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Simone Verdi Eibar GFXGOAL

La toccata e fuga di Verdi all'Eibar: un solo goal e addio dopo 6 mesi

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Il presente vede Simone Verdi impegnato nella rincorsa salvezza con la Salernitana: un rilancio dopo qualche stagione al di sotto delle attese, mesi di luce da sfruttare per provare a far restare in Serie A i granata. Lui che, salutando provvisoriamente il granata del Toro trasferendosi in Campania per indossarne un altro, in carriera ha tentato - senza troppa fortuna - di dire la sua anche nella Liga: all'Eibar, nella stagione 2015/2016.

Ci troviamo nei Paesi Baschi, in una cittadina con meno di 30mila abitanti: una realtà dove poter lavorare senza pressioni, come confermato da Verdi in un'intervista a 'Pianeta Empoli' del 2015.

"E' una piazza piccola ma molto calda con allo stesso tempo però la possibilità di vivere molto tranquillamente. E’ un club che potremmo definire familiare".

Il ragazzo, allora 23enne, vola in Spagna dopo aver visto il proprio cartellino tornare ad essere al 100% del Milan: alle buste, infatti, i rossoneri risolvono la comproprietà in piedi col Torino, riacquistandolo per meno di 500mila euro.

Verdi è reduce da parentesi convincenti in prestito all'Empoli, club nel quale si fa apprezzare contribuendo alla promozione in Serie A nel 2013/2014 e trovando spazio agli ordini di Maurizio Sarri nell'annata successiva. Poi, come detto, il Milan lo 'recompra' a titolo definitivo, sciogliendo la partnership col Toro, decidendo di girarlo in prestito all'Eibar, che si riserva anche un diritto di riscatto.

"Il calcio in Spagna si vive in maniera diversa rispetto all’Italia - fa sapere Verdi - Ci sono meno pressioni, meno polemiche e meno chiacchiericci di gossip. Si pensa al gioco, si pensa alla squadra e si pensa sempre in maniera positiva. Anche a livello di tifoserie, per quello che ho potuto vedere, c’è si rivalità ma sempre con lo spirito giusto".

Impatto positivo e presupposti per imporsi, non sembrano mancare.

"Volevo provare un’esperienza all’estero - confiderà a 'Tuttosport' - Eibar non è troppo diversa da Empoli, piccola e con la discrezione della gente durante la settimana. E il calcio spagnolo, in cui ci sono spazi più ampi e si cercano spesso situazioni di uno contro uno, è adatto alle mie caratteristiche".
"Qui vivo il calcio che sognavo da bambino. Amo l’Italia però se qualcuno mi proponesse di restare qui per dieci anni forse firmerei".

Dalle parole si passa al campo: 3 partite in panchina, poi finalmente l'esordio. E' il 19 settembre 2015, ad Eibar arriva l'Atletico Madrid del Cholo Simeone, di Griezmann e di Fernando Torres che si impone 2-0, ma per Verdi è comunque una giornata felice perchè debutta, subentrando negli ultimi 20 minuti.

Qualche scampolo qua e là fa da preludio alla prima da titolare: il 25 ottobre, il tecnico Mendilibar decide di lanciarlo dal primo minuto nello scenario dei sogni: Barcellona-Eibar, Verdi trequartista nel 4-2-3-1.

"Brividi, c’è poco da aggiungere. Una soddisfazione immensa giocare in quello stadio con quella squadra. Abbiamo perso 3-1 dopo essere andati in vantaggio, ma poi è arrivata una tripletta di Suarez. Quello che però più di tutto mi ha impressionato è stata l’umiltà con cui questi campioni hanno giocato, tutti a rincorrere, tutti a difendere per poi ripartire. Poi anche noi siamo squadra che gioca, che non si mette li a fare barricate e quindi ci puo’ stare...".

Il clamoroso e provvisorio 0-1 dell'Eibar, firmato da Borja Baston, vede l'azione avviata proprio da Verdi. Un '10' con addosso... la numero 2!

