In principio fu Ricardo Kaká. Poi Alexandre Pato, infine Lucas Paquetá. Colpi, colpetti o colpacci condotti per il Milan dalla stessa mano: quella di Leonardo, in veste di scout o di dirigente. Con un tratto comune a quello di Leo: l'origine brasiliana, territorio nel quale, naturalmente, il direttore generale dell'area tecnico-sportiva rossonera sa muoversi a meraviglia. E dal quale è ora intenzionato a pescare ancora: il nuovo obiettivo si chiama Everton Sousa Soares, per tutti Everton e basta, talento del Grêmio nel giro della Seleção.
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Leonardo potrebbe recarsi in Brasile nelle prossime settimaneper provare ad accelerare personalmente la trattativa per Everton, balzato in pole nella lista degli obiettivi di mercato del Milan per la prossima stagione, ma che stuzzica anche la fantasia del Manchester City di Guardiola. Il punto di partenza è la clausola rescissoria di circa 80 milioni inserita nel nuovo contratto, rinnovato qualche mese fa fino al 2022. Ma è una cifra che, come sempre accade in Brasile, non rappresenta alcunché di definitivo: la sua valutazione oggi si aggira sulla metà, 35/40 milioni di euro. E dunque vale la pena di scoprire qualcosa in più su un personaggio ancora poco conosciuto nella grande Europa, nonostante la recente chiamata da parte di Tite in occasione delle amichevoli di marzo.
MoWaCARATTERISTICHE: UN ESTERNO DA 4-3-3
Alto un metro e 74 centimetri per una settantina di chili, Everton è un esterno offensivo che agisce prettamente nella zona di sinistra. Al Grêmio, per un certo periodo, ha giocato anche centralmente, dietro la prima punta, dichiarando però chiaro e tondo di sentirsi maggiormente a proprio agio in una posizione più esterna. In Brasile è inserito in un 4-2-3-1, ma è perfetto anche e soprattutto per il 4-3-3.
Ha velocità, qualità, spunti continui, brillantezza, capacità di saltare l'uomo. Spesso crea la superiorità numerica, sia accentrandosi che portandosi verso la linea di fondo, anche se a volte tende ad esagerare con le giocate strappaapplausi un po' fini a se stesse. Un identikit che, ironia della sorte, può essere applicato anche ad Allan Saint-Maximin, esterno del Nizza, altro elemento nel radar del Milan.
Quanto ai goal segnati, Everton ha toccato il picco lo scorso anno: 10 in campionato. Da gennaio ne ha già messi a segno 5, di cui 4 nel modesto campionato gaúcho e un altro, favoloso, in Libertadores in casa del Rosario Central: drible da vaca (pallone da una parte, giocatore dall'altra) su Bettini, ingresso in area da sinistra e destro piazzato sul secondo palo. La perla più bella di una collezione ancora limitata, assieme al goal di tacco rifilato al Fluminense a fine settembre.
DALLE ORIGINI A OGGI: LA SUA TRAIETTORIA
23 anni compiuti un paio di settimane fa, nativo dello Stato del Ceará (Nord-Est del Brasile), Everton veste la maglia del Grêmio dal 2013, dopo essersi messo in luce nelle giovanili del Fortaleza, formazione della Capitale cearense, dove nel 2012 si era laureato miglior marcatore dell'Under 20 a soli 16 anni. Diversamente da quanto era accaduto qualche anno prima, quando un trasferimento al São Bernardo, formazione paulista, era stato cancellato a causa della mancanza di casa, a Porto Alegre il ragazzino non si lascia vincere dalla saudade, dalla nostalgia. E inizia a mettersi in mostra, fino a guadagnare una chance in una prima squadra notoriamente generosa con i prodotti del vivaio.
L'esordio è datato 19 gennaio 2014, in un match valevole per il campionato gaúcho. E quattro giorni dopo ecco la prima rete da professionista, in un 2-1 alla Lajeadense. Lo spazio, in ogni caso, è inizialmente ridotto con tutti gli allenatori che si alternano sulla panchina gremista: Enderson Moreira, Felipão Scolari, infine Roger. Ma tutto cambia nel 2016, quando Renato Portaluppi alias Renato Gaúcho intravede in lui qualità e maturità da grande calciatore, pur utilizzandolo soprattutto nella parte finale delle gare. Everton ricambia: suo il goal decisivo per eliminare il Palmeiras dai quarti di Copa do Brasil, sua la terza segnatura nella finale d'andata vinta sull'Atletico Mineiro.
