Nemanja. Nome molto diffuso nel mondo slavo e dall'etimologia incerta. Tra le ipotesi più accreditate c'è quella che secondo la quale il nome sarebbe una composizione delle parole Neman ("demoni") e ja ("io"). Un concetto a grandi linee traducibile come "colui che combatte i demoni".
Pochi altri nomi sembrano azzeccati per Nemanja Radonjic, un calciatore di indiscusso talento che non è riuscito a raccogliere quanto avrebbe potuto proprio a causa di certi demoni.
Dopo l'infanzia trascorsa a Nis il giovane serbo viene accolto nelle fila delle giovanili del Partizan Belgrado prima e dell'Academia Hagi poi, imponendosi come uno dei profili del calcio balcanico con maggiore possibilità di imporsi ad altissimi livelli.
A frenare la sua ascesa è un carattere tutt'altro che mansueto e una propensione al sacrificio non proprio spiccata. Qualche comportamento sopra le righe, tra cui quello che porta alla rottura con il presidente del Partizan, Dragan Djuric, fa si che si inizi a parlare di lui come del più classico dei bad boy.
Una nomea che però non sembra spaventare Walter Sabatini. Uno dei più grandi scopritori di talenti del calcio italiano, nel 2014 alla guida della direzione sportiva della Roma, decide di investire sul calciatore portandolo a Trigoria per una cifra piuttosto consistente dopo essere rimasto stregato dal calciatore nel corso di uno dei tanti tornei giovanili che si disputano in Europa.
"Se su questo ragazzo mi sbaglio, venitemi a cercare. Ha un talento immenso e con il tempo lo vedrete tutti".
Un'investitura, oltre che un investimento, di tutto rispetto da parte del dirigente romanista.
Nelle casse del club serbo vengono versati oltre 4 milioni, grazie ai quali viene bruciata la concorrenza del Partizan Belgrado, che vorrebbe riprenderselo malgrado gli strappi con la presidenza. Un affare che suscita anche qualche polemica nella capitale, soprattutto quando si scopre che oltre un terzo del denaro speso per lui è finito in commissioni devolute all'agente del ragazzo.
Radonjic viene comunque inserito nelle fila delle giovanili della Roma, dove c'è la convinzione che sotto i consigli e la sapiente guida di Alberto De Rossi riuscirà a mettersi in riga e diventare l'ennesimo grande colpo a costi contenuti messo a segno da Sabatini in carriera.
Una volta varcati i cancelli del Fulvio Bernardini però, il serbo sembra dissolversi nel nulla. Malgrado diverse buone prestazioni con la Primavera, il salto in prima squadra viene continuamente rimandato a data da destinarsi anche per via di problemi legati al suo tesseramento in giallorosso.
Incomprensibile in questo senso il comportamento dell'allora tecnico romanista, il francese Rudi Garcia, che sembra sempre sul punto di lanciarlo per poi cambiare idea all'ultimo momento. Una situazione che lo fa sprofondare in un baratro umorale piuttosto profondo, al punto che arriverà a non presentarsi al campo di allenamento, preferendo rimanere in a letto in camera sua piuttosto che provare a imporsi nelle gerarchie della Primavera.
Capito che la valutazione sul ragazzo è stata quantomeno prematura, la Roma decide di mandarlo in prestito per provare a scrollargli di dosso quella nuvola di negatività che sembra essersi addensata su di lui e non abbandonarlo più.
Radonjic resta così in Italia, sempre nel mondo della Primavera, grazie all'Empoli. Ma anche l'aria più fresca e la minore pressione atmosferica del Castellani giovano alla sua condizione. Bene con le giovanili, ma l'esordio nel calcio dei grandi non arriva.
Sabatini resta però ancora fermamente convinto delle capacità del ragazzo e lo rimanda in Serbia per far sì che possa ritrovare la confidenza con il calcio che sembra aver lasciato in aeroporto una volta sbarcato da Belgrado.