"Funziona come in Serie B da noi in Italia - spiegherà sempre a 'Pianeta Empoli' - I numeri vanno da 1 fino all’ultimo componente in rosa. Non c’era quindi molta scelta...".

Nonostante il ko col Barça, Verdi si guadagna un'altra maglia da titolare nel successivo match col Rayo Vallecano, che l'Eibar vince 1-0. Un infortunio lo costringe ai box per un paio di giornate nel momento in cui c'è da spingere sull'acceleratore e lì - probabilmente - l'avventura spagnola prende una piega diversa.

Verdi infatti partirà dall'inizio soltanto in altre 4 occasioni, 3 delle quali in Coppa del Re ed appena una in campionato: ironia della sorte, l'unico goal realizzato con la maglia dell'Eibar giunge il 16 dicembre in Copa contro il Ponferrandina, match nel quale Simone - per l'occasione biondo platino - entra dalla panchina diventando protagonista nella clamorosa rimonta qualificazione dei rossoblù (0-3 all'andata, vittoria per 4-0 al ritorno), siglando la terza rete con un destro all'angolino da dentro l'area.

Purtroppo per lui e per i baschi, però, l'acuto in una notte clamorosa resterà l'unico di Verdi con la camiseta degli 'Armeros' (nomignolo legato alla produzione di armi da fuoco in città negli anni addietro). Nel mercato invernale, infatti, dopo appena mezza stagione, 13 presenze ed un solo goal, tra il fantasista e l'Eibar il matrimonio già termina.

"Al momento del mio addio all'SD Eibar - si legge nel post di commiato pubblicato su Instagram - voglio esprimere la mia gratitudine al club, in particolare ai miei compagni di squadra e allo staff tecnico, per tutto il supporto che mi hanno dimostrato. Voglio anche ringraziare per il sostegno e l'affetto che ho ricevuto dai tifosi in questi mesi. Per me è stato molto emozionante giocare allo stadio 'Ipurua', conserverò grandi ricordi per tutta la vita".
"È stato molto difficile prendere la decisione di partire, ma a questo punto della carriera ho bisogno di giocare più minuti e questo è il motivo della mia scelta. Spero e mi auguro che la squadra riesca a salvarsi senza problemi e che possa aspirare anche a traguardi più importanti. Speriamo che questo non sia un addio, bensì un arrivederci che porterà le nostre strade a incrociarsi nuovamente in futuro. Un abbraccio a tutti".

Dalla Spagna all'Emilia è un attimo, perchè da febbraio 2016 Verdi - dopo il rientro al Milan per fine prestito - sposa la causa del Carpi sempre a titolo temporaneo: l'Eibar a fine stagione si salverà, i biancorossi invece retrocederanno in B e il bottino personale del trequartista reciterà 3 reti in 8 partite. In estate - tornato a Milanello - a scommettere su Verdi è il Bologna, che lo acquista a titolo definitivo dal Diavolo. E durante la conferenza di presentazione coi felsinei, apre una parentesi sulla 'toccata e fuga' ad Eibar.

"È stata un’esperienza che mi ha cambiato tantissimo, la prima volta in cui sono davvero andato via da solo, senza fidanzata, e mi sono dovuto gestire tutte le cose da solo. La Liga è un campionato diverso da quello italiano e anche i metodi di lavoro sono completamente differenti. La cosa che mi ha impressionato è che i giocatori sono campioni non per caso".
"Ricorderò sempre la partita contro il Barcellona, in cui gente come Neymar, Suarez e Dani Alves avevano una cattiveria impressionante nel recuperare il pallone. Sappiamo la qualità che poi hanno nel gestirlo ma quella cosa mi ha davvero impressionato, perché mi chiedevo come un giocatore di quel livello avesse questa cattiveria nel recuperare palla a me e ai miei compagni, giocatori meno conosciuti. Questo che fa la differenza: se non sei cattivo e determinato non puoi andare da nessuna parte".
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