Il Grêmio alza il trofeo e, dopo anni di delusioni, è l'inizio di una fase vincente. Con Everton, Luan, Arthur (oggi al Barcellona) e tanti altri prodotti delle giovanili, nel 2017 il club si mette in tasca una Copa Libertadores che mancava da più di 20 anni, superando gli argentini del Lanús nella doppia finale. Il contributo di Everton - mezz'ora all'andata, nemmeno un minuto al ritorno - non è ancora essenziale, ma la sua mentalità inizia ad essere vincente.
UN 2018 DA RICORDARE
Numeri alla mano, è il 2018 il miglior anno della fin qui breve carriera di Everton, che nel Brasileirão gioca 27 volte e segna 10 reti, andando in doppia cifra per la prima volta nella propria carriera. Il Grêmio chiude quarto e si qualifica per l'ennesima volta alla Libertadores. Mentre il suo gioiello entra a far parte della Top 11 del campionato stilata da ESPN Brasil, assieme al compagno Geromel, al capocannoniere Gabigol e a... Paquetá, che ora potrebbe ritrovare al Milan.
Le sue prestazioni sono così scintillanti da oscurare il vero uomo copertina del Grêmio, Luan, rey de América nel 2017 ma in calo nei mesi seguenti anche a causa di qualche problema fisico. L'unica macchia della stagione è un errore a tu per tu con Armani nella semifinale di ritorno di Libertadores col River Plate, quando il punteggio vede avanti il Grêmio per 1-0. I Millonarios, dopo lo scampato pericolo, rimontano ed eliminano i brasiliani. E lui, reduce da un infortunio e assente all'andata, qualche mese dopo rivela: "Quella notte non sono riuscito a dormire".
Nonostante quell'episodio, Tite non può far altro che tenere Everton in seria considerazione: ad agosto gli aveva già concesso l'esordio in Nazionale per le due amichevoli che il Brasile disputa ad agosto contro Stati Uniti ed El Salvador, replicando quest'anno per i test con Panama e Repubblica Ceca. Solo il guaio fisico di cui sopra impedisce invece al gioiello gremista di partecipare al Superclásico de las Américas contro l'Argentina di ottobre (1-0, goal dell'interista Miranda nei secondi finali).
Logico, dunque, che a lui inizino a interessarsi vari club europei: si parla della Lazio e addirittura delle due di Manchester. Ma il Grêmio, già capace di resistere alle sirene per Luan, resiste. Ora tocca al Milan, disposto a far sul serio per un talento che da tempo ha cominciato a lasciare il segno anche fuori dal Brasile e dal Sudamerica: sua la rete che nel dicembre di due anni fa ha superato il Pachuca ai supplementari della semifinale del Mondiale per Club, regalando al Grêmio la finale, poi persa contro il Real Madrid.
UNA "CIPOLLINA" PER IL MILAN
Il soprannome di Everton è Cebolinha (cipollina), per la somiglianza con un personaggio dei fumetti creato in Brasile negli anni Sessanta. Glielo ha affibbiato qualche anno fa il terzino Pará, oggi al Flamengo. Inizialmente solo Cebola (cipolla), l'apelido viene leggermente modificato dopo l'arrivo nel 2015 del più illustre Cebolla, l'ex meteora del Parma Cristian Rodriguez (ve lo ricordate?), rimasto a Porto Alegre appena quattro mesi e oggi al Peñarol.
Nonostante non abbia che 23 anni, peraltro compiuti a fine marzo, Everton è già più maturo di molti suoi coetanei: a dicembre ha sposato nella natìa Fortaleza la bella Isa Ranieri. I due hanno anche una figlia: Sophia, nata a luglio e protagonista di tante foto che la coppia posta sui rispettivi profili Instagram.
Il look di Everton è quello del perfetto calciatore moderno: taglio di capelli all'ultima moda, tatuaggi in ogni parte del corpo, orecchini a far capolino da entrambi i lobi. Ma chi lo conosce lo descrive come un ragazzo tranquillo, senza tanti grilli per la testa. Un padre di famiglia e un calciatore in auge, con un presente importante e un futuro tutto da scrivere. Magari con addosso una maglia rossa e nera. Il Milan lo aspetta.




