Un campione dalla classe infinita, probabilmente tra i più eleganti numeri 10 ad aver incantato i campi della nostra Serie A: Manuel Rui Costa è stato sicuramente tra i più forti trequartisti di Fiorentina e Milan, segnando una pagina indelebile nella storia del calcio portoghese.
Un fantasista vecchio stampo, che a cavallo tra gli anni '90 e 2000 ha deliziato i tifosi con una tecnica sublime, una corsa a testa alta che gli permetteva di trovare assist impensabili: pochi ricordano però alcuni interessanti aneddoti nella carriera del talento di Amadora.
Nonostante una carriera giocata a livelli altissimi c'è stato un periodo in cui Rui Costa arrivò al punto di imitare un ragazzo in allenamento, cercando di 'rubare' alcune delle sue giocate di nascosto. Quel ragazzo rispondeva al nome di Cristiano Ronaldo: i due si sono incrociati per un breve periodo in Nazionale in occasione dell'Europeo del 2004, poi perso in finale contro la Grecia.
E' lo stesso Rui Costa ad ammettere di aver provato quasi vergogna durante quei giorni, quando CR7 arrivava in allenamento ogni volta con una giocata diversa.
"Ho avuto il privilegio di giocare con Cristiano Ronaldo mentre stava crescendo nel mondo del calcio, in Nazionale era il più giovane di tutti ma si era subito integrato benissimo e ogni giorno aveva sempre una nuova finta da farci vedere. Era davvero ossessionato. La verità è che noi ci vergognavamo di provarle in allenamento e lo imitavamo di nascosto. Io, Figo e gli altri provavamo a imitarlo, ma non ci riuscivamo mai".
Un interessante incrocio di generazioni: due modi totalmente diversi di interpretare il calcio. Da un lato l'ordine, la pulizia e l'eleganza di un giocatore prettamente al servizio dei compagni d'attacco: dall'altro l'esplosività, il genio, la potenza bruta e la velocità nello stretto di quello che agli inizi era un acerbo dribblomane, poi destinato a diventare una leggenda.
Con Ronaldo Rui Costa condivide però un percorso professionale che li ha portati entrambi sui più grandi palcoscenici d'Europa in età giovanissima. Quello che forse molti non ricordano è però il mancato trasferimento del trequartista classe '72 al Barcellona in una controversa estate del 1994.
Era il grande Barcellona di Crujiff, era il Barcellona di Romario e Stoichkov: l'allenatore olandese rimase folgorato da quel ragazzo che faceva cantare la palla nei primi anni al Benfica. La trattativa era ormai definita, ma la maglia blaugrana resterà soltanto un sogno per Rui Costa.
Quella stessa maglia blaugrana con cui si fece fotografare poco prima dell'ufficialità. Una 'sliding door' che l'attuale direttore sportivo del Benfica ha raccontato nel suo libro:
"Avevo la parola di Jorge De Brito, il presidente del Benfica, che con la mia cessione avrebbe in qualche modo iniziato ad arginare la crisi economica della società. Con le nuove elezioni invece De Brito dovette lasciare il posto a Manuel Damasio e le promesse svanirono nel nulla".
Il procuratore dichiarò pubblicamente che "Rui ha rinunciato al Barcellona per amore del Benfica". In realtà furono solamente due miliardi a cambiare il destino del numero 10 portoghese: 9 l'offerta del Barcellona, 11 la richiesta del nuovo presidente lusitano.
E quella stessa estate arrivò la Fiorentina, che fiutò l'affare e portò in Serie A quello che sarebbe diventato un punto fermo per anni. 7 anni in maglia viola prima del passaggio al Milan, dove raggiunse il punto più alto con la vittoria della Champions League nel 2003. Auguri a 'O Maestro': il campione elegante.
