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Walter Guglielmone, il fratellastro di Cavani che ha girato il mondo

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Ci sono Cavani e Cavani. C'è Edinson, quello che tutti conoscono, capace di far sognare Napoli ed entrare nell'olimpo dei top attaccanti mondiali; c'è papà Lucas, 'El Gringo', con una discreta carriera in patria e qualche gettone con l'Uruguay; c'è Christian - difensore mai esploso nonostante se ne parlasse un gran bene (spesso è stato paragonato a Martin Caceres, da quelle parti una sorta di istituzione) - figlio di Lucas e fratello di Edi. E poi c'è Walter Fernando Guglielmone, fratellastro di Christian e dell'attuale centravanti del Valencia: colui che ha tentato - senza riuscirci - di intraprendere qualche anno prima lo stesso percorso di Edi.

Guglielmone ha superato le 40 primavere (ha 44 anni), è più grande di Edi (classe '78 e '87) e i due risultano imparentati poiché mamma Berta lo ebbe da una relazione sentimentale precedente a quella con Lucas Cavani (l'uomo con cui la donna ha concepito Edinson e Christian). Ecco spiegato il connubio di sangue tra Walter e il Matador, divenuto anche professionale: Guglielmone infatti ne cura gli interessi, facendogli da procuratore.

Ma chi è stato, sul prato verde, il fratellastro di Cavani? Attaccante come l'ex Palermo e Napoli, si fa apprezzare a 20 anni in Uruguay tra Nacional e Montevideo: goal e talento non potevano restare inosservati, tanto da fargli guadagnare l'approdo in Europa dopo due stagioni da oltre 30 reti complessive impreziosite dalla chiamata in Nazionale (due presenze con la Celeste, entrambe nella Copa America 2001).

A scommettere su Guglielmone è l'Ajaccio, società corsa, che lo preleva dal Nacional e lo porta a misurarsi col palcoscenico del calcio francese: dal campionato uruguagio alla Ligue 1 a 24 anni, è la chance di una vita. Già, perché da cosa può nascere cosa e qualche scout appostato in tribuna rischia di notarti e segnalarti ad altri club del Vecchio Continente. Magari più blasonati di un Ajaccio.

Congetture però rimaste tali, perché 'Guly' (questo il nomignolo appioppatogli, proprio come l'ex rossonero Guglielminpietro) non sfonda e al termine dell'annata Oltralpe fa registrare appena un goal in 19 partite. Scoramento? Delusione? Nemmeno per sogno: Guglielmone è tenace, vanta un carattere più espansivo rispetto ai fratelli e si rimette in gioco, tornando in Uruguay.

Alessio Tacchinardi Walter Guglielmone Villarreal Penarol 2005Getty

In patria conquista un campionato col Danubio ma segna sempre poco, allora si apre una parentesi in Messico e poi - da buon istrionico - ribalta completamente gli scenari: A-ZER-BAI-GIAN! Si vola a Baku, dove Walter punta a 'vincere facile': firma con l'Inter, la squadra regina della città. Lì sì che sa farsi amare a suon di goal. Guglielmone - primo sudamericano ad aver vestito quella maglia - finalmente rivede la porta: capocannoniere del campionato azero e titolo in bacheca.

'Guly' ci prende gusto, vuol rimanere a Baku e allora tenta la fortuna col Neftchi, ma le cose non vanno come all'Inter. Basta, si torna in Sudamerica: toccata e fuga in Paraguay dicendo sì al Guaranì di Asuncion, prima di fare 'casa dolce casa' e riabbracciare i Montevideo Wanderers.

Gli anni però ormai passano, Guglielmone si avvia al tramonto della carriera. Le ultime due tappe si chiamano Brasile e Cina: la prima al Pelotas, nelle serie inferiori verdeoro, dove balza agli onori della cronaca per aver messo le mani addosso ad un compagno (con conseguente espulsione) durante una partita del campionato gaucho. In Asia, invece, cerca fama e soldi nella B cinese col Beijing Technology.