Lo accoglie il Cukaricki, ma il ritorno in patria è foriero solamente di altri brutti scenari. In sei mesi trascorsi in Serbia, Radonjic raggiunge gli 89 chili di peso. Troppo, specialmente per un atleta alto meno di un metro e ottanta.
Nel 2017 arriva il momento di fermarsi a riflettere sul percorso da seguire. Lasciare il calcio o continuare rimettendosi in riga? Vince la seconda ipotesi e ad aiutarlo a sceglierla è l'amore. Quello per la Stella Rossa, sua squadra del cuore da quando è ragazzino.
29 presenze, 5 goal e la consapevolezza di essersi messo il passato alle spalle. "Questo è un nuovo Nemanja Radonjic, il vecchio non esiste più" dirà in un'intervista. Ma le cose non andranno affatto in questo modo.
Con la Stella Rossa inizia anche la stagione 2018/19 e lo fa alla grande, segnando 4 goal nelle 8 partite di qualificazione ai gironi di Champions League. A quel punto, il tradimento. Arriva il Marsiglia e se lo porta via. Lui si lascia sedurre dalla prospettiva di andare a confrontarsi finalmente con un panorama calcistico di primissimo livello.
Il 2018 sembra l'anno della consacrazione per l'attaccante, che addirittura si va a giocare i Mondiali con la Serbia in Russia. Ma al rientro dalla spedizione mondiale, le cose tornano a farsi difficili. Il serbo fatica a imporsi come titolare agli occhi di Rudi Garcia, lo stesso che lo aveva voluto alla Roma e che aveva insistito per prenderselo al Marsiglia.
Le poche presenze si traducono in un malumore costante che porta alla separazione dall'unico club francese capace di vincere una Champions. Nel gennaio del 2021, Nemanja va in Germania. In particolare all'Hertha Berlino, dove l'accoglienza è importante e l'impatto con la Bundesliga sembra essere molto positivo.
GettyIl serbo si inserisce bene negli schemi di Pal Dardai e cresce, apparentemente anche mentalmente, grazie ai consigli di Sami Khedira. La permanenza in Germania viene però messa a repentaglio dalla necessità drastica del club della capitale tedesca di fare economia.
Si tratta, ma Marsiglia ed Hertha non riescono a trovare il bandolo della matassa. Radonjic torna quindi a Marsiglia, ma è solo di passaggio. Se lo prende il Benfica: sesto Paese diverso girato in carriera ad appena 25 anni. Al Da Luz gioca poco, pochissimo. E risprofonda nel tunnel di anonimato dal quale era faticosamente uscito negli ultimi anni della seconda decade dei Duemila.
Nel 2022 la possibilità di tornare in Italia e prendersi una bella rivincita. Lo prende il Torino del connazionale Juric, pronto a offrirgli la possibilità di rimettersi in luce e mostrare finalmente a getto continuo quel talento sempre troppo intermittente.
Missione riuscita solo in parte: a un avvio di campionato incoraggiante, con due assist e due goal tra Serie A e Coppa Italia, sono seguiti una fase di flessione e un minutaggio non più così corposo, complice anche il rientro dall'infortunio di Miranchuk. Nel 2-0 alla Sampdoria di inizio novembre, comunque, anche lui ha lasciato il segno.
In attesa del Mondiale, a cui è stato convocato dal ct Stojkovic, Radonjic ha una missione: far ricredere quella Roma che non ha creduto in lui e, magari, strappare una vittoria all'Olimpico con la maglia del Torino e sotto gli occhi di José Mourinho.
Ma ad aspettare di prendersi una rivincita non c'è solo l'attaccante. Paziente, su una riva del fiume, c'è anche Walter Sabatini. Pronto a sottolineare agli occhi di tutti, e con la sua consueta eleganza verbale, come anche questa volta avesse ragione sulla valutazione di un giovane talento.


