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Galliani GattusoGetty/GOAL

Il racconto di Galliani: "Sequestrai Gattuso per farlo restare al Milan"

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La Champions League è da sempre una competizione speciale per il Milan, che non a caso l'ha vinta ben sette volte. Non sono però mancate neppure le grandi delusioni come quella della finale di Istanbul, quando i rossoneri si fecero rimontare tre goal dal Liverpool perdendo poi ai calci di rigore.

Una ferita che è rimasta aperta per molto tempo nei cuori rossoneri. E che avrebbe potuto cambiare la storia di quella che è stata una bandiera del Milan.

A raccontarlo è Adriano Galliani nell'autobiografia "Le memorie di Adriano G., storia di una passione infinita" scritta insieme al giornalista Luigi Garlando ed edita da Piemme. Un libro in cui l'ex dirigente del Milan, oggi amministratore delegato del Monza, racconta tanti aneddoti della sua lunghissima carriera.

Tra questi spicca il 'sequestro' di Gennaro Gattuso, messo in scena per evitare che l'ex centrocampista calabrese lasciasse il Milan dopo la cocente delusione di Liverpool.

“Chi di noi ha sofferto di più è stato Rino Gattuso che voleva andarsene. ‘Ogni volta che indosserò la maglia del Milan, mi tornerà dentro il dolore di Istanbul e io non riesco a sopportarlo, mi spiace. L’unico modo per lasciarmelo alle spalle è togliermi quella maglia, andarmene. Mi lasci partire, Galliani’. È venuto a dirmelo una volta, due, alla terza si è presentato in sede accompagnato dal padre. Li ho portati nella sala dei trofei, abbiamo discusso a lungo, gli ho ribadito che non l’avrei lasciato partire, mi sono alzato dal tavolo e gli ho detto: ‘Ascolta, Rino. Adesso ti chiudo qui dentro a riflettere. Ti libererò solo quando mi avrai detto: ok, resto’. E così ho fatto. L’ho chiuso a chiave nella sala dei trofei. L’ho sequestrato, come ha fatto don Rodrigo con Lucia nei Promessi sposi".

Una situazione decisamente singolare che secondo il racconto di Galliani è peraltro andata avanti a lungo.

"Dopo un’ora, ho messo dentro la testa: ‘Hai cambiato idea?’ ‘No’. Ho richiuso la porta. Questo giochino è durato almeno 5-6 ore, con il consenso del padre Franco, naturalmente. All’ora di pranzo gli ho fatto portare due panini e ho richiuso immediatamente la porta per paura che scappasse. Ringhio in gabbia. Ha divorato il pasto circondato dai gloriosi metalli di casa, masticava e intanto gli entrava in corpo tutta la grandezza della nostra storia. Alla fine, si è arreso. Ho aperto la porta e mi ha detto: ‘Va bene, resto al Milan".

Una scelta che verrà ampiamente ripagata ad Atene, dove i rossoneri si prenderanno la rivincita sul Liverpool alzando al cielo quella Champions sfuggita nella folle notte di Istanbul.

"Chi non conosce questo episodio, non può capire fino in fondo la foto che mi porto nel cuore, una delle più belle in assoluto: io e Rino sul prato di Atene, dopo la finale con il Liverpool, nel 2007. Io gli vado incontro radioso: ‘Ha visto? Te lo dicevo! Te lo dicevo di restare!’. Lui mi viene incontro con i pugni chiusi e mi abbraccia forte, con la sua meravigliosa passionalità, con la carnalità da uomo del Sud".
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