“Ho chiamato Delio Rossi perché era molto arrabbiato con me e me l’ha anche detto, ma anche perché è un ottimo allenatore ed ha la forza di riportare la squadra a giocare come nel girone d’andata. Spero che i tifosi siano contenti, cambiare tecnico è stato un mio errore e per questo mi scuso con loro. Adesso spero che il futuro sia migliore”.
E’ il 4 aprile 2011 quando Maurizio Zamparini decide di affidare nuovamente la panchina del Palermo a Delio Rossi. Solo trentasei giorni prima aveva deciso di esonerarlo e di puntare sulla grinta di Serse Cosmi, ma il cambio in corsa non aveva dato gli esiti sperati. Quello che era stato letteralmente cacciato il 28 febbraio era un tecnico che nella stagione precedente era riuscito a condurre la squadra ad un ottimo quinto posto in Serie A e che per punti fatti si era guadagnato lo scettro di allenatore più vincente della storia del club.
Gli esoneri, nel corso della gestione Zamparini, sono stati quasi all’ordine del giorno in casa Palermo. I numeri diranno che in diciassette anni di presidenza sarebbero stati ben trentaquattro i tecnici alternatisi sulla panchina rosanero, cosa questa che gli valse l’etichetta più che meritata di ‘mangia-allenatori’. Ma quella volta la cosa fu diversa.
Aveva infatti esonerato un allenatore in grandissima ascesa, uno di quelli considerati tra i migliori in assoluto del panorama calcistico italiano, un tecnico che, solo pochi mesi prima, mise a tacere tutte le voci legate ad un possibile approdo in una big con una frase che gli valse le chiavi di tutti i cuori rosanero.
“Io ho scelto il Palermo perché mi sono dato un compito ben preciso: farlo diventare una squadra importante. Non sono qui per fare annate di transizione. Mi hanno contattato altre società, è vero, ma io già alleno una grande squadra”.
Quello tra Delio Rossi ed il Palermo sembrava un idillio destinato a durare, questo almeno fino a quando sulla strada della compagine siciliana non si sono messi di traverso due attaccanti dalle qualità non comuni: Antonio Di Natale ed Alexis Sanchez.
Nel 2011 il primo era già considerato uno dei migliori attaccanti in assoluto, il secondo invece era un ragazzo che stava attirando su di se le attenzioni dei più grandi club europei, che si era già guadagnato il soprannome di Niño Maravilla e che di lì a poco avrebbe fatto il grande salto approdando al Barcellona.
Entrambi formavano la devastante coppia offensiva chiamata a capitalizzare quanto creato da un’Udinese pensata, disegnata e guidata alla perfezione da Francesco Guidolin. La loro intesa era straordinaria e la capacità di trasformare in oro ogni pallore arrivato nei pressi dell’area avversaria era già stata abbondantemente saggiata da tutte le avversarie sfidate nei precedenti ventisei turni di campionato.
E’ il 27 febbraio quando al Renzo Barbera il Palermo ospita i friulani per una partita dal sapore europeo. I padroni di casa si presentano all’appuntamento da ottavi in classifica, gli ospiti sono invece quinti. Gli ingredienti per una sfida dall’alto tasso di spettacolarità ci sono tutti, visto che in campo scendono giocatori del calibro di Sirigu, Darmian, Nocerino, Ilicic, Pastore, Handanovic, Benatia, Zapata, Asamoah ed Inler, oltre ovviamente alle due stelle dell’attacco bianconero. Peccato solo che manchi Miccoli, un altro di quelli capaci di inventare calcio.
Getty ImagesGli oltre ventisettemila accorsi nello storico impianto palermitano sanno quindi che ad attenderli c’è una domenica pomeriggio potenzialmente esaltante, quello che però non possono sapere è che ad esaltarsi saranno soprattutto in due: proprio Di Natale e Sanchez.
Che la giornata sarà di quelle complicate per i rosanero si capisce fin da subito. L’Udinese parte fortissimo e dà immediatamente la sensazione di voler dettare il gioco e al 10’ arriva il goal che sblocca la gara: cross dalla sinistra di Armero, Di Natale in torsione mette la palla di testa lì dove Sirigu non può arrivare, il tutto per quella che fino al quel momento è la sua diciannovesima marcatura in campionato.
