Da una parte la detentrice del trofeo, dall’altra una squadra che non mette nulla in bacheca da ventidue anni. Detta così sa tanto di Davide contro Golia, e in un certo senso è anche normale visto come sono andate le cose nel recente passato, ma in realtà quella che mercoledì sera vedrà protagoniste Inter e Fiorentina, sarà una finale di Coppa Italia che, sulla carta, non solo avrà molto da raccontare, ma potenzialmente potrà anche offrire spettacolo.
Ad affrontarsi saranno due squadre presentatesi ai blocchi di partenza della stagione con obiettivi chiaramente diversi e che tra le cose in comune ne hanno una soprattutto: si sono letteralmente esaltate nelle Coppe.
Se entrambe hanno vissuto campionati scanditi da alti e bassi, tanto in Coppa Italia, quanto in Europa, sono state infallibili o quasi. Non è dunque un caso che Inter e Fiorentina di finali ne abbiano raggiunte due in stagione e, quella che andrà in scena all’Olimpico sarà la prima in attesa rispettivamente di quelle di Champions League e Conference League.
Risultati eccellenti, ottenuti in maniera diversa e praticando tipi di calcio che poco di somigliano. Da una parte c’è quello più pragmatico di un autentico ‘Re di Coppe’ come Simone Inzaghi, dall’altro c’è quello più offensivo di Vincenzo Italiano.
L’Inter punterà mercoledì sera sul collaudatissimo 3-5-2 che nella sua storia recente tante soddisfazioni gli ha dato. Con questo modulo ha vinto lo Scudetto con Conte, prima di ‘specializzarsi’ nelle Coppe con Inzaghi: due Supercoppe Italiane ed una Coppa Italia in due anni, in attesa di vedere cosa accadrà nelle due partite più importanti che la attendono da qui alla fine della stagione.
I meneghini potranno contare su una maggiore solidità complessiva, su tanta qualità, su uno stato di forma straordinario e su una maggiore esperienza: vincendo sia la Coppa Italia che la Champions sarebbero ventuno i trofei vinti negli ultimi venti anni (quasi il doppio rispetto ai cugini del Milan che si sono ‘fermati’ a dodici).
La Fiorentina si presenterà all’appuntamento da outsider, ma anche sapendo che quando è in giornata può battere chiunque. Rispetto ai nerazzurri, i viola si adattano meno al gioco degli avversari, ma provano anzi ad imporre il proprio ‘senza se e senza ma’.
L’obiettivo è riconquistare il pallone il prima possibile, giocare costantemente nella metà campo avversaria, provare a far male in qualsiasi momento e pazienza se la cosa vuol dire concedersi dei rischi dietro.
Baricentro più alto e aggressività sono i punti di forza di un 4-3-3 che, nel corso della stagione, si è trasformato in un 4-2-3-1 con il Bonaventura o il Barak di turno più vicini alla prima punta e quindi più attivi in fase di conclusione.
Due modi diversi di intendere il calcio (accomunati dal desiderio di provare a tenere il palline del gioco in mano) ed è proprio questa distanza ‘filosofica’ a rendere la finale di Coppa Italia potenzialmente bellissima.
Inter e Fiorentina si sono d’altronde già affrontate due volte in campionato in stagione e in tutti e due i casi le emozioni non sono mancate. La prima sfida si è giocata lo scorso 22 ottobre a Firenze e si è conclusa con un 3-4 a favore dei meneghini con goal al 95’ Mkhitaryan e dopo che, tra reti, rimonte, giocate e proteste, è accaduto letteralmente di tutto.
Il secondo confronto è più recente ed ha visto i gigliati imporsi a San Siro il 1° aprile per 1-0 con goal di Bonaventura, ma il fatto che si sia segnata una sola al termine dei 90’ rete è stato quasi ‘casuale’, vista la mole di occasioni create da entrambe le squadre.
Sarà dunque la finale di Lautaro Martinez e di Cabral, di Barella e di Amrabat, delle corse di Dumfries, Dimarco, Dodò e Biraghi, e di chi cercherà conferme o il primo trofeo da inserire nel curriculum.
Sarà Davide contro Golia, la sfida del ‘poli opposti’. Non resta che aspettare quale sarà il verdetto supremo emesso dal campo.