"Il calcio qui è divertente - assicurò all'epoca Guglielmone in un'intervista a 'Il Mattino' - Non segnerò quanto Edi, ma sono soddisfatto".

Pechino è il capolinea di un viaggio stravagante e privo di exploit a cinque stelle, ma comunque contraddistinto dalla voglia di mettersi alla prova e farsi un nome. Senza rimpianti.

"Sono molto orgoglioso della mia carriera, non avrei mai pensato che sarebbe andata così bene - confida a 'Ovacion' - Tutte le esperienze che ho vissuto sono state belle. Sono sempre stato bene ovunque, come uomo e come giocatore. Ci possono essere squadre in cui giochi peggio, ma l'importante è l'immagine che lasci come persona. E so che mi sono lasciato porte aperte dappertutto".

'Guly' si ritira nel 2013 e inizia il proprio percorso 2.0 nel pallone, spalleggiando Cavani.

"Edi aveva divorziato e aveva bisogno di me. Ho iniziato a stare un po' con lui, perché era una cosa molto dolorosa e aveva bisogno di qualcuno di fiducia al suo fianco. A volte si pensa che il denaro sia la cosa più importante, ma la cosa più importante è l'aspetto umano, avere qualcuno con cui parlare".

"Ho iniziato ad aiutarlo, principalmente da fratello, poi abbiamo iniziato a fare altre cose insieme riguardo lo sport e l'immagine".

Guglielmone, così, diventa l'agente del Matador.

"Sono molto contento di quello che sto facendo: restare nel calcio, ma soprattutto prendermi cura di Edi, che è la cosa principale. E cercando di iniziare a fare altre cose con alcuni giovani calciatori. Quando ho iniziato non avevo preparazione né esperienze come procuratore: ciò che mi ha aiutato è stato l'aver giocato a calcio ed essere quasi dieci anni più grande di lui".

Tra Guglielmone e Cavani il rapporto è super, un connubio fatto di sintonia e appartenenza. I due, appena possono, trascorrono tanto tempo insieme.

"Quando mia madre si separò da mio padre, avevo quattro anni. Più tardi Luis, il padre di Edi, sposò mia madre. Luis mi ha cresciuto da quando ero bambino e sono sempre stato parte della famiglia. Quella era la grande virtù che aveva Luis, mi ha cresciuto come un figlio e non ha mai fatto differenza con Edi o Cristian. Nonostante avessi un altro cognome, sono sempre stato uno di loro. I valori e i principi, erano gli stessi".

Se chiedi al Matador chi è il suo idolo, lui ti risponde Guglielmone.

"Ogni volta che lo dice mi emoziono. Quando arrivai a Montevideo lui iniziò a vedermi come un calciatore professionista. Per me è un motivo d'orgoglio avergli trasmesso serietà e valori da atleta, uomo e compagno di squadra. Entrambi la pensiamo allo stesso modo. È ciò che la famiglia ci ha dato".

Se un giovanissimo Cavani ha potuto iniziare la propria scalata nel calcio, grande merito è da attribuire proprio al fratellastro.

"Quando giocavo nel Danubio dissi a un dirigente che c'era Edi che aveva il calcio nel sangue e lui gli fece effettuare dei provini. Al terzo allenamento decisero di ingaggiarlo, perché aveva convinto tutti".

Stando alle parole di Guglielmone, quando si parla dell'infanzia del Matador si capisce che parliamo di un autentico predestinato.

"Era un ragazzino tranquillo, semplice. Capace però di trasformarsi quando cominciava a dare i calci a un pallone per le strade di Salto: allora diventava terribile. Io per lui sono sempre stato il fratello grande da cui farsi proteggere quando combinava qualche guaio, come quando rompeva i vetri delle finestre o danneggiava le auto con le sue pallonate".

Il presente vede Cavani a fare goal (anche se meno di un tempo) a Valencia, con Guglielmone ancora impegnato a garantirne gli interessi.

"Lo metto sempre al primo posto. Agisco prima come fratello e poi come uomo d'affari, con grande senso di responsabilità nei suoi confronti. Potrà andare contro la mia carriera di imprenditore, ma allo stesso tempo sono sereno".

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