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Rudi Garcia Roma Lazio 22092013Getty Images

Lo scudetto con il Lille, i record con la Roma e l'Europa League sfiorata: la carriera di Rudi Garcia

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"Tutte le strade portano a Roma". Rudi Garcia scelse questo come titolo per il suo libro, scritto appena un anno dopo il suo approdo alla Roma.

Il francese arrivò nella capitale nel corso di una delle estati da caldo record nella capitale. E non solo per i livelli raggiunti dalla colonnina di mercurio del centro metereologico dell'Areonautica Militare.

La Roma era reduce dalla più cocente delle sconfitte, quella del 26 maggio 2013 contro la Lazio in finale di Coppa Italia. Un ko sanguinoso, che convinse la dirigenza a cambiare passo dopo due anni di progettualità basta su giovani promettenti smarrita per via del rendimento sul campo.

In quell'estate incandescente, fatta di sfottò biancocelesti con striscioni aerei che ogni giorno solcavano i cieli del litorale laziale, Walter Sabatini mise a segno una serie di colpi in sequenza per rinforzare la squadra.

Ma prima c'era da individuare l'allenatore giusto per rimpiazzare il vuoto lasciato dall'esonerato Aurelio Andreazzoli, il colpevole perfetto per il disastro di Coppa Italia.

I primi nomi sondati dalla dirigenza romanista furono quelli di Walter Mazzarri e Massimiliano Allegri. Due profili che avevano fatto molto bene nelle rispettive esperienze con Napoli e Milan e che avrebbero quantomeno rasserenato gli animi di una tifoseria già di per sé molto passionale e ferita nell'orgoglio dal ko in finale.

Entrambi i tecnici, per motivazioni diverse ma nemmeno troppo tra loro, declinarono le avances della Roma. Fu così che la scelta ricadde su Rudi Garcia, tecnico francese del Lille.

Una squadra che, con tutto il rispetto, non rappresenta certo l'elite del calcio europeo. Eppure seppe convincere Sabatini e Massara a puntare su di lui per riportare la Roma in posizioni di classifica decisamente più gratificanti rispetto ai sesti/settimi posti ai quali si erano abituati dalle parti di Trigoria nei primi anni Duemiladieci.

Tra l'altro Rudi Garcia, come rivela lui stesso nel suo libro, non era nemmeno la prima scelta di Sabatini e Massara. I due responsabili dell'area sportiva erano infatti indirizzati inizialmente verso Laurent Blanc, indicato da Franco Baldini direttamente dal suo esilio londinese.

Garcia fu accolto a Roma con le stimmate della seconda scelta e tra la diffidenza generale. Il massimo della considerazione la ebbe, e non certo in positivo, per un video diventato virale in cui si esibiva con una chitarra nell'interpretazione de"El Porompompero" di Manolo Escobar.

Il curriculum del tecnico di Nemours era in realtà tutt'altro che scarno. La sua carriera di allenatore era partita dal Saint-Etienne, dove da assistente si era ritrovato poi in mano le redini della squadra nella confusione generale che travolse uno dei club francesi più prestigiosi tra il 2000 e il 2001.

Dopo di che una lunga esperienza nelle categorie minori a Dijon, che portato dalla National (la nostra Serie C) alla categoria superiore e con il quale ha sfiorato la promozione in Ligue 1.

Un anno a Le Mans, nel 2008, dove ebbe modo di conoscere Gervinho. La freccia ivoriana sarebbe diventata il suo calciatore di riferimento, e ancora oggi il legame tra i due è molto stretto anche se le strade professionali si sono separate da anni.

Da Le Mans, nel 2008 Garcia si trasferisce poi più a nord. Direzione Lille, città situata a pochi chilometri dal confine con il Belgio.

Qui l'allenatore trascorre cinque stagioni, riuscendo a imporsi come uno dei profili tecnici più interessanti nel panorama calcistico transalpino.

Nel lustro passato nell'Alta Francia, Garcia vince i suoi primi due titoli in carriera: il campionato e la Coppa di Francia, entrambi nella stagione 2010/2011.

Un double al quale non riesce però a dare seguito. Specialmente in Champions League, la squadra di Garcia mostra scarsa competitività e la magia del terzo anno lascia spazio a un accettabile terzo posto prima e un mediocre sesto posto poi.

Venuti a mancare i presupposti per continuare la sua esperienza al Lille, Garcia rivela che era intenzionato a prendersi un anno sabbatico e iniziare un'esperienza da commentatore televisivo.

Poi arrivò la Roma, e il resto della storia lo avete già letto arrivati a questo punto. E torniamo a noi.

Il francese, consapevole dell'incarico delicato assunto, fu abile a catturare l'attenzione del pubblico romanista su di lui, con delle frasi che ebbero lo stesso effetto di una sberla a mano aperta in pieno volto.

"Quelli che criticano il club e i giocatori non possono essere tifosi della Roma. Quando si ama la propria squadra la si incoraggia. Al massimo possono essere tifosi della Lazio".

Boom. Un missile dritto al cuore della parte più calda del tifo romanista. Che non la prese bene. La reazione dei supporter dimostrò però quanto il francese avesse centrato nel segno, anche se qualche giorno dopo corresse il tiro ai microfoni della tv ufficiale giallorossa.

