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Andrew Robertson Liverpool 2019-20Getty Images

Robertson senza freni: da "la vita è uno schifo" ai trionfi col Liverpool

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"La vita a quest'età è uno schifo senza soldi. Ho bisogno di un lavoro".

Otto anni fa, non trentacinque. Agosto 2012, tempi brutti, momenti in cui il pallone ti sembra un ninnolo che distrae dalle vere necessità della vita. Quella di trovarsi un lavoro vero e ben retribuito, ad esempio. Andy Robertson oggi ha tutto: è campione d'Europa in carica e da qualche settimana è diventato pure campione d'Inghilterra. Lo conoscono e lo apprezzano tutti. Ma otto anni fa nel tunnel della sfiducia era finito anche lui, eccome.

#Needajob, ovvero "mi serve un lavoro".Così twittava il treno scozzese della fascia sinistra di Klopp in quel caldo agosto, quando il suo mondo calcistico era racchiuso nel Queen's Park, il club più antico del Paese. Quarta serie scozzese, altro che Premier League. E altro che Liverpool macina-record.

Bene: qualche dio del pallone deve averne udito l'urlo verso il cielo, perché da allora la vita di Robertson è cambiata da così a così. Costantemente, senza pause. Un gradino dopo l'altro, sempre camminando con il naso all'insù, sempre verso l'infinito. Dal rifiuto del Celtic, che lo aveva scaricato una decina d'anni fa e che oggi si starà mangiando le mani (e come potrebbe essere altrimenti?), Andy si è preso il mondo.

Il primo passo, bello deciso, è il trasferimento al Dundee United nel 2013. È Premier League scozzese, non quella inglese, ma è sempre meglio della palude in cui Robertson s'era andato a infilare. Poi ecco l'Inghilterra, l'Hull City, con cui prima retrocede in Championship e poi viene promosso in Premier. E infine, nel 2017, la grande chance: il Liverpool, Anfield, Klopp, la Kop.

Insomma, ne è trascorso di tempo da quando Robertson, per guadagnarsi da vivere, lavorava per la FA scozzese a Hampden Park, lo stadio della Nazionale. Le sue mansioni? Rispondere al telefono in ufficio, prendere prenotazioni per le partite. Cose così.

"Una volta, in una gara tra la Scozia e il Belgio, mi è stato ordinato di mostrare all'infortunato Kompany il suo posto e dargli il suo match program. Ma lui probabilmente non se lo ricorda".

Mille anni fa, una vita fa. Oggi Robertson ha una Champions League e una Premier League nel proprio curriculum. Più 34 presenze con la Scozia, di cui è capitano da un paio d'anni. Una volta avuta la conferma matematica del titolo, è stato tra i più attivi sui social. Niente messaggi intrisi di depressione, stavolta. Perché la vita non è più uno schifo.

A proposito: quel tweet di otto anni fa è ancora lì al proprio posto, mai cancellato. E più di un tifoso del Liverpool ha deciso di fare un salto all'indietro, ripescandolo e twittando la propria euforica risposta post-titolo di Premier League. Com'era già accaduto due anni fa, dopo la qualificazione alla finale di Champions League contro il Real Madrid, e poi 12 mesi fa, dopo la conquista del trofeo al Wanda Metropolitano.

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