Dall’8 febbraio 2015, il giorno del suo debutto, al 31 maggio 2015, il giorno della sua ultima partita. Centododici giorni in tutto, meno di quattro mesi. E’ stato in questo arco temporale che Mohamed Salah ha mostrato al mondo le sue straordinarie qualità. O meglio è tornato a mostrare, perché che fosse forte si sapeva, ma tra il fare la differenza nella Super League elvetica e farla nella Serie A, ce ne corre.
Quello che il 2 febbraio 2015 sbarca per la prima volta in Italia, è un giocatore del quale in molti parlano benissimo, ma del quale nell’anno precedente se ne sono praticamente perse le tracce. Dodici mesi prima il Chelsea aveva versato nelle casse del Basilea qualcosa come 15 milioni di euro pur di farlo suo anticipando una nutritissima concorrenza, ma di lì in poi di quel ragazzo egiziano capace di sfrecciare sul campo al doppio della velocità rispetto ai difensori avversari, praticamente non si avranno più notizie.
José Mourinho, che pure credeva molto nelle sue qualità, aveva da poco iniziato la sua seconda avventura alla guida dei Blues e l’aveva fatto con un unico obiettivo: vincere. Una volta trovato quindi quell’assetto che gli consentiva di macinare punti in campionato, decise di non toccare più la sua creatura. L’unica eccezione pronto a concedersi era l’inserimento di un esterno destro che il Chelsea aveva provato a far suo già in estate, che era reduce da un Mondiale da protagonista e che alla Fiorentina stava dimostrando di essere semplicemente tra i più forti in assoluto nel suo ruolo: Juan Cuadrado.
Ad agosto il club londinese si era dovuto arrendere alla volontà di Andrea Della Valle (“Cuadrado rimane a Firenze. E’ il mio regalo alla città”), ma nel corso dei mesi quella voglia di trattenere il colombiano a tutti i costi si era fatta sempre meno ferrea. A contribuire a riprendere il discorso fu la volontà del giocatore di fare un definitivo salto di qualità, ma anche 30 milioni di ottime ragioni, che si traducevano in un’offerta difficilmente rinunciabile.
A quel ‘gruzzolo’ non indifferente si decise poi di aggiungere anche il prestito con diritto di riscatto, di quel Salah del quale le ultime immagini arrivate in Italia erano quelle di un ragazzo intristito in panchina con una coperta sulle gambe.
E’ quindi in un contesto di generale malcontento che l’egiziano sbarca in riva all’Arno. Non solo agli occhi di molti è arrivato un giocatore che ha totalizzato appena tre presenze in campionato, ma deve anche sostituire uno degli idoli assoluti del Franchi.
Di lui si sa solo quindi che non gioca con continuità da tempo, che la trattativa è andata per le lunghe perché ha preteso che il contratto venisse tradotto in arabo e che per Montella è un profilo che poco ha a che fare con Cuadrado. L’allora tecnico viola, nell’accogliere l’egiziano, si affretterà a spiegare la sua visione della cosa dal punto di vista tattico.
“Da allenatore mi dispiace per la partenza di Juan, ma la società ha fatto la cosa giusta. Ora vedremo quanto tempo ci metterà Salah ad integrarsi. Tecnicamente non può fare la fase difensiva e quindi il quinto di centrocampo. Tuttavia stiamo parlando di un grande giocatore”.
Nonostante lo scetticismo generale, Salah viene comunque accolto a Firenze in maniera calorosa, fin dal suo arrivo in aeroporto, ma comunque nella mente di molti rimbalza una domanda più che lecita: è il forte attaccante del Basilea che è arrivato, o il gemello triste che ha collezionato panchine a Londra?
Salah prova a fugare i dubbi già nel corso di una conferenza stampa di presentazione alla quale si presenterà molto sicuro di sè.
“Non è vero che il campionato italiano è diventato di medio-basso livello, la maggior parte dei giocatori che decidono di andarsene lo fanno per allargare i propri orizzonti. Io ho giocato a destra e sinistra nel 4-3-3, ma anche da seconda punta. Spero di restare qui il più a lungo possibile e di vincere non solo un campionato, ma più di uno. Non sono intenzionato a tornare al Chelsea, voglio migliorare alla Fiorentina”.
