretto sono arrivato così lontano nel calcio".

Quando cresci a Stara Nowa Huta e tutto attorno a te si generano ribellioni e battaglie per i diritti civili, devi stare all'erta. Il paese evolve, ma devi stare pronto. La fortuna di Wasileski è avere un fisico possente già in giovane età, che lo porterà ad arrivare a 186 cm per circa 90 kg durante gli anni del professionismo tra la natia Polonia, il Belgio e l'Inghilterra. Un modo, il calcio, per uscire dal quartiere a livello fisico. Non mentale: sempre al suo fianco.

IL MACELLAIO DI POZNAN

Cresciuto nella squadra locale di Nowa Huta, l'Hutnik Kraków, Wasilwski ha la possibilità di esordire giovane nella massima serie polacca in un'altra città, sotto il Wrocławski Klub Sportowy Śląsk Wrocław. Le sue doti da duro potrebbero essere normalità banale in un campionato fisico come la Ekstraklasa, ma il suo ruvido e allo stesso tempo efficace gioco è superiore a quello dei suoi colleghi, coetanei o maestri.

Dal 2000 al 2007 giocherà con diverse squadre della massima serie, acquistando diversi soprannomi: carrarmato, roccia, ma soprattutto Rzeźnik. Il macellaio di Poznan. Una stagione sola con il Lech, nel 2006, basterà per incollare il nomignolo a Wasilewski per il resto della sua carriera, anche nel momento più buio.

"Soprannomi adatti a me? Beh, in qualche modo. Probabilmente derivano dal mio stile di gioco. Non sono mai stato un virtuoso del calcio e ne sono consapevole, ma non mi è mai mancato il cuore per giocare o la mia ambizione. Ho sempre giocato sull'orlo del fallo e penso che sia da lì che provengano tutti questi soprannomi. Non scapperò da loro".

Passato all'Anderlecht - squadra con cui ha disputato la maggior parte della sua vita calcistica, dal 2006 al 2013 - quel soprannome riecheggerà durante le lunghe polemiche per un intervento fatto, ma ben sì subito. I detrattori, quelli dell'essere cattivo in una storia raccontata da altri, spulceranno ogni singolo fotogramma per mettere in mostra la sua lontananza abissale dalla santità.

Del resto, niente da dire: gli interventi al limite ed oltre di Wasilewski sono stati oltre l'accettabile per tanto tempo. Non l'unico, nè il primo, nè l'ultimo. A far parlare era però Marcin, perchè non sembrava dar segno di aver sbagliato qualcosa. Le gomitate e i tacchetti sugli arti inferiori? Cose che capitano, dimenticate. Fino a quando non si rende conto di essere davanti allo specchio. Parti invertite.

IL CASO WITSEL: 10 GIORNATE DI STOP

Anche nel mondo del gioco ruvido, però, c'è un limite. Superato, si entra in una valle di lacrime. Basta un secondo (volontario o involontario che sia) per modificare la tua vita, non eternamente, ma per un lasso di tempo considerevole.

Siamo all'inizio del 2009/2010 nel temuto classico tra Anderlecht, squadra di Wasilewski, e Standard Liegi, team in cui milita la stella Axel Witsel, votato un anno prima come miglior giocatore del torneo belga. Palla vagante al 25': scivolata del difensore, contrasto in piedi dell'avversario. Il destro e gli 80 kg finiscono sullo stinco del polacco: la gamba è spezzata.

Inutile dire che Wasilewski urla, mentre compagni, staff medico, avversari e tifosi impazziscono. Frattura di due ossa, in una gara talmente assurda che vedrà anche il compagno Polak rompersi i legamenti del ginocchio. Mentre la rabbia sale, le autorità decidono di far scortare il bus dello Standard da 20 auto della polizia. Chiudendo parte dell'autostrada per evitare imboscate. Witsel, pentito, ma oramai nell'occhio del ciclone, sarà costretto ad essere seguito dalla scorta per evitare gravi conseguenze.

Witsel viene squalificato dieci giornate, accompagnato dal coro di 'Assassino' dai tifosi dell'Anderlecht:

"Accetto la decisione, ma chi mi conosce sa che non l'ho fatto apposta. Appena possibile andrò a trovare Wasilewski all'ospedale, per scusarmi".

Wasilewski sarà martire ed eroe, completamente all'opposto rispetto alla sua fama da macellaio. Per i tifosi dell'Anderlecht diviene intoccabile, non solo capace di difendere i propri colori, ma anche pronto a soffrire enormemente per essi. Cattivo da certi punti di vista, buono in altri.

