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Uruguay National TeamGetty/Goal

Tonfo Uruguay: rischia di non giocare i Mondiali 2022

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Vincere due Mondiali. Conquistare 15 Copa America. Contare su difensori da leggenda, centrocampisti mitici e attaccanti da record. Il tutto in un paese da soli 3 milioni e mezzo di abitanti. Un mix che può contare solamente l'Uruguay, caso più unico che raro nel mondo calcistico. Nonostante provenga da un piccolo paese, la rappresentativa sudamerica ha fatto la storia del pallone, sfornando campioni e fuoriclasse. Eppure non sempre ha potuto contare su questo aspetto, rischiando di non accedere ai Mondiali. Dejà-vù.

L'Uruguay dell'eterno Tabarez, infatti, è un periodo a dir poco negativo. Quello che stava vivendo il Cile, invece rinato e deciso a puntare ai Mondiali dopo l'assenza del 2018. Tre anni fa la Celeste era regolarmente presente, grazie ai Cavani, ai Godin, ai Suarez. Sono loro i big di una Nazionale che stavolta non può festeggiare una generazione d'oro, nè una qualificazione vicina. E che ha visto il ct esonerato dopo quindici anni, una Copa America vinta e un quarto posto ai Mondiali.

Le tre sconfitte consecutive rimediate contro Brasile e Argentina - in due occasioni - non devono essere usate come scusanti, considerando gli avversari davanti.

L'Uruguay ha sempre combattuto alla pari con le altre due grandi del continente, ma stavolta ha faticato enormemente, subendo otto reti. Anche perchè la quarta di fila è giunta contro la Bolivia: 3-0, nonostante la superiorità numerica della Celeste, salvata anche da un rigore sbagliato da Moreno.

E' doppio il problema dell'Uruguay in termini realizzativi, visto che segna poco e subisce troppo. La difesa è composta da Godin e Caceres, che hanno mostrato tutti i propri limiti dati dalla carta d'identità in quel di Cagliari, l'attacco ha il solo Suarez come bomber, senza nessun giovane che possa dargli una mano.

L'alternativa di Suarez, o il suo compagno, è ovviamente Cavani, indisponibile per la sfida persa contro l'Argentina, ma regolarmente in campo per le altre due e ampiamente deludente.

In difesa il solo big under 30 è Gimenez dell'Atletico, a centrocampo Bentancur, Torreira, Vecino, Nandez e Pereiro, tutti militanti in Serie A, alternano prestazioni in un eterno sali e scendi, mentre in attacco i vari Torres e Rodriguez non hanno fin qui rispettato le attese di connazionali e osservatori mondiali.

Nonostante abbia uno dei palmares più importanti al mondo, superiore del resto a Olanda, Inghilterra o Belgio, l'Uruguay non è nuovo a tali problemi nel corso della sua storia: ha saltato otto edizioni dei Mondiali causa mancata qualificazione, ma è comunque da evidenziare come abbia raggiunto le ultime tre, come non accadeva dagli anni '60-'70.

Non vederla in Qatar sarebbe uno shock, anche davanti ad ogni spiegazione sul suo passato e sulla sua condizione di paese da 3 milioni e mezzo di abitanti.

L'ultima opportunità per essere ancora l'Uruguay conosciuto dalle nuove generazioni e non quello deludente di chi lo ha vissuto nascendo negli anni '70 sembra essere sfumata con il pesante k.o di La Paz: la Bolivia ha passeggiato sui resti della gloriosa Celeste di Tabarez, ora aggrappata ai risultati delle altre contendenti per poter ancora crederci. Una speranza ridotta al lumicino.

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