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Real Madrid-Eintracht Francoforte 7-3: la "partita del secolo" che ha fatto la storia della Coppa dei Campioni

09:59 CEST 10/08/22
Real Madrid Eintracht 7-3
Fu la finale con più goal e più pubblico nella storia delle coppe europee: una squadra di star contro dei dilettanti.

Per il Real Madrid è solo una delle tante, per la precisione 14, coppe dalle grandi orecchie vinte nella propria gloriosa storia. Per l’Eintracht Francoforte, invece, è uno dei punti più alti mai raggiunti. Per la storia del calcio, invece, è semplicemente la finale di Champions League o Coppa dei Campioni con più goal segnati nella storia: 10, in totale. Forse un po’ sbilanciati: 7-3. Ma è comunque una serata che è rimasta nella leggenda, anche perché sugli spalti di Hampden Park a Glasgow quel 17 giugno 1960 c’erano oltre 127mila tifosi. Un numero inimmaginabile per il calcio di oggi. Altro record.

Questa sera le due squadre di ritrovano. Di tifosi ce ne saranno decisamente molti meno, praticamente un quarto, visto che all’Olympic Stadium di Helsinki si scollina appena sopra i 35mila. Forse anche il risultato non sarà lo stesso, in termini di goal segnati. Di certo saranno le stesse le protagoniste in campo: la vincitrice della Champions League, il Real Madrid, e la vincitrice dell’Europa League, l’Eintracht Francoforte. E in palio non ci sono le grandi orecchie, ma la Supercoppa UEFA. Non è la stessa cosa.

1960, 2022. 62 anni e qualche giorno di differenza. Tanto passa tra le uniche due volte in cui i Merengues e Die Adler si sono trovate di fronte nella loro storia. Club entrambi di tradizione, uno con una storia di successi che non va certo spiegata, l’altro di grande appartenenza con acuti nazionali ed europei. Le loro storie si legano a doppio filo a distanza di oltre sei decenni. La Supercoppa sarà una festa per i tedeschi, un’altra opportunità per gli spagnoli. Quella Champions invece rimane un vanto per entrambe. Sì, anche per l’Eintracht. Nonostante tutto.

Il viaggio della Champions League 1959/60 è iniziato per entrambe dall’Italia, dal sorteggio che si tenne a Cernobbio, piccolo paese sul lago di Como che conta neanche 10mila anime. E curiosamente per l’Eintracht, qualificatosi come campione di Germania nel 1959 - quando ancora si assegnava il titolo ad eliminazione diretta e non a girone unico, come sarebbe stato dal 1963 con la creazione della Bundesliga - doveva passare nuovamente dalla Finlandia e dalla sfida al KuPS, che poi non si è più svolta per il ritiro degli scandinavi a causa di motivi economici. Poi la doppia sfida con lo Young Boys e con il Wiener Sport Club, tra Svizzera e Austria. Fino alla semifinali con i Rangers. Di nuovo, corsi e ricorsi.

A Siviglia, lo scorso 18 maggio, c’erano proprio loro. Nuovamente sulla strada tra l’Eintracht e la gloria. In entrambi i casi a festeggiare sono stati i tedeschi, ma nel 1960 l’equilibrio del doppio confronto non era praticamente esistito: 6 goal all’andata e 6 al ritorno, 6-1 e 6-3, mai nessuna semifinale è stata così squilibrata in termini di reti segnate. La più ampia vittoria nella storia della massima competizione europea e, giusto per gradire, anche la semifinale con più goal in assoluto (16).

“Abbiamo battuto i Rangers 6-1 a Francoforte e 3-6 in Scozia dopo aver affrontato un lungo viaggio in auto e in barca - ha raccontato Lutz, difensore di quell'Eintracht, ad 'As' - La ripercussione è stata tale che ci hanno invitato a fare un'amichevole lì poco prima della finale. 104.000 spettatori sono venuti a vederci. Noi, che eravamo dilettanti! Ci hanno pagato il viaggio in aereo, era la prima volta che volavamo. La seconda sarebbe stata per la finale…”.

Il perfetto antipasto per una finale che avrebbe fatto la storia. Dall’altro lato del tabellone arrivava il Real Madrid, che aveva passeggiato contro i lussemburghesi del Jeunesse Esch e del Nizza prima di trovarsi in semifinale a disputare il Clàsico contro il Barcellona. Terminato senza grande partita con un doppio 3-1 che ha portato i favoritissimi Blancos fino alla finalissima di Hampden Park, dopo aver vinto già le prime 4 edizioni della coppa.

