Ronaldo ha presentato a Madrid il docufilm a lui dedicato, "The Phenomenon: ascesa, caduta e redenzione di Ronaldo", che sarà disponibile dal prossimo 2 novembre.
Il 'Fenomeno' per l'occasione ha parlato ai microfoni 'Marca' ha parlato del Mondiale del 2002, quello che l'ha vista grande protagonista con la doppietta in finale alla Germania, e anche del prossimo che scatterà tra poco più di un mese in Qatar.
L'ex fuoriclasse di Inter, Barcellona, Real Madrid e Milan, nonché attuale presidente del Valladolid, ha affrontato anche un'importante tematica extracalcistica aprendo la propria sfera privata.
"Oggi faccio terapia. Sono passati due anni e mezzo e capisco molto meglio anche quello che avevo provato prima. Vengo da una generazione in cui sei stato gettato nella sabbia e dovevi fare del tuo meglio senza la minima possibilità di dramma.
Guardo indietro e vedo siamo stati esposti a uno stress mentale molto grande e senza alcuna preparazione. In quel periodo non c'era preoccupazione per la salute mentale dei giocatori. Oggi sono molto più preparati e ricevono le cure necessarie".
Un problema che, nel mondo del calcio, è rimasto a lungo confinato in una posizione piuttosto marginale.
"La realtà è che non sapevamo nemmeno che esistesse questo tipo di problema. Questo argomento è stato ignorato dalla nostra generazione. Molti hanno attraversato momenti terribili, anche di depressione, ma le soluzioni non erano subito disponibili."