Quando l’8 febbraio al Franchi arriva l’Atalanta, gli occhi di tutti i tifosi viola sono quindi per l’egiziano. Chi è allo stadio dovrà però attendere 65’ prima che Montella lo getti nella mischia, ma i suoi saranno 25’ fatti di tanta intensità e di scatti fulminei.
Una manciata di minuti non bastano per dare dei giudizi complessivi, ma una cosa appare fin da subito evidente: Salah è un giocatore diverso da Cuadrado. Non si allarga sulla fascia, non cerca mai il cross ed anzi, cerca triangolazioni con i compagni per vie centrali per crearsi poi quello spazio che possa consentirgli di andare al tiro. Quando muove il pallone si ha la sensazione di essere davanti ad un flipper.
Nel match successivo arriva sul campo del Sassuolo il primo goal italiano (accompagnato da un assist). Le settimane successive saranno invece scandite da un’ottima prestazione contro il Tottenham in Europa League, un’altra rete contro il Torino, un’ulteriore marcatura contro gli Spurs ed un goal decisivo contro l’Inter.
Ad un mese esatto dal suo arrivo in Italia nessuno ha più dubbi: Cuadrado è forte, ma l’affare vero l’ha fatto la Fiorentina.
Il club viola, nel corso della sua storia, ha accolto alcuni degli attaccanti più forti di sempre, ma un qualcosa del genere dalle parti Franchi non si era mai visto. Salah è veloce, tecnico, esplosivo e quando è in giornata è semplicemente inarrestabile.
Tuttavia per la definitiva dimostrazione di forza bisognerà attendere ancora qualche giorno. Il 5 marzo 2015 per la precisione. La Fiorentina è attesa dalla Juventus a Torino in un match valido per la semifinale d’andata della Coppa Italia. La partita ha già di suo un valore speciale per il popolo viola, ma questa volta c’è anche qualcosa di importante in palio da aggiungere. All’11’ il goal che forse ha cambiato per sempre la carriera di Salah: corner a favore dei bianconeri, Kurtic libera l’area servendo proprio l’egiziano che, partito dalla propria metà campo semina chiunque, punta e lascia sul posto Padoin, penetra fino all’altezza del dischetto del calcio di rigore e di sinistro fulmina Storari.
Getty ImagesE’ semplicemente una delle reti più belle della storia della Fiorentina, oltre che probabilmente dell’intera storia della Coppa Italia. La facilità di corsa e quel controllo di palla a velocità folle sono propri di un giocatore di categoria superiore. Di un fuoriclasse.
Quella sera Salah segnerà anche la rete del 2-1, quella che per la Juventus vorrà dire prima sconfitta allo ‘Stadium’ dal 2013 e quando il giorno dopo l’aereo che riporterà la Fiorentina a Firenze atterrerà al 'Vespucci', saranno oltre 400 i tifosi che accorreranno a riservargli il più caloroso degli abbracci: “Siamo venuti fin qua per vedere segnare Salah!”.
Solo pochi giorni prima era accaduta la stessa cosa, ma questa volta in piena notte e in stazione, al ritorno della squadra dalla vittoriosa trasferta contro l’Inter.
Firenze ha trovato il suo ‘Faraone’ e Salah ha trovato la piazza ideale nella quale poter mettere in mostra tutte le sue straordinarie qualità. E’ amore, di quelli più intensi in assoluto, ma quello che in molti non sanno è che è destinato a consumarsi nel giro di poche settimane.
Quando il 31 maggio successivo il campione egiziano nel lasciare già al 27’ il campo nel corso di un Fiorentina-Chievo dell’ultima giornata di campionato, riserverà al Franchi un saluto che sembra un qualcosa di più che un semplice ‘arrivederci alla prossima stagione’, saranno in tanti a chiedersi cosa stesse accadendo.
Il giocatore, dopo il triplice fischio finale cercherà poi Montella in sala stampa per salutarlo, è un qualcosa che viene visto come un altro indizio preoccupante.