Per il Palermo le cose si fanno terribilmente in salita al 19’ quando, sugli sviluppi di un corner è Sanchez a scaraventare di sinistro in rete il pallone del 2-0. La cosa inizia ad assumere i contorni della disfatta per i rosanero al 28’ quando ancora l’attaccante cileno, lanciato in contropiede dal ‘gemello’ Di Natale, si invola verso l’area avversaria, mette a sedere il portiere avversario con un ‘doppio’ doppio passo e cala il tris. Per il poker bisognerà attendere il 42’ quando ancora Di Natale punisce un Palermo, intanto rimasto in dieci per l’espulsione di Bacinovic, mentre il 5-0 arriverà solo sessanta secondi più tardi quando Sanchez ruba palla ad un avversario, sfida un difensore penetrando in area e insacca per la tripletta personale. I numeri sono impietosi: si va negli spogliatoi sul risultati di 0-5 e con un computo dei tiri che parla di un incredibile 11 a 1 a favore dei friulani.
Nella ripresa la musica non cambia e già al 49’ ancora uno scatenato Sanchez, dopo essersi visto ribattuto la prima conclusione, da posizione estremamente defilata trova con un esterno destro il goal del 6-0. E’ l’ultima magia che arricchisce una prestazione sontuosa, visto che quattro minuti più tardi, applaudito da tutti gli spettatori del Barbera, lascia il posto a German Denis. Il Niño Maravilla d’altronde si era presentato all’appuntamento in non perfette condizioni, aveva già saltato la precedente sfida con il Brescia ed andava preservato. A fissare il risultato sul definitivo 0-7 ci penserà poi Di Natale che al 61’ trasformerà un rigore assegnato dall’arbitro Peruzzo per un netto fallo di Darmian (espulso nell’occasione) ai danni di Armero.
Tre goal di Di Natale, quattro di Sanchez. Un’impresa incredibile che varrà la peggiore sconfitta interna in Serie A della storia del Palermo e la più larga vittoria esterna dell’Udinese.
Anni dopo, nel ricordare quella partita, Francesco Guidolin, che al Barbera si era presentato da grande ex, svelerà un aneddoto.
“A fine primo tempo mi rivolsi soprattutto ai senatori e dissi loro che bisognava fare le persone per bene e che non era il caso di infierire. In campo però ci furono in due o tre che non mi diedero ascolto, Sanchez su tutti. Dovetti sostituirlo, altrimenti quel giorno ne avrebbe fatti dieci di goal”.
Chiaramente diverso fu l’umore nello spogliatoio del Palermo, visto che di fatto Zamparini esonerò Delio Rossi in diretta nazionale.
“Ha l’1% di possibilità di restare, potete provare a scommettere. Ha rovinato il mio Palermo, ha distrutto la squadra. Non si può andare avanti così”.
L’Udinese chiuderà quel campionato al quarto posto, cosa che valse la qualificazione alla Champions League, e con ben 65 goal fatti, 40 dei quali messi a segno dalla coppia Di Natale-Sanchez. Il Palermo si piazzerà in 8ª posizione e si congederà dall’annata con una sconfitta patita contro l’Inter in una storica finale di Coppa Italia.
A fine stagione Delio Rossi lascerà il club nonostante l’offerta di rinnovo proposta da Zamparini ed anche Sanchez salutò la sua squadra. Chissà che quella straordinaria domenica di Palermo non abbia contribuito a convincere definitivamente il Barcellona a sborsare quasi quaranta milioni di euro pur di farlo suo per inserirlo in un reparto avanzato che già prevedeva campioni del calibro di Villa e Pedro, oltre che naturalmente di Leo Messi. Quello che è certo è che ancora oggi quella del Barbera è ricordata come una delle migliori partite della sua carriera.
Chi invece deciderà di non cambiare è Totò Di Natale. Nonostante le tante offerte ricevute da club che gli avrebbero potuto garantire grandi guadagni e grandi successi non lascerà mai la sua Udinese, ma questa è un’altra storia.




