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Giuseppe VolpecinaGoal

Volpecina a Goal: "Stadio 'Maradona' un atto dovuto, Diego genio del calcio"

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Giuseppe Volpecina, Diego Armando Maradona, l'ha incrociato al top. Insieme nell'86/87 hanno condotto il Napoli al primo Scudetto della storia, in un'annata densa di vittorie ed emozioni.

L'ex terzino sinistro azzurro - 3 presenze nel '79/80 e 35 gettoni nella stagione con l'argentino, impreziosita da 2 reti e dal trionfo in Coppa Italia - in esclusiva a Goal ripercorre il 'magic moment' in cui spogliatoio e città divennero tricolore.

Il tutto condito dalla gioia per il cambio nome del 'San Paolo' in memoria del Diez, battezzato da Napoli-Real Sociedad.

"La mia esperienza con Diego fu favolosa, era nel momento più alto della sua carriera e vita privata. Una forma smagliante, vinse Mondiale e Scudetto in pochi mesi. Sempre preciso, corretto, mai nulla fuori posto, fu un anno fantastico sia calcisticamente che umanamente. Io poi andai via e a distanza, man mano che sentivo certe notizie, non riuscivo a crederci, perchè Maradona era troppo sveglio e intelligente. Ma a lui piaceva vivere a mille all'ora, sempre in prima pagina".

"Diego a Napoli fu un trascinatore, demmo tutti il 110%. Molti di noi erano campani e ci tenevano particolarmente, ci mettevamo qualcosa in più. Un mix di giovani locali ed esperti, con la ciliegina sulla torta - Maradona - che faceva la differenza. Si partiva dall'1-0 per noi, gli altri dovevano rincorrere".

"Sono molto felice per l'intitolazione dello stadio 'San Paolo' a Diego, gli è dovuto questo e molto altro ancora. Allo stesso tempo, però, non chiamarlo più 'San Paolo' può fare effetto e sarà difficile, ma sono contento che i napoletani e Napoli abbiano compiuto questo gesto per il loro più grande idolo. E' giusto così".

Giuseppe Volpecina con MaradonaGoal

La scomparsa di Diego è stata accompagnata da tante lacrime e qualche giudizio severo sul Maradona extra-campo.

"Quelli di Diego erano problemi relativi alla sfera privata: ognuno decide di vivere come vuole, anche lui ammise di aver sbagliato. Sono tutte cose note: una volta saputo della sua scomparsa, tirarle fuori dopo decenni non era il caso, è stato fuori luogo. Chi l'ha fatto, ha perso l'occasione per stare zitto e risparmiarsi qualche brutta figura".

"Noi vogliamo ricordare Diego come un genio del calcio, con le sue magie ha fatto divertire tutti e lo dimostra l'affetto ricevuto in questi giorni dal mondo intero. E' questo che parla per lui".

Il Napoli di Maradona, oltre ad essere forte sul prato verde, rappresentava l'arma con cui il popolo partenopeo azzerava discriminazioni e preconcetti.

"Mi dava fastidio ma non troppo, gli stupidi ci sono dappertutto: in campo potevamo 'farli soffrire' prendendoci qualche vendetta, ma sono cose che vanno avanti da anni. Gli insulti fanno parte del gioco. In quell'anno, però, ci prendemmo la soddisfazione di giocare bene, vincere e farli andare a casa arrabbiati".

9 novembre 1986, Juventus-Napoli 1-3: data e partita che a Volpecina fanno brillare gli occhi.

"Dopo un primo tempo bloccato, all'intervallo Diego ci disse: 'Siamo troppo tesi, ora andiamo in campo e giochiamo come sappiamo. Siamo forti. Poi ci sono io, date la palla a me...'. Ad inizio ripresa prendemmo goal, poi iniziammo a giocare e non ci fu storia. Al mio goal non capii niente, a Torino il Napoli non vinceva da una vita...".

"Torino mi ha sempre portato bene: a inizio carriera vinsi uno Scudetto Primavera in finale contro il Toro - ad oggi ancora l'unico del Napoli - poi a 19 anni ho esordito in Serie A proprio contro i granata, infine la famosa rete alla Juve. Tre soddisfazioni emozionanti".

PS Volpecina

Quel Napoli, ha sovvertito gli equilibri del calcio italiano.