Al lavoro mediatico, la dirigenza unì il sostegno economico per consegnare a Garcia un undici in grado di competere per il vertice.

Arrivarono calciatori di esperienza del calibro di Morgan De Santis e Maicon, ma anche calciatori promettenti e in procinto di diventare dei crack come Mehdi Benatia e Kevin Strootman e un paio di giocatori di talento ma da rilanciare dopo annate negative, vedasi Adem Ljajic.

Mancava però la firma di Garcia, quel giocatore che avrebbe potuto rendere quella squadra la sua squadra. E la scelta non poteva ricadere su nessun altro se non su Gervinho.

Inizia il campionato e l'impatto della nuova Roma è devastante. Garcia esordisce in Serie A a Livorno, in una giornata che sembra l'ultima di Daniele De Rossi in maglia giallorossa. Ma è proprio il 16 di Ostia a segnare la prima delle due reti romaniste in Toscana e a spazzare via le incertezze di un'altra stagione anonima.

La squadra di Garcia vince le prime dieci partite del campionato 2013/2014, diventando l'unica italiana ad aver centrato questo record ancora oggi imbattuto.

Garcia chiude il suo primo campionato in Italia al secondo posto con 85 punti, riportando la Roma in Champions League e facendo segnare il record di punti conquistati in una sola stagione dai giallorossi.

L'anno successivo sembra quello in cui trasformare il lavoro del primo anno nella concretizzazione del sogno: lo Scudetto.

Le cose andranno diversamente. Malgrado un inizio promettente, il primo spartiacque della stagione è lo scontro diretto perso con svariate polemiche arbitrali contro la Juventus a Torino. Alcune decisioni non corrette del signor Rocchi portarono a veementi proteste di Garcia, che in assegnazione del rigore ai bianconeri per un mani fuori area di Maicon mimò il gesto del violino verso il direttore di gara.

Da lì in poi la Roma inizia a smarrire progressivamente gioco, certezze e punti sulla Juventus assestandosi nuovamente al secondo posto ma con molte più difficoltà della stagione precedente.

La crisi del Governo Garcia si apre una notte di fine ottobre. All'Olimpico arriva il Bayern Monaco in Champions, appuntamento al quale la Roma si presenta forte di 4 punti raccolti con CSKA Mosca e Manchester City e convinta di poter fermare anche una corazzata come quella di Guardiola. Non è così.

I tedeschi segnano 7 goal, ridimensionando ampiamente le ambizioni europee romaniste. Da lì in poi Garcia e i suoi vivranno un periodo complicatissimo, acuito nella crisi nella stagione 2015/2016.

Dopo l'ultima partita di quel campionato, il francese si esprime in una maniera che lascia capire che le cose non potranno andar bene, sottolineando come la Roma non possa competere con la Juventus non avendo a disposizione risorse economiche adeguate.

La stagione 2015/2016 inizia sulla falsariga della precedente e costa a Garcia l'esonero a gennaio, con l'acme del dramma vissuto in Coppa Italia a dicembre per via dell'eliminazione ai rigori per mano dello Spezia.

Dopo Roma, Garcia trova una chance a Marsiglia. Nel triennio all'OM, il tecnico si rilancia parzialmente ottenendo due quinti e un quarto posto, ma soprattutto riportando il club ad una finale europea (quella di Europa League persa contro l'Atletico Madrid nel 2018).

Nel 2019, dopo aver lasciato il sud della Francia, accetta l'offerta del Lione. Con la nobile decaduta del calcio francese le cose vanno molto bene nelle coppe, meno in Ligue 1.

Chiude i due campionati con l'altro Olympique della sua carriera con un settimo e un quarto posto, ma sfiora la vittoria Coppa di Lega, arrendendosi ai rigori contro il PSG e soprattutto porta il Lione alla prima semifinale di Champions League della sua storia eliminando Juventus e Manchester City negli ottavi e nei quarti.

Il tecnico francese è sempre rimasto molto legato alla Roma e non ne ha mai fatto mistero.

In occasione della vittoria nel doppio confronto con la Juventus negli ottavi della Champions League 2019-2020, Rudi Garcia ha esordito nella conferenza stampa post partita mandando un messaggio ai suoi vecchi tifosi.

"Ragazzi, ce l'abbiamo fatta!"

Un messaggio gradito dalle parti di Roma. Una città che, malgrado l'etichetta di ambiente difficile riesce sempre a lasciare qualcosa nel cuore di chi ha la possibilità di intraprendere un percorso professionale nella Capitale.

Lo stesso Garcia ha pagato con l'esonero le difficoltà, vedendo diventare suoi oppositori gli stessi tifosi che pochi mesi prima lo avevano innalzato a nuovo condottiero destinato a riportare la squadra giallorossa in alto.

Nel 2022/2023 ha allenato Cristiano Ronaldo all'Al-Nassr, in Arabia Saudita, e ha subito gli improperi sul suo conto da parte di Juninho Pernambucano.

Dopo la risoluzione consensuale per il periodo non proprio esaltante in Arabia, Rudi Garcia è tornato in Italia per guidare il Napoli.

E se tutte le strade portano a Roma, del resto, sembrava possibile che il transalpino dal nome iberico avrebbe potuto ripercorrerle e tornare in Italia. D'altronde si torna sempre dove si è stati bene, no?

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