E pensare che quella finale rischiava di non essere nemmeno giocata. Il motivo? Delle frasi al veleno di Ferenc Puskas risalenti al 1957, tre anni dopo la finale Mondiale in cui Germania Ovest aveva battuto 3-2 l’Ungheria, il celebre Miracolo di Berna. La stella magiara aveva accusato i tedeschi di aver fatto uso di sostanze illegali durante lo svolgimento della competizione. Piccata, la DFB aveva proposto di non schierare alcuna squadra se in campo ci fosse stato Puskas. La faccenda si risolse con una foglio di scuse formale. Show must go on, avrebbe detto qualcuno qualche anno dopo. Altri tempi.

Per fortuna, ad Hampden Park si giocò regolarmente. E fu uno spettacolo talmente unico che il pubblico presente omaggiò le due squadre con 15 minuti consecutivi di applausi dopo il triplice fischio.

Il Real Madrid contava su una delle squadre più forti di ogni epoca, con Rogelio Dominguez in porta, Marquitos, Santamaria e Pachin in difesa, il capitano Zarraga con Vidal in mezzo e poi la leggendaria linea d’attacco con Canario, del Sol, Di Stefano, Puskas e Paco Gento. La maggior parte di questi era già presente all’inizio del ciclo europeo vincente. Era una prima volta per il leggendario allenatore Miguel Munoz, che sarebbe rimasto su quella panchina fino al 1975.

Per l’Eintracht Francoforte, invece, la storia era ben diversa. Se facciamo eccezione per il capitano Alfred Pfaff, campione del mondo proprio nel 1954 segnando anche un gol (pur da coprotagonista in quanto, di fatto, riserva di Fritz Walter), il resto della rosa si trovava per la prima volta su un palcoscenico così di prestigio. Era una squadra costruita senza grandi nomi internazionali, anche perché nella maggior parte dei casi si trattava di giocatori dilettanti, non di professionisti, vista la struttura del calcio tedesco dell'epoca.

“Il giorno prima di viaggiare alla volta di Glasgow avevamo tutti lavorato, c’era chi faceva il meccanico, chi lavorava come funzionario pubblico. Il club ci aveva dato delle scarpe che dovevamo far durare tutto l’anno. E non potevamo nemmeno regalare magliette. Ci siamo allenati un paio di volte prima della partita”, aveva raccontato Lutz ad ‘As’.

Si schierava con Loy in porta, Lutz e Höfer in difesa, poi Stinka, Eigenbrodt e Weilbächer a centrocampo e la linea offensiva prevedeva Kreß, Lindner, Pfaff, Stein e Meier. A guidarla Paul Oßwald, arrivato due anni prima dai Kickers di Offenbach.

La differenza in campo nei primi minuti non sembrava nemmeno essere così evidente come i nomi la potevano tracciare. E infatti ad andare in vantaggio furono i tedeschi, già pericolosi in avvio: al 18’ a trovare la deviazione giusta era stato Kreß, con un bel taglio sul primo palo. Poi, però, entro la fine del primo tempo arrivò la risposta immediata del Real Madrid: doppietta da attaccante di razza quale era per Alfredo Di Stefano e 2-1.

A quel punto era arrivato il momento di Ferenc Puskas. Che forse, pensando a Pfaff, ha sentito necessità di rivincita. Sinistro di potenza sotto l’incrocio dopo una dribbling a un tocco, calcio di rigore, colpo di testa a centro area, mancino all’incrocio dopo una giravolta in mezzo all’area. Poker in 27 minuti, tra il 45’ e il 71’. Ancora oggi un record: mai nessun altro ha fatto un poker in finale. Di Stefano si è fermato a 3, così come Pierino Prati in Milan-Ajax del 1969.

Sul 6-1 la coppa aveva ormai preso la strada di Madrid, ma la reazione dell’Eintracht affidata ad Erwin Stein aveva riacceso la partita. Da 6-1 a 6-2, poi 7-2 e infine 7-3. 4 goal in 5 minuti infiammarono il pubblico e resero la partita ancora più divertente. Non un caso che il Telegraph l’abbia inserita tra le migliori partite della storia del calcio e in Germania venga ricordata come “la partita del secolo”.

“A cena, dopo la partita, ogni giocatore del Real Madrid ci ha regalato un orologio d’oro” ricorda Stein ad ‘As’, “a me lo ha dato Gento. Con quello che abbiamo guadagnato non avremmo mai potuto comprarlo. In quella serata abbiamo dato al Real un gagliardetto del valore di 20 marchi e loro ci han dato degli orologi che ne valevano 600 l’uno″.

Il legame tra i due club non si è mai spento del tutto. Alcuni anni dopo la finale, fu organizzata un’amichevole con una successiva cena alla presenza anche del presidentissimo Santiago Bernabéu. Nel 2010, per il cinquantenario, i giocatori dell’Eintracht sono stati ospitati allo stadio prima della finale di Champions League. Questa sera ad Helsinki si ritrovano ancora di fronte le due squadre. E non può essere una serata come tutte le altre.