"Detto di Maradona, un capitolo a parte, c'erano altri grandi giocatori come Giordano, Bagni, una difesa insuperabile con Bruscolotti e Ferrario, i vari Carnevale e De Napoli. Ma il segreto erano anche i Volpecina, i Caffarelli, i Muro, che lottavano e non mollavano mai. Anche con qualità".

Unitamente alle gioie sotto il Vesuvio, a Volpecina la carriera ha riservato altri momenti gratificanti.

"L'esperienza con la Fiorentina, in cui arrivammo in finale di Coppa UEFA, fu bellissima: eliminare il Werder Brema campione di Germania, l'Atletico Madrid, la Dinamo Kiev dell'epoca zeppa di stelle della Nazionale russa. Col Verona arrivammo in semifinale, dove però ci estromise proprio il Werder e a cui segnai al ritorno. Poi, dei tedeschi, mi vendicai in viola. A Palermo arrivai a 19 anni: un'esperienza importantissima, perchè ero giovane e misi le basi giocando con calciatori forti ed esperti".

"A Pisa ero già padrone della Serie B e centrammo la promozione, poi la prima esperienza in A a 25 anni e il ritorno a Napoli. Soddisfazioni un po' dappertutto. L'unico rammarico con la Casertana: perdemmo un campionato e subii un grave infortunio".

Giuseppe Volpecina con Roberto BaggioGoal

Una volta appesi gli scarpini al chiodo, l'ex terzino si è dedicato ai giovani.

"Alla Mariano Keller sono stati 7-8 anni bellissimi e importanti, abbiamo fornito calciatori alle squadre professionistiche come Mandragora, un ragazzo serio, umile e di grande qualità. Personalmente, inoltre, ero convinto che ad arrivare in A sarebbe stato anche un altro importante talento: La Ferrara, un classe '98. Giovani come lui ne ho visti pochi, ma il calcio è così".

"Grandissimi talenti negli ultimi anni non ne ho notati, ora però stanno venendo fuori diversi giovani arrivati anche in Nazionale come Barella, Castrovilli o i gioielli del Sassuolo. Qualcosa sta iniziando a muoversi di nuovo, ma di Baggio, Del Piero o Totti ad oggi non ce ne sono. A livello giovanile bisognerebbe lasciare più spazio ai prodotti nostrani".

A proposito di talenti: Volpecina svela il proprio debole per Balotelli, fresco di firma col Monza.

"Caratterialmente un po' una testa calda, ma quando lo guardavi nella Primavera dell'Inter capivi che avrebbe fatto la differenza. Io, attaccanti italiani come Mario, attualmente non ne vedo: destro, sinistro, fisico. Ha dimostrato il 50% di ciò che poteva fare".

Tornando alla stretta attualità, ecco una panoramica sulla Serie A.

"Inter, Milan, Napoli e Roma, pur non essendo nessuna di esse completa, hanno le stesse chances di vincere lo Scudetto. Ma la Juve, se dovesse superare questo periodo un po' 'strano', ha la squadra più forte e credo che la spunterebbe di nuovo".

"E' un campionato condizionato dal Covid: avere calciatori importanti contagiati durante un ciclo di partite ravvicinate diventerebbe un problema, anche per chi andrà avanti nelle Coppe".

Giuseppe Volpecina con PlatiniGoal

Volpecina rimpiange l'epoca di Maradona.

"C'erano elementi più eclettici e la giocata veniva fuori più facilmente. Noi Diego, il Milan Van Basten, l'Udinese Zico, l'Inter Matthaus, la Juve Platini. In quel Napoli ad esempio c'erano giocatori come Bagni o Giordano che ti tiravano fuori il colpo in qualsiasi momento, oggi non ne vedo".

"Mertens è un gran giocatore, ha fatto la storia del Napoli e fa goal, Insigne è un talento con grande tecnica, ma fuoriclasse come in passato - tolti Cristiano Ronaldo o Ibrahimovic - non ce ne sono. E' un calcio diverso, più tattico, devi arrivarci col gioco ed è più difficile vedere il grande spunto".

"Chi ha qualità va lasciato libero di inventare: Ottavio Bianchi, a Maradona, in campo diceva di andare dove volesse: l'intelligenza di calciatore e allenatore sta nell'interpretare le situazioni. Prima ci si divertiva di più".

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