Anche nel 2016 la sfida dell'Olimpico tra Roma e Torino fu giocata in occasione di un turno infrasettimanale. Era il 20 di aprile, la Roma di Luciano Spalletti difendeva il terzo posto, che all'epoca era valido per i playoff di Champions League, e teneva nel mirino il Napoli di Higuain, con il 'Pipita' in stato di grazia che di lì a poco avrebbe ottenuto il record di goal in un singolo campionato di Serie A.
Quella guidata da Spalletti era una Roma forte, fortissima: sicuramente più di quanto non fosse consapevole di essere. Szczesny tra i pali, Maicon, Rudiger, Manolas ed Emerson Palmieri in difesa, Florenzi, Keita e Nainggolan a centrocampo, Salah, Perotti ed El Shaarawy in avanti. Con Digne, Strootman, De Rossi, Pjanic e Dzeko in panchina, tanto per gradire e in onore del turnover. Una squadra stellare che, col senno di poi, avrebbe dovuto ambire sicuramente a qualcosa in più.
Ah, in quella Roma c'era anche Francesco Totti. Suona strano, detto così, ma in quel periodo il Capitano giallorosso stava attraversando quello che lui stesso ha definito il periodo più brutto della sua carriera. Sono passati appena due mesi da quando, dopo un'intervista non gradita rilasciata alla Rai, Totti è stato rimandato a casa, costretto ad abbandonare Trigoria alla vigilia di un Roma-Palermo.
GettyCon Spalletti il rapporto è ai minimi termini, il tecnico lo usa col contagocce, nonostante proprio in quella stagione Totti dimostri di essere ancora decisivo. Un assist dopo l'altro, un goal dopo l'altro.
Arriva così la sfida col Torino, che arriva pochi gioni dopo un rocambolesco 3-3 ottenuto sul campo dell'Atalanta. Proprio Francesco Totti, dopo mesi di astinenza, aveva siglato il goal del definitivo pareggio con una rasoiata imparabile, prima di servire un assist al bacio per Dzeko, che sfiora il 4-3. Ma nel dopogara qualcosa era andata storta.
“La partita l'ha raddrizzata la squadra, Totti ha fatto il gol. Lui ha calciato in porta come l'altra volta ha dato un pallone: se ne dava tre, facevamo tre gol. Dal punto di vista giornalistico e di sentimenti, ci fa piacere questa attenzione, ma è sempre la squadra che raddrizza. Mai un giocatore".
Le parole pronunciate da Spalletti nel dopopartita puzzano di astio lontano un miglio. E così è. Negli spogliatoi, infatti, succede di tutto. Lo racconta lo stesso Totti, nella sua biografia. Il tecnico lo accusa di pretendere un trattamento diverso: "Te ne dovresti andare", gli urla in faccia. I due vengono quasi a contatto, separati dal resto dei giocatori. E' caos.
Ovviamente, tre giorni dopo, Totti siede ancora in panchina. Accanto a lui ci sono De Rossi, Dzeko e Pjanic, probabilmente insieme a Florenzi e Nainggolan i giocatori più vicini al Capitano. Di fronte c'è il Torino di Ventura e Belotti. Ed è proprio il gallo a portare in vantaggio i granata nel primo tempo. Manolas pareggia a metà ripresa, ma il venezuelano Josef Martinez riporta in vantaggio il Toro.
Spalletti, che aveva già mandato in campo Pjanic e Dzeko, non può esimersi dal mandare in campo anche Francesco Totti. Il pubblico dell'Olimpico, del resto, invoca il Capitano da più di mezz'ora. Spalletti, però, lo manda in campo soltanto a 3 minuti dalla fine.
"Entro a gioco fermo, c'è una punizione per noi dalla trequarti destra, Manolas allunga la traiettoria e io, entrando da sinistra in spaccata, riesco a metterla in porta. Sotto alla Curva Sud. Impazzisco. La curva in quel momento ha un richiamo magneitoc, perchè il recupero del risultato unito al fatto che abbia segnato io autorizza ad andare fuori di testa".
Getty ImagesMa non è tutto.
"Tempo tre minuti e l'arbitro Calvarese ci regala un rigore, il fallo di mano di Maksimovic su cross di Perotti proprio non c'è. Normale che tocchi a me, è una responsabilità doppiamente pesante perchè investe la squadra e la mia storia personale (...) Il campo è pesante perchè ha piovuto, valuto il solito collo destro ma non calcio un buon rigore, non abbastanza angolato nè violento. Almeno è rasoterra, però: Padelli lo tocca senza riuscire a bloccarlo, e finisce in gloria. I compagni che mi abbracciano sono letteralmente esaltati, la gente in curva piange, uscendo dal campo perfino Spalletti non riesce a fare a meno di assestarmi una pacca complice. E' semplicemente una conclusione incredibile".
Getty ImagesIl racconto dello stesso Francesco Totti, tra le pagine della sua autobiografia scritta a quattro mani con Paolo Condò, aggiunge un ulteriore retroscena, spiegato nuovamente dallo stesso Capitano in "Mi chiamo Francesco Totti", film uscito proprio qualche mese fa.
"Mi sarei dovuto ritirare la sera di Roma-Torino: mi vengono dati quattro minuti soltanto, io me li faccio bastare per ribaltare il risultato con una doppietta, corro sotto alla Sud, la squadra vince, i compagni mi portano in trionfo. Sarebbe stata la conclusione perfetta, me l'hanno detto sia Ilary sia Vito, che su queste cose hanno una sensibilità parallela. A dire il vero il pensiero mi aveva sfiorato, quella sera di gioia esplosiva, ma si era subito dissolto perchè in quel momento non avrei saputo come introdurlo, come dirlo, come farlo. Avrei dovuto improvvisare, e forse sarebbe stata la scelta migliore perchè la gente, di me, ha sempre apprezzato innanzitutto la spontaneità".
Il resto è storia. Totti firma il rinnovo per un'altra stagione che si rivelerà ancor più travagliata. La Roma chiuderà il campionato al terzo posto, ma non riuscirà comunque a prendere parte alla Champions League, eliminata dal Porto nei preliminari. A guidare quella Roma c'è ancora Spalletti e per Totti, contro i portoghesi, non ci sarà a disposizione neanche un minuto.