Un destino che Witsel non credeva di dover affrontare, costretto ad entrare nel mondo delle diversità dopo quel settembre 2009:

"Purtroppo ho rotto la gamba a un giocatore" dirà a The Last Hour. "Dopo quel giorno è stato il periodo più negativo della mia carriera, soprattutto a livello mediatico. Ero giovane. Hanno cercato di seppellirmi, di fare molto male a me, alla mia famiglia. È stato da quel momento che ho davvero capito di stare attento con i media. Mi ha fatto pensare molto. Mentalmente, ho dovuto prendere 10 anni di vantaggio su un altro giocatore. È stato un periodo davvero difficile".

Wasilewski non riuscirà a rispondere serenamente ai messaggi di scuse di Witsel, costretto a tre interventi alla gamba nel giro di pochi giorni. Nessuna stretta di mano nelle gare in cui entrambi saranno di fronte uno contro l'altro. Il passato per Wasyl non sarà mai il passato. Rimarrà nella sua mente per sempre.

"Non ho sentito dolore all'inizio, perché ho ricevuto una grande dose di morfina in pochissimo tempo. Non lo ricordo affatto, ma mia moglie mi ha detto che circa 20 minuti dopo l'incidente, le ho parlato perfettamente normalmente. Sì, mi hanno rotto una gamba. Con tono pacato, come se fosse un normale infortunio.

Sono stato portato in ospedale direttamente dal campo. I medici hanno fatto una diagnosi: frattura del perone e della tibia. Sono stato operato da due medici, uno di loro era alla partita perché è un tifoso dell'Anderlecht. Ha visto l'intero evento dalla tribuna. Pensavano che sarei stato molto fortunato se avessi iniziato a camminare. Avevano paura che avrebbero dovuto amputarmi la gamba".

Non andrà così: sarà in campo già nel novembre dell'annata 2010/2011, comunque dopo più di un anno di lungo recupero, per continuare la sua avventura in Belgio: con tanto di processo per una gomitata a Delorge. Come Witsel? No, vista la mancata squalifica. Vicino a Witsel, ancora nello stesso campionato. Per poco, prima del trasferimento dell'ex Dortmund in Portogallo.

IL TITOLO CON IL LEICESTER

Due anni dopo la partenza di Witsel, la Pro League belga perde anche Wasilewski. Gradi di efficacia mediatica diversi, ma ingresso nella storia del calcio per entrambi. Axel vincerà in Russia e Germania dopo esser stato prodigio in patria, Wasilewski farà parte dell'iconico successo targato dilly-dong.

Il suo primo Leicester non sarà però certo quello di Mahrez, Vardy, Kantè e della Champions League. Saranno volpi in seconda serie, abbastanza furbe per ottenere comunque la promozione nella Premier 2014/2015. La penultima da signori nessuno.

Titolare sotto Pearson nell'ultima stagione di Championship e nella prima di Premier, Wasilewski avrà solamente un ruolo marginale nel successo del campionato: quattro presenze, di cui due contro Everton e Chelsea a titolo acquisito. Chiuso da Huth, giocherà titolare al fianco di capitan Morgan negli ultimi 180' dell'annata. Troppo poco? Dipende dai punti di vista.

LA QUESTIONE MMA

Wasilewski - che ha chiuso la carriera in patria con il Lech Poznan nel 2020 dopo il rientro nella Ekstraklasa avvenuto tre anni prima, avrebbe anche il fisico e l'esperienza sportiva per entrare da protagonista nel mondo delle arti marziali miste, ma la verità è che non ne ha la minima intenzione. Esiste un altro Marcin Wasilewski che ne fa parte, ma non è lui: più giovane, senza barba, lontano dal calcio.

Non che Wasilewski - oggi 42enne e senza un ruolo di prestigio nel calcio europeo - non ami la MMA, ma rispetto a quanto si è discusso, il suo presente e il suo futuro sono lontani dalle gare:

"Mi piacciono le arti marziali, ho un grande rispetto per le persone che combattono. Sono gladiatori, ma non gareggerò. Per rispetto verso di loro. Nello sparring, potrei mettermi alla prova, ma non metterlo in mostra.

È come dire a un giocatore: hai un anno, preparati per un uno contro uno, dopo quel tempo ci sfideremo. Si sa che non avrebbe alcuna possibilità, così come io non le avrei con persone che si battono da tutta la vita".

Sparring? Ok, senza dare nell'occhio. Gare ufficiali, con la vecchia storia di Witsel e il titolo inglese per pubblicizzare l'evento? No grazie. Anche qui, sarebbe stato cattivo ed eroe nella stessa storia. Giudicate voi, senza condividere aforismi su aforismi.

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