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Wesley Sneijder, Netherlands, 09062018PROSHOTS

La confessione di Sneijder: "Al Real la vodka era la mia migliore amica"

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E’ stato uno dei migliori giocatori della sua generazione, ma nel corso della sua carriera non sono mancati anche i momenti complicati. Wesley Sneijder sarà per sempre ricordato come uno dei grandi protagonisti della cavalcata che portò l’Inter alla conquista del Triplete, ma prima di quella nerazzurra aveva indossato altre due maglie prestigiosissime: quelle di Ajax e Real Madrid.

L’ex centrocampista olandese, nella sua autobiografia ‘Sneijder’ ha ricordato proprio il suo trasferimento in Spagna e Voetbal International ha anticipato alcune parti del suo racconto.

“Dopo cinque anni ero pronto a lasciare l’Ajax. Nella mia quinta stagione, ho anche segnato diciotto goal da centrocampista. Ero pronto per un’avventura all’estero e il mio agente mi parlò di un’offerta del Valencia. Si trattava di un buon club, ma non il migliore. Non era il massimo per me. Se non ci fossero stati altri club interessati, avrei preferito restare all’Ajax per un’altra stagione. Joroen Slop, un dirigente dell’Ajax, e il mio agente lo sapevano. Soren Lerbu allora mi disse “Vai al Valencia e la prossima ti trasferisci al Bernabeu”. Io però al Valencia non ci volevo andare”.

Sneijder allora decise di forzare la mano per un immediato approdo al Real.

“Visto che non volevo andare al Valencia, prima dell’inizio della stagione annunciai in una conferenza stampa che sarebbe stata una grande annata con l’Ajax. Il Real Madrid allora fece un’offerta di 24 milioni, ma il mio club ne pretendeva 30, una cifra astronomica al tempo. Tutte e due le società erano ferme sulle loro posizioni ed io ero deluso dalla cosa. Decisi di non giocare in Supercoppa contro il PSV, sapevo che l’Ajax mi aveva dato molto, ma anche io avevo dato tanto. Dovetti comportarmi così”.

Alla fine il Real Madrid riuscì a piazzare il colpo, ma le cose in Spagna non andarono benissimo. A rendere il tutto più complicato la separazione dalla moglie, dopo che era nato suo figlio.

“Ero giovane, apprezzavo il successo e le attenzioni, ma qualcosa deve essere andato storto. Niente droghe, ma l’alcol ed il rock'n'roll sì. Vivevo come una sella, ero adorato come un giocatore del Real Madrid. Spendevo migliaia di euro, non mi sono privato di nulla. Giocavo anche abbastanza bene, ma potevo fare di meglio. Ero solo e non mi rendevo conto che la bottiglia di vodka era diventata la mia migliore amica. Fisicamente non me ne ero nemmeno reso conto. Mi svegliavo il giorno dopo come se nulla fosse successo. Giocavo, ma peggioravo ed ero meno concentrato, il mio non era un comportamento degno del Real. Mentivo a me stesso e mi aggrappavo alla mia intelligenza calcistica, mentre affondavo dal punto di vista fisico. Correvo di meno, ma nascondevo la cosa con la tecnica. Pensavo che nessuno se ne sarebbe accorto”.

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