Doveva essere una serata di festa, caratterizzata dal bel calcio tra due squadre - il Gimnasia e il Boca Juniors - con ambizioni d'altissima classifica: alla fine, ad avere la meglio, è stato il carattere tragico di uno sport, il calcio, che purtroppo a volte sa regalare pagine nere di cronaca.
La partita allo stadio 'Juan Carmelo Zerillo' di La Plata è durata appena nove minuti, quando l'arbitro ha deciso che la cosa più giusta da fare era rientrare negli spogliatoi: colpa dell'enorme quantità di gas lacrimogeno proveniente dall'esterno che ha invaso il terreno di gioco, rendendo l'aria irrespirabile e gli spalti, per coloro che erano riusciti ad entrare, una gabbia.
Sì, perché all'origine del caos vi è un dettaglio non da poco: l'impossibilità, da parte di un numero consistente di tifosi, di entrare allo stadio quando il sold-out era già stato certificato. A quel punto sono sorti i dissapori con le forze dell'ordine presenti che, a loro volta, hanno dato inizio a una violenta repressione con il gas lacrimogeno in questione e lo sparo di numerosi proiettili di gomma (tre di questi hanno peraltro colpito un cameraman di TyC Sports).
Gli incidenti tra poliziotti e tifosi presentano fin da subito un conto salatissimo: nel bollettino è presente anche un morto, identificato nel 57enne Cesar Regueiro, vittima - secondo il verbale della Polizia - di un arresto cardiorespiratorio sopravvenuto durante il trasferimento in ambulanza all'ospedale San Martín.
In campo, nel frattempo, era la disperazione a farla da padrona: Leonardo Morales, difensore del Gimnasia, ha descritto questa surreale situazione con le dichiarazioni riportate da 'Olé'.
"Improvvisamente è arrivato lo spray al peperoncino, la gente ha cominciato a correre e non abbiamo capito niente. Finché non è arrivato il gas lacrimogeno ed è stata una totale disperazione. Ho un bambino di due anni che non riusciva a respirare. Quando l'ho portato negli spogliatoi sono crollato... Perché vederlo così mi ha fatto male".
In una serata tramutatasi in tragedia c'è stato spazio anche per un bel gesto: quello di Marcos Rojo che, prima di entrare nel tunnel che conduce agli spogliatoi, ha lanciato tre bottigliette d'acqua verso gli spalti per permettere a qualcuno di dissetarsi e avere un po' di sollievo dal gas che proseguiva la sua marcia imperterrito.
Ma di chi è la responsabilità? Sergio Berni, ministro della Sicurezza della provincia, ha puntato il dito contro chi avrebbe "cercato di lucrare con la vita della gente".
"Non amo il calcio, e lo rifiuto quando accadono eventi dal genere, ma tutti sappiamo che è lo sport che vende di più. Non dico che la Polizia non abbia responsabilità, ciò che affermo è: ci sono persone che vogliono soltanto godersi il calcio, ma esiste anche gente che preferisce fare affari senza scrupoli con la vita degli altri".
Il presidente del Gimnasia, Gabriel Pellegrino, ha individuato nella repressione attuata dalle forze dell'ordine il motivo principale dei disordini.
"Lo stadio è abilitato per 30.000 persone. Non abbiamo svenduto i biglietti, abbiamo i moduli per dimostrarlo. Ne abbiamo venduti 3.254 su un totale di 4.300 a disposizione. La responsabilità è degli agenti di sicurezza, altrimenti a cosa servono?".
Le due squadre, dopo l'annuncio ufficiale della sospensione avvenuto alle 22.15 locali "per mancanza di garanzie di sicurezza", hanno potuto lasciare l'impianto soltanto a mezzanotte. Una tragedia in piena regola, a pochi giorni dalla calca che, in Indonesia, ha causato oltre 180 morti (tra cui diversi bambini).


