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Rock'n'Klopp: birra, heavy metal, normalità e schiettezza

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La vittoria della Champions League dell'anno scorso e il fresco titolo di campione d'Inghilterra hanno permesso a Jürgen Klopp di togliersi di dosso la scomoda etichetta di 'perdente di lusso'. L'unica che gli rimane, per sua fortuna, è quella di Normal One che si è dato da solo per contrapporsi a Mourinho. Quella che di certo lo rispecchia al meglio.

“Sono una persona normale che viene dalla Foresta Nera, mia mamma è molto orgogliosa di me. Non sono un sognatore ma sono un romantico”.

Il tecnico del Liverpool è "one of us" , per i tifosi del Liverpool. "Uno di noi" , per ogni appassionato di calcio. Uno che partendo dal nulla realizza il sogno che aveva da bambino. O forse no.

In effetti il piccolo Jürgen voleva fare il medico, ma gli studi non lo portavano proprio in quella direzione. Un insegnante gli augurò che funzionasse il suo piano di aver successo nel calcio, "altrimenti non ti vedo bene...”. Profetico. Un futuro nella musica, invece, lo ha escluso lo stesso Klopp, nonostante gli piaccia l'heavy metal . Anche in campo: le sue squadre devono essere rumorose, caotiche, di rottura. Insomma, meglio seduto in panchina che frontman di una band, "anche se alla PlayStation canto Country Road ad altissimo volume" . Sicuramente ha senso del ritmo, tanto che il suo 'Let's talk about six' dopo la vittoria della Champions League a Madrid col Liverpool è diventato virale.

Probabilmente della rockstar non ha neanche lo stile, anche se all'estetica ci tiene. Certo, il cappello a forma di ombrellino che aveva in testa a Ibiza nell'estate 2017 lascia pensare l'opposto. Dei suoi capelli, però, va orgoglioso. Quando qualcuno gli chiese del trapianto, la prese col sorriso: "Beh non mi sembra siano usciti male, no?". Forse avrebbe preferito esser diverso nel 2013, quando Mario Götze lo tradì per andare al Bayern ("una squadra che ha il bazooka" ), scelto da Guardiola: “Se n’è andato per colpa mia, non sono riuscito ad essere più basso e parlare spagnolo".

Per la cronaca, il suo sostituto fu Mkhitaryan e Klopp non se ne dispiacque affatto: "È perfetto per noi, come un fondoschiena su un gabinetto" . Un modo particolare per dimostrare fiducia a un suo giocatore. Un po' come quando disse che se Hummels fosse andato allo United avrebbe mangiato un manico di scopa. L'affetto verso i suoi giocatori è ciò che ha permesso al Dortmund di iniziare un ciclo vincente, a partire dal titolo del 2011 ("Mi sentivo di allenare una squadra di Under-19" ). Quando ottenne il primo successo in Bundesliga, anche se l'obiettivo più grande mai raggiunto, dal suo punto di vista, rimane la prima storica promozione del Mainz in Bundesliga ottenuta nel 2004. Non un successo casuale, visto che proprio il Mainz è la squadra in cui ha giocato per undici anni da calciatore.

Jürgen Klopp MainzGetty

Certo, i festeggiamenti probabilmente furono diversi rispetto a quelli del 2011 col BVB. La partita decisiva fu col Norimberga in casa: alla mezz'ora il punteggio era già 2-0. "Sentivo che fosse fatta, ma non potevo già aprire le birre in panchina. Insomma, ero l'allenatore" , ha ammesso in seguito. Poi successe di tutto. Compresa una frecciata ai tifosi dello Schalke, che non vedono un Meisterschale da oltre 60 anni. Uno gli chiese cosa provasse, Klopp rispose: "Come spiegheresti a un cieco i colori?”. Poi, l'avventura con Watzke, tra camion e polli.

"Ero davvero devastato, mi sono svegliato su un camion in un garage, non ho idea di cosa sia successo nelle ore precedenti. Mi sono trovato nel piazzale di una grande fabbrica con Aki Watzke (CEO del Dortmund, ndr). Abbiamo fermato una station wagon chiedendo un passaggio, offerto 200 euro al guidatore. Mi siedo indietro. Continuavo a sentire ‘cluck, cluck, cluck’. Il baule era pieno di polli, c’erano anche dei montoni sgozzati”.