In realtà per chi inizia a temere un addio c’è anche chi spiega che tra i due quello che dovrebbe salutare è l’allenatore, visto che in maniera nemmeno troppo velata ha fatto capire di voler tentare un salto di qualità che la Fiorentina non può garantirgli, e comunque il comunicato di febbraio parlava chiaro: c’è un diritto di riscatto.
Il club viola si era infatti garantito la possibilità di prolungare il prestito per un’altra stagione a fronte di un esborso da 1 milione di euro e di poter poi acquistare l’intero cartellino versando nelle casse del Chelsea altri 15 milioni. Comunque la si veda è un affare, visto quanto mostrato da Salah, ma c’è un particolare di non poco conto che è stato nascosto a tutti: al momento della firma il giocatore ha preteso che venisse allegato al contratto una scrittura privata le cui prime due parole sono “Irrevocable confirmation”.
L’accordo tra Fiorentina e Chelsea è chiaro, ma Salah si è sostanzialmente tenuto l’ultima parola. Qualora quindi non volesse restare a Firenze, nessuno potrebbe potrebbe costringerlo a farlo.
Il giocatore che ha salutato il Franchi contro il Chievo non è quello che ha esordito in maglia viola tre mesi prima contro l’Atalanta. Ormai tutti hanno capito che ha le stimmate del fenomeno e molti tra i migliori club d’Europa hanno già iniziato a bussare alla sua porta.
La Fiorentina non demorde, prova a mettere sul piatto un quadriennale da oltre 3 milioni di euro l’anno (una cifra enorme per il club), ma ormai non c’è più nulla da fare. Quell’amore così intenso non era poi così corrisposto e quella che sembrava una splendida storia solo al suo primo capitolo, si trasforma in una vicenda condita solo da carte bollate.
Il club viola si sente tradito e fa ricorso a tutte le sedi competenti, il giocatore intanto è volato in Egitto ed è irrintracciabile. A farsi sentire sarà solo il suo agente che farà arrivare a Firenze un messaggio forte e chiaro.
“Abbiamo deciso, non restiamo alla Fiorentina. Salah si trasferirà ad un altro club italiano”.
Seguiranno settimane dense di tensioni e polemiche che porteranno anche ad un incidente diplomatico con l’Inter, ovvero il club dato da molti sulle tracce dell’egiziano, ma di fatto la sostanza delle cose non cambierà: Salah tornerà sì a Firenze, ma solo da avversario. O meglio da nemico.
Mesi dopo il direttore sportivo della Fiorentina, Daniele Pradè, spiegherà, quando ormai l’egiziano è già un nuovo giocatore della Roma, come erano andate le cose.
“Nessuno, dopo i mesi trascorsi insieme, poteva immaginare cosa avesse in mente Salah. Le sue scelte possono essere giuste o sbagliate, questo a noi interessa poco, io posso solo dire che mai avrei pensato che la sua testa potesse cambiare in un modo del genere. Era l’uomo più felice del mondo a Firenze e quello che è successo era semplicemente un qualcosa di inimmaginabile. Faccio da tanti anni questo lavoro, ma non si finisce mai di imparare. Abbiamo preso un calciatore che era stato dimenticato e gli abbiamo dato la possibilità di giocare con continuità e di fare ciò che ha fatto, ma in un mese e mezzo è cambiato tutto. Non succede in nessun altra parte”.
Probabilmente Salah oggi non sarebbe ciò che è, ovvero uno degli attaccanti più forti e desiderati del pianeta, senza quelle 26 partite in viola condite da 9 goal e giocate da fuoriclasse. La sua esplosione, quella vera ad alti livelli, è avvenuta a Firenze ed è stato grazie a quanto fatto in riva all’Arno che tutti si sono accorti di cosa fosse realmente capace.
Poteva essere una storia splendida con un altro finale, ma ragionare con il cuore non è obbligatorio, soprattutto poi nel mondo del calcio. La Fiorentina si è goduta per qualche mese un campione di caratura superiore, peccato che che il prezzo da pagare sia stato altissimo: una scottatura di quelle che fanno male, oltre che la sensazione di essere stata usata come nulla più che un trampolino di lancio.


