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Udinese Lazio 2012Getty Images

Udinese-Lazio e quella rissa a tempo scaduto: il fischio 'fantasma' ed il goal di Pereyra

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La partita tra Udinese e Lazio, almeno per la storia recente del nostro calcio, fa pensare subito a quella famosa partita del 2012. Fine aprile, entrambe le squadre battagliavano per il terzo posto, l'ultimo utile per partecipare alla Champions League, e quella sfida era in buona sostanza quasi uno spareggio decisivo.

Era l'Udinese di Guidolin ed era la Lazio di Reja. Sembra passata una vita fa, ed invece sono trascorsi solo otto anni. Quella partita alla fine la vinse l'Udinese con i goal di Antonio Di Natale e Roberto Pereyra, ma non è questo il punto. Passò alla storia per l'incredibile rissa scaturita nei minuti finali...

La partita fu dominata dall'Udinese di Guidolin, molto più coraggioso per vocazione rispetto a Reja, che in quella gara puntò solo a difendersi e a strappare un pareggio. Ma non andò secondo programma per la Lazio, che prima prese il goal di Di Natale su assist di Domizzi, e nei minuti finali subì anche il secondo goal del 'Tucumano' Pereyra.

Ma come arrivò questo goal? Proprio da qui scaturì la mega rissa del finale. Erano i minuti di recupero, dopo un attacco della Lazio, l'Udinese ripartì in contropiede. In questo momento, più o meno con i friulani all'altezza della metà campo, si sentì distintamente un triplice fischio.

I giocatori della Lazio si fermarono: Gonzalez equivoca e molla la rincorsa al bianconero, Marchetti addirittura si getta a terra, mentre Pereyra capisce subito che non si tratta di un fischio dell'arbitro e continua, mandando in porta un pallone a porta sguarnita. Esplode in una esultanza liberatoria, per quello che tra l'altro rappresenta il suo primo goal in Serie A.

Il triplice fischio sarà arrivato dalla tribuna ed infatti si vede di come l'arbitro Bergonzi faccia cenno con le mani di continuare a giocare, perché non è stato lui a fischiare. Proprio per questo motivo, per la validità di tutta l'azione, la reazione di tutta la Lazio appare incredibilmente esagerata.

Dal campo alla panchina, passando anche per la tribuna, tutti i componenti del club cominciano a protestare in modo veemente contro l'arbitro.

Dias viene espulso, Marchetti mette addirittura le mani addosso all'arbitro, Scaloni (attuale commissario tecnico dell'Argentina) si fa ammonire ed è uno dei più infuriati, volano schiaffi e insulti; il direttore sportivo Igli Tare arriva alle mani con un dirigente dell'Udinese negli spogliatoi.

La Lazio pagherà quella sconfitta non solo in termini di punti e di classifica: il Giudice Sportivo darà quattro giornate a Marchetti per aver messo le mani sull'arbitro e tre a Dias. Ventimila euro di ammenda anche alla società biancoceleste. In una nota sul sito del club, Federico Marchetti raccontò la sua verità:

"Mentre stavamo parlando riguardo l'episodio che ha portato al 2-0, l'arbitro (Bergonzi, ndr) mi ha detto di andarmene e che non c'era più niente da dire, girandomi le spalle. Io, per richiamare la sua attenzione, ho provato a chiamarlo due-tre volte, ma lui non si è girato. A quel punto ho cercato di fermarlo, attirando la sua attenzione. Visto il mio ottimo rapporto con gli arbitri, che ho sempre mantenuto in carriera, sono andato negli spogliatoi per cercare di chiarire la mia posizione, nonostante il direttore di gara non fosse in quel momento ben disposto dopo un concitato finale di gara".

Insomma, un incredibile parapiglia scatenato da un fischio tanto ingenuo ed incosciente, quanto "catastrofico". Poi l'Udinese alla fine del campionato riucì a battere la concorrenza ed a strappare il pass per i play-off di Champions League. Poi perse contro il Braga però dopo il noto errore di Maicosuel, che tentò il cucchiaio. Ma quella è un'altra storia...

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