Potenziale: tanto. Aspettative: tantissime. Peccato che Fabiano Santacroce abbia dovuto fare i conti con ginocchia di cristallo, altrimenti saremmo qui a parlare di un'altra storia.
Papà brasiliano, mamma italiana, Santacroce e si fa le ossa in Lombardia (a Como la prima annata 'pro') e tocca il cielo con un dito quando Zeman decide di gettarlo nella mischia a ridosso dei 20 anni in un Brescia-Cesena di Serie B: è il 23 aprile 2006 e di lui se ne parla un gran bene.
E pensare che, come rivelato da lui stesso lo scorso autunno a 'Grand Hotel Calciomercato', la sua carriera poteva essere nel cinema.
"I miei mi hanno iscritto in un’agenzia pubblicitaria, alternavo lo sport agli spot e ad alcuni film da comparsa. Me la cavavo anche bene, ho recitato in una pubblicità insieme a Baresi e ai giocatori della Nazionale, era un mondo che mi piaceva. Ho fatto un video musicale con Zucchero e l'attore. Ma Il calcio è sempre stato al primo posto, sceglierlo non fu difficile".
Senso dell'anticipo, rabbia agonistica, duttilità: Santacroce si rivela un difensore di talento, capace di agire sia come centrale che all'occorrenza da terzino destro. Il ruolo perfetto? Centrale di destra di una retroguardia a 3.
E' proprio in questa posizione che il Napoli, nel gennaio 2008 - sull'onda delle ottime prove fornite con le Rondinelle in cadetteria - decide di puntarci, consegnandolo alle sapienti mani di Edy Reja: è il Napoli che sta rinascendo, al primo anno di Serie A dopo il fallimento. E dopo Hamsik in estate, la finestra invernale di quella stagione porta in azzurro altri due gioielli del Brescia: Daniele Mannini ed appunto Santacroce.
Fabiano in una piazza dai decibel altissimi come quella azzurra conferma le qualità mostrate in B, è nel giro dell'U21 e prenota un futuro roseo anche in ottica Nazionale (l'unica convocazione - senza debutto - resterà però quella con Lippi ct nelle qualificazioni a Sudafrica 2010 contro Bulgaria e Montenegro): tutto molto intrigante, peccato che i guai fisici siano dietro l'angolo.
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GettyA Santacroce prima salta un menisco, poi si lesiona l'altro: ed eccoci a raccontare di un'ascesa frenata dagli infortuni, attorno ai quali - visto un impiego col contagocce - a Napoli iniziano a girare voci scomode.
"Mi è capitato di ricevere punizioni perché arrivavo tardi agli allenamenti - ha rivelato in una recente intervista al 'Corriere del Mezzogiorno' - Giusto, ma avevo un problema di salute: non tiravo tardi la sera, il mio era un disturbo del sonno certificato. Prendevo pillole, ma non sentivo la sveglia. Mentre in giro si diceva: si ubriaca, si droga. Dopo l’infortunio al menisco facevo ottanta chilometri al giorno per andare in un centro specialistico nel Beneventano a fare terapia, la sera il mio ginocchio era sempre gonfio. Forse non dovevo guidare io? E chi doveva dirmelo?".
"Ci provavo a spiegare ma circolavano troppe voci sulle mie notti da baldoria con i sudamericani e ormai ero stato etichettato. All’inizio neanche me ne rendevo conto. Ho avuto pochissimi amici nel calcio, Hamsik su tutti, in campo ero un mattatore ma nella vita privata non frequentavo quasi nessuno. Mi capitava di uscire la sera ma con la mia fidanzata e gli amici di sempre. Vallo a spiegare a chi considerava il mio sorriso aperto e anche incassatore un’ ammissione di colpevolezza. Ho scelto sempre di stare zitto. Per coerenza. E l’ho pagata".
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GettyIn 3 anni e mezzo di Napoli, Santacroce collezionerà la miseria di 62 presenze e si ritroverà al Parma, ceduto in prestito con opzione di riscatto nell'operazione che porta Dzemaili all'ombra del Vesuvio. Due annate in Emilia convincono i ducali a rilevarne il cartellino a titolo definitivo, sancendo così l'addio agli azzurri.
"Al Napoli eravamo una squadra fortissima, piena di campioni. Da Lavezzi a Cavani e Hamsik, avevamo giocatori con un talento incredibile - ha ricordato Santacroce nel 2021 a 'Gianlucadimarzio.com' - Siamo partiti il primo anno per fare un buon campionato e in due anni siamo arrivati in Champions".
"Una piazza meravigliosa. Bella, calorosa, e la gente sente tanto il calcio e la partita. Ti senti importante. Ho notato sempre un grande attaccamento alla maglia e un gran senso di appartenenza anche da chi non era italiano. E’ meraviglioso e questa cosa non succede ovunque, anzi…".
Da Parma in poi comincia la lenta discesa di Santacroce, ritrovatosi di nuovo in B con Padova e Ternana e successivamente in terza Serie nelle avventure alla Juve Stabia, al Cuneo e alla Virtus Verona. Troppo poco per un profilo come il suo, tant'è che a 34 anni Fabiano via social annuncia il ritiro.
"Ho calcato i campi per parecchio tempo non riuscendo sempre a dare quello che volevo, a causa dei tanti infortuni che ho avuto, ma sappiate che ho dato il massimo e sempre con il sorriso. Sorrido pensando che sono riuscito a vestire quella maglia azzurra a cui ambisce ogni bambino che inizia a praticare questo sport".
"Grazie a tutti per questa mia passata vita, ora appendo gli scarpini e mi tufferò in altro, ma sempre con la stessa passione e la stessa tenacia che mi ha fatto fermare in campo degli extraterrestri".
Solarità, ma anche tanti rimpianti.
"La Juventus mi stava dietro da quando stavo a Brescia, prima di approdare nel Napoli, c’erano già stati contatti col mio entourage anche ai tempi della maglia azzurra - ha rivelato nel 2020 a 'TuttoNapoli.net' - Poi il Barcellona: Guardiola mi venne a vedere al 'San Paolo' in una partita. C’erano ottimi presupposti per la mia carriera".
"Ho passato 4-5 anni d’inferno. Il rammarico più grande è l’idea di chissà dove potevo arrivare: stavo in un momento ottimo, diverse società blasonate mi erano venute a vedere, dispiace di non aver potuto vedere dove fossi arrivato senza infortuni".
Santacroce oggi fa l'agente sportivo e gira per gli stadi a caccia di talenti, ma subito dopo l'addio al calcio giocato i problemi non sono mancati.
"Sono passato da ventimila euro al giorno ad avere in tasca dieci euro al giorno. A fare i conti nelle tasche per gestire due bambine nate da poco. Non è stato semplice, la mia famiglia di origine mi ha aiutato finché ha potuto, mia moglie Barbara Petrillo non si è mai fermata nel mondo della moda e della televisione. Ho sofferto, certo. Ma i soldi non sono stati un problema quando erano tanti, non lo sono diventati quando sono finiti. Il calcio mi ha fatto sicuramente fare una vita bella, senza privazioni".
"Non ho avuto protezione, nessuno che mi abbia gestito veramente facendomi capire anche gli errori che commettevo. Ecco perché ho scelto di cominciare la mia avventura da talent scout partendo dagli ultimi. Io ho realizzato un sogno, sono diventato un calciatore importante a 20 anni. E ci sono riuscito da solo, ho tanto da insegnare sul campo e anche fuori".
Presente e futuro di Santacroce si chiamano 'IDV Management', agenzia fondata insieme all'amico ed ex compagno ai tempi del Como Luca Di Mattia.
"Incontriamo tantissimi ragazzini che cercano di immergersi in questo mondo e cerchiamo di vederne il più possibile per permettere una chance a chiunque - ha spiegato in primavera a 'SuperNews - perché il calcio deve essere di tutti, più o meno fortunati".
"Il mio sogno è quello di riuscire a portare questa società ai massimi livelli ma sempre cercando di lavorare nella stessa maniera, più come fratelli maggiori per i ragazzi che come 'addetti ai lavori'".


