Quando il Montpellier di Nicollin fece impazzire la Francia

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Scomparso all'età di 74 anni, Louis Nicollin raccolse i frutti della passione sanguigna nel 2012. La stagione più bella nella storia del Montpellier.

Gaudente fino all’ultimo istante della sua vita, Louis Nicollin non poteva che lasciare questa terra in un solo