Anche Matteo Politano, domani sera, calcherà il terreno di gioco dell'Olimpico. Sì, ma con la maglia 'sbagliata': quella dell'Inter. Perché ciò che lui avrebbe voluto più di ogni altra cosa indossare, ovvero la casacca gialla e rossa della Roma, gli è sempre stato negato, almeno a livello di prima squadra.
Profumo di vendetta, dunque, ma solo parziale. Perché l'ex giocatore del Sassuolo, trasferitosi a Milano durante il calciomercato estivo dopo aver sfiorato Napoli qualche mese prima, è e resta un tifoso della Roma, il club dov'è nato e cresciuto e dove però non è riuscito a completare la propria maturazione calcistica, fino alla definitiva separazione.
"Da giocatore del Sassuolo veniva a vedere le partite di nascosto, c'era ad esempio anche contro il Barcellona": parole e musica di Eusebio Di Francesco, che durante la conferenza stampa di presentazione di Roma-Inter si è lasciato andare anche a un aneddoto sull'esterno uscito dalle giovanili giallorosse. Ieri amico, domani nemico.

Già, perché pochi conoscono Politano meglio di lui, suo allenatore a Sassuolo nella stagione 2015/16, quella del sesto posto finale e dell'impensabile qualificazione all'Europa League, e in quella successiva. E proprio Di Francesco ha una parte di 'colpa', se Politano non è mai tornato a Roma: "Sono io che l'ho portato via, io ho premuto per farlo riscattare".Era il 21 maggio del 2016.
Certo, se la vita è tutta una questione di scelte, quelle della Roma hanno pesato. Penalizzando Politano e i suoi sogni, anno dopo anno, ma al contempo contribuendo a una crescita 'diversa' del talento della Capitale. Prestiti al Perugia e poi al Pescara, con tanto di promozione in A; quindi ecco il Sassuolo, dove il nostro si è conquistato la Nazionale; infine l'Inter, la Champions League, il sogno di lottare per i più alti traguardi.
Domani sera Politano giocherà con ogni probabilità dall'inizio, nello stesso stadio in cui pochi mesi fa, il 10 aprile, esultava come un tifoso tra i tifosi per una rimonta entrata nella storia della Roma. Ma stavolta andrà contro la squadra del proprio cuore, quella che mai ha creduto in lui. Senza rancore, ma con un piccolo desiderio di vendetta nel cuore.