Watzke quando ricorda quei momenti arriva quasi in lacrime. Li ha definiti unici, come il legame che ha avuto con Klopp. "Alchimia irripetibile". Quella che Klopp aveva con il club e con i suoi giocatori, quella che Subotic aveva coi tifosi del Dortmund. In quei famosi festeggiamenti del 2011 scese in strada, in piedi su un'auto, a cantare con i tifosi a torso nudo. "Migliore come tifoso che come difensore", aveva detto del serbo. In ogni caso, l'anno dopo Subotic è stato uno dei protagonisti della corsa al titolo e al Double del 2012. E nel 2014 finì dietro al bancone dei bar del Westfalenstadion insieme ai suoi compagni a servire birra ai tifosi.

Nuri Sahin Jürgen Klopp FC Bayern München Borussia Dortmund Bundesliga 26022011Getty

Una cavalcata talmente simile che neanche Klopp sa distinguere alcune partite. Colpa della birra? ”Dei festeggiamenti del double del 2012 non ricordo nulla. Ragazzi, non bevete" . Gli effetti 'negativi' della birra sulla vita di Klopp. Sì, ce ne sono di positivi, eccome. Ad esempio: grazie a una birra ha conosciuto la sua attuale moglie (che “scrive libri praticamente come Harry Potter, ma senza fottute scope volanti" ). L'allora tecnico del Mainz aspettava di essere servito al bancone da una ragazza che poco dopo avrebbe sposato. Una mossa audace, al contrario di quella che, nello stesso periodo con i Nullfünfer  fece durante un ritiro estivo.

"Abbiamo portato la squadra su un lago in Svezia, dove non c’era elettricità. Siamo rimasti cinque giorni senza cibo. Dovevano farlo. Mi chiedevano se non fosse meglio giocare a calcio. No. Non possiamo allenarci qui, ma possiamo nuotare e pescare. Non avete idea di quanto ne uscimmo rinforzati”.

Anche dai fallimenti Klopp ne è uscito rinforzato. Tanto che è andato al Dortmund dopo aver fallito l'obiettivo promozione in Zweite con il Mainz. Ha sempre la capacità di vedere il lato positivo, come nella finale di Champions League del 2013, persa contro il Bayern e apparentemente senza un bicchiere mezzo pieno: “Posso solo dire che è stato grandioso. Londra è la città dei giochi olimpici, il tempo era bello, tutto è andato bene. Solo il risultato è una merda” .

Non poteva comunque essere una finale europea persa a minare il rapporto tra Klopp e la sua squadra. Anzi, tra Klopp e la sua gente. A Dortmund come a Liverpool: nel 2016 ha perso la finale di Europa League. Poi si è riscattato lo scorso anno con la Champions. E tra poche settimane alzerà anche la Premier League, che manca agli 'Scousers' da trent'anni. Qualcuno aveva anche proposto di installare una Klopp-cam ad Anfield. Anche se il tecnico non ne è proprio convinto: “Se qualcuno è così stupido da voler vedere la mia faccia per 90 minuti non posso cambiare il mondo”.

Una sua espressione, comunque, è anche diventata un 'meme': Napoli-Dortmund del 2013. Espulso dopo proteste aggressive, aveva seguito il secondo tempo insieme al custode dello stadio San Paolo, tra un caffé e una sigaretta. "Lui non parlava né inglese, né tedesco. Io non sapevo nessuna parola di italiano, ma quella fu un’esperienza davvero interessante",ha rivelato in seguito Klopp. Le espulsioni se le ricorda: la prima arrivò perché andò dal quarto uomo a dirgli "quanti errori puoi fare? Se son 15, ne hai ancora uno”.

Jurgen Klopp Napoli Borussia Dortmund Champions LeagueDAZN

L'aplomb, comunque, lo perde solo in panchina, perché Klopp in televisione ci sa stare eccome: dal 2005 al 2008 ha commentato le partite della nazionale tedesca su ZDF. Anche nel 2010 per i Mondiali è tornato sullo schermo. Ha preso parte anche ad un video per bambini che incitava la Germania prima del Mondiale 2010. Sul canale del Liverpool sono popolari i suoi video, soprattutto quello a Sydney quando ha imparato la cultura indigena del posto. Oppure quando ha imparato il dialetto Scouser grazie ad un bambino. Forse, comunque, di alcune uscite se n'è pentito: "Ho detto troppe stronzate e nessuno se le dimentica". Jürgen, dimenticare è impossibile.

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