A meno che non abbiate vissuto sulla Luna, avete sentito parlare di almeno una teoria del complotto. Quella dell'allunaggio (ma guarda un po') è la più nota. In realtà l'ha filmato Stanley Kubrick. Non è mai avvenuto. E Roswell? L'area 51? L'11 settembre? Le scie chimiche? Sì, ne conoscete. Entrano anche nel calcio e nel cervello di chi è deluso o cerca di vedere la verità. Si confonde la coincidenza col fato, il destino con le avversità. Complotto o no? Il 7 maggio 2006, indimenticabile per i tifosi di West Ham, Arsenal e Tottenham. In e Out.
Ricordano con gaudio le prime due, con orrore la terza (ma quante diamine di squadre ci sono a Londra?). È primavera, è lotta per la Champions. Il Chelsea è Campione d'Inghilterra, dritto ai gironi. Manchester United e Liverpool, of course, anche loro. E poi, le ultime due, legate dalla provenienza, dalla Greater. Il Tottenham sfida il West Ham per mantenere la quarta piazza, mentre l'Arsenal di Titì Henry affronta il Wigan.
In palio ci sono 12 milioni di euro, quelli pronti a finire nelle casse della quarta grazie a sua maestà la Champions. La Regina è lì, ma è indecisa a chi concedersi. Quante lasagne si possono comprare con sei zeri? Beh, tanti potrebbero godere di tale bontà. Non è la mela avvelenata di Biancaneve, ma poco ci manca. Il grande gate di metà decennio, il lasagna-gate. Cavoli.
Il Tottenham si presenta per il derby-nord di Londra con un punto di vantaggio sull'Arsenal. Non basterà pareggiare, visto un Arsenal ad affrontare il Wigan in casa. Pensare ad uno stop dei Gunners davanti ai propri tifosi appare semplicemente irrealistico. Ok, si potrebbe anche perdere, ma perché sfidare il fato? Eupalla si muove, crea e genera. Stavolta c'è il cibo e non solo le giocate, c'è l'hotel della sera prima e il giorno dopo, l'hangover senza alcol e con il sugo.

Hotel Marriot West India Quay. Non è l'Overlook di Shining negli incubi ricorrenti di Danny Torrance, ma lo è in quelli di Aaron Lennon, Edgar Davids, Michael Carrick, Jermain Defoe, Mido, Robbie Keane. Una squadra da sogno dentro l'incubo. Una squadra d'elite, messa al tappeto dalle lasagne maledette. Senza fantasmi e riti voodoo, solo quel maledetto (sì, ma di solito è benedetto) piatto italiano. Al numero 22 di Hertsmere Road, Greater London, si fa lo strappo alla regola. Ahia.
La cena del giorno prima, prima di West Ham-Tottenham, ha anche le lasagne nel menù. Non aiutano la dieta di un atleta professionista ma suvvia, è l'ultima giornata. Chi la vuole, può mangiarla, Gnam. Tic tac, tic tac. Dal tavolo del ristorante, ai bagni dell'hotel. Mezza squadra Spurs si sente pesantemente male. Nessuno si regge in piedi. In pochi si salvano dal vomitare. Occhi sgranati e shock, occhi lacrimanti.
Drin, Daniel Levy, numero uno del club chiama Richard Scudamore, l’amministratore delegato della Premier League. Mi rincresce, ma la gara va rinviata. Mi rincresce ma no, a meno che non vogliate punti in meno. In panchina c'è Jol, che si salva dall'intossicazione alimentare. Ma non dai dubbi.
"Ero costretto a scegliere se schierare una squadra con 10 calciatori che a malapena si reggevano in piedi, o di non presentarmi in campo".
Si gioca, niente da fare. Sono spaesati, i giocatori del Tottenham. Spossati, stanchi. Defoe rimedia allo svantaggio iniziale, ma gli undici si adagiano. Sanno del 2-1 del Wigan qualche km più in là e si rilassano, necessario dopo una notte passata a maledire quella scelta a tavola.
Come lo stomaco degli Spurs, si ribalta anche la serata. L'Arsenal vince 4-2, il West Ham 2-1. Si ribalta anche la classifica e l'Arsenal vola in Champions, lasciando al Tottenham la consolazione dell'Europa League. Finisce il primo round, si apre il secondo. Quello delle polemiche. Si cerca il replay, si cercano i colpevoli. Si annulla la speranza numero uno e la possibilità che lì, al Marriott, qualcuno abbia messo le mani dove non doveva.
La questione si ingantisce, si sgonfia, si ingigantisce, si sgonfia. A seconda dell'interpellato. Jones, tra i più delusi, non ha mai dimenticato come Carrick giocò la prima ora di gioco nonostante stesse malissimo.
"Non ci potevo credere. Un match così importante e sette dei ragazzi erano malati. Rispetto ancora giocatori come Michael, che è andato in campo e ha giocato nonostante stesse male"
Mentre Johnson, altro Spurs di quel 2005/2006, limitò sensibilmente.
"Penso che la questione sia stata un po' esagerata a dire il vero. L'unico che ricordo effettivamente abbia giocato nonostante stesse male era Carrick. Alla fine abbiamo perso il quarto posto, ma penso che si sia parlato più di quanto ci fosse di vero nella realtà".
Un tifoso dell'Arsenal o un fan del West Ham ha manomesso le lasagne, ha creato il lasagna-gate. Bar virtuali e reali, non si parla d'altro in quel 2006 spursiano. Teoria del complotto. Da cinquant'anni va avanti quella dell'allunaggio, da quattordici questo. Se c'è chi crede al primo, immaginate le schiere adoranti e indignate per il secondo.




