Di Renato MaisaniNell'Ungheria che sogna di tornare a disputare un Campionato Europeo 44 anni dopo l'ultima volta, l'immagine più emblematica è sicuramente quella dell'omone posizionato tra i pali con addosso una curiosa tuta grigia. Fermo-immagine di un calcio di tanti anni fa, che per molti non c'è più.
Un portiere "nostalgico", come lo definirebbero i tanti romantici del calcio che fu. Gábor Király, però, nonostante i 39 anni già compiuti, di appendere scarpette, guanti e - soprattutto - pantaloni al chiodo, non vuole affatto saperne. Ed anzi, rilancia. In estate, infatti, ha deciso di lasciare il Fulham per rimettersi in gioco e tornare in patria per vestire la maglia dell'Haladas, allo scopo di giocare con maggiore continuità e provare a conquistare un posto agli Europei, competizione per la quale la sua Ungheria è ancora in corsa.
In un calcio i cui protagonisti (e rispettivi sponsor tecnici) continuano a correre su scarpette ultramoderne e dai colori variopinti e spesso discutibili, il "pigiamone" di Király è una sorta di tuffo nel passato. Lo abbiamo conosciuto così, alla fine degli anni '90, quando indossava la maglia dell'Hertha Berlino. Lo guardavamo quasi come un extraterrestre, domandandoci se quella sua bizzarra scelta fosse frutto delle basse temperature teutoniche o di una alquanto curiosa preferenza.
La risposta, arrivata qualche anno dopo e soltanto quando il calcio internazionale diventò definitivamente di dominio pubblico, fu ancora più romantica del previsto. Kiraly, infatti, usava abitualmente dei pantaloni neri al posto dei consueti pantaloncini per sentirsi maggiormente protetto durante i tuffi effettuati nei polverosi campi di Szombathelyi, la città nella quale ha sede l'Haladas, squadra che ha visto Gábor iniziare a fare sul serio con il calcio e della quale difende ancora la porta.
GettyGià, avete letto bene. Neri. Perché Gábor fu costretto a passare al grigio soltanto per caso. La leggenda narra, infatti, che la madre - dopo il consueto lavaggio - non fece in tempo a restituire al figlio il prezioso indumento prima di una gara e che, di conseguenza, il ragazzo indossò per l'occasione un'altra tuta, di colore grigio. Una tuta che gli portò fortuna e che, da quel giorno, diventò "la tuta".
Nel corso della sua lunghissima carriera, divisa a metà tra Inghilterra e Germania, Kiraly ha indossato le maglie di Hertha Berlino, Crystal Palace, West Ham, Aston Villa, Burnley, Bayer Leverkusen, Monaco 1860 e Fulham. Maglie gialle, verdi, blu, celesti, a seconda della squadra in questione. Maglia alla quale, però, salvo sporadiche eccezioni, Gàbor Kiraly ha sempre abbinato i suoi pantaloni grigi. Quei pantaloni grigi. Quelli che, agli occhi di molti, lo rendono speciale.
Perché, diciamola tutta, quei pantaloni sono tutt'altro che belli. Spesso arrotolati fin sopra le caviglie, lasciano spazio a due enormi calzettoni bianchi che ne completano il look Un look che, se non altro, gli è valso di diritto un posto nella storia del calcio e che, a distanza di anni, lo rende inconfondibile. Se tra i pali c'è un uomo con una tuta grigia, non ci sono dubbi: quell'uomo è Gábor Király, un uomo che i romantici del pallone sognano di vedere in campo ai prossimi Europei.
