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Dusan Tadic Ajax Real MadridGetty

L'apice di Tadic: quando prese 10/10 in pagella e annientò il Real Madrid al 'Bernabeu'

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Chiunque abbia giocato almeno un anno al gioco più bello del mondo, sa cosa significa. No, non il calcio, bensì il fantacalcio. Necessità di milioni di fanta-allenatori, ha portato ad attese spasmodiche prima di conoscere i voti dei propri titolari. Un 7 o un 8 in pagella possono far svoltare la propria squadra. Ma un 10, beh, è storia. Anche senza l'obiettivo finale, il successo della propria lega, è qualcosa che va tramandato alla futura prole del giovane papà fantacalcistico. Baggio, Scarpi, Totti, per diversi motivi, sono riusciti ad ottenerlo di base, senza bonus o malus. Come Dusan Tadic.

Avere puntato su Tadic nel fantacalcio della Champions League 2018/2019 ha significato solo una cosa: jackpot. Veniva da 23 goal in quattro stagioni con il Southampton, non aveva mai giocato la Champions League. Poi, è approdato ad Amsterdam e una volta ascoltata dal vivo la musichetta, messo il piede sull'erbetta fresca, qualcosa di animalesco e primordiale si è risvegliato in lui.

È l'Ajax che si riporta in prima pagina, per la prima volta dall'avvento dei social. Milioni di tifosi entusiasti dai giovani terribili di Ten Hag, con un pizzico di esperienza essenziale per arrivare fino alla semifinale di Champions e sfiorare l'ultimo atto contro il Liverpool, poi Campione d'Europa contro il Tottenham. Altra storia. Si parlava di Tadic, e del suo nome nella leggenda del fantacalcio, dell'Ajax, del saper aspettare per esplodere.

Perché Tadic in quel 2018/2019 riuscirà a segnare 38 goal in 56 presenze. Tradotto, numeri alla Messi, Cristiano Ronaldo e Lewandowski. Numeri incredibili, da sogno, impossibili da ripetere. Aveva trovato la dimensione giusta, utilizzava il 100% delle sue facoltà, volava, investito dal talento di Ronaldinho, Kakà e Cruijff, pizzichi di polvere di fata da ogni dove. Nove reti in Champions, una delle quali nel 4-1 contro il Real Madrid.

Prendetevi un attimo per assimilare. Quattro reti segnate al Real Madrid, al Bernabeu. Tadic entra in quasi tutte, spingendo i suoi ai quarti contro la Juventus, anch'essa eliminata dai colpi di De Ligt (qualcuno forse lo ha già dimenticato, nonostante il passato abbastanza recente). Segna un goal, fornisce due assist. Che banalità, quante volte succede in Champions? Spesso, ormai sdoganata dai dati di CR7-Pulce, capaci di settare un nuovo standard di fantascienza.

Dusan Tadic Casemiro Real Madrid Ajax UCL 05032019Getty

In quel match del Bernabeu, Tadic si guadagna il 10 su 10 in pagella, senza bonus e malus (ovvero senza considerare goal, assist o cartellini), perchè se lo merita, eccome se lo merita. Troppe volte si cerca di evitare tale voto dandoli a fine gara, spaventati da ciò che la gente penserebbe, tra fischi di disapprovazione e inviti ad evitare l'esagerazione, magari generata da un bicchiere di troppo.

Tadic è ovunque. E' tutto. E' carica per i compagni. E' classe per i tifosi. E' killer per il Real Madrid. E l'ultimo uomo a planare su Marte-Bernabeu, con i fans di casa indecisi se applaudirlo alla pari di Ronaldinho e Del Piero. Hanno già dato, non lo faranno. Ma avrebbe meritato anche questo, investito dal talento massimo, troppo per un solo giocatore, e di fatto mai più così fulgido. E mai così tanto visibile prima di quel match.

I due assist sono velluto e seta che è quasi peccato spingere in rete. Ma Ziyech se ne frega di come quel tocco sia arrivato, inchinatosi sia al compagno, ma per nulla propenso a vedersi scappare l'opportunità di una vita: Tadic corre sulla destra, cambia passo, aspetta il compagno, tocca con l'esterno, si fa travolgere dagli abbracci. Il voto base, il 6, oscillante, comincia a salire di un'unità. 7.

Poi, Tadic comincia a danzare in ogni zona del palco. Come fosse il palcoscenico più grande al mondo e le sue scarpette fossero perfettamente aderenti alla superfice calpestata, tocca con leggiadria la sfera, dandole un bacio nell'anticipare gli altri pretendenti, trattandola dolcemente.

Nella roulette del Casinò al Bernabeu esce il 10 nero. Tutti gli altri numeri devono perdere i propri averi e denari dinnanzi a lui, che rouleta i cento-dodicimila-volte Campioni d'Europa del Real Madrid, li fa sedere ed impazzire. Il simbolo della fine del primo ciclo di Zidane è in bianchi dominatori divenuti bambini al cospetto del Re per una notte. Arrivato all'8.

Un otto in pagella, fino a quel momento, frutto di una rouleta a centrocampo per superare un osso duro Casemiro, avanzare sulla trequarti spaventando tutti dall'alto di un metro e 81 (sì, sembra più basso) - che quel giorno parve il triplo - e servendo Neres in area per il tocco sotto e il raddoppio al 18'. Il 2-1 dell'andata è già ribaltato e Tadic oscilla tra leggenda ed incredulità.

Il voto va mantenuto, perché manca ancora quasi tutta la gara. Un primo quarto d'ora eccellente, senza sbavature, ma il contesto va analizzato e considerato fino alla fine. Continua a dribblare in modo sublime, a servire assist in profondità da impazzire, e nel secondo tempo, continuando così, innalzando i suoi dall'alto della consapevolezza di aver raggiunto il proprio Nirvana, il voto non può che essere 9.

Si diverte, fa divertire, non pensa a voti e forse neanche a ribaltare la gara per andare ai quarti. Sa semplicemente che in quel match gli riesce tutto, niente può andare storto. Ha consapevolezza di esistere e di essere vivo. Decidendo di chiudere il cerchio, spingendosi verso il 10 in pagella dato dall'Equipe, come capitato a pochissimi: prima di lui otto, nella storia del glorioso quotidiani transalpino.

È il minuto 62 e stavolta non può far tutto da solo. Siamo sicuri che in quel 5 marzo 2019, probabilmente avrebbe potuto anche crossare al centro, teletrasportarsi in mezzo e colpire. Ma oltre i film da supereroi c'è la realtà in cui piombò il Real Madrid, annichilito da Tadic. Riceve al centro, sulla linea d'ingresso in area, stoppa col destro, porta la palla sul mancino, un passo e missile terra aria all'incrocio. Non dà i numeri, a differenza degli altri.

Numeri, come il 4 e l'1 dopo il goal di Schone e Asensio. Numeri, come il singolo che si accompagna ad un altro, da nove a dieci. Numeri, sopra i quali non si può andare, nel canonico punteggio. Messo in difficoltà da un Tadic superlativo anche dopo la propria rete, infermabile sulla sinistra donatore di palle goal da spingere in rete e sprecate dai compagni, forse ammaliati dal talento del compagno. Allora, in quel momento preciso sotto le stelle di Madrid, massima espressione del calcio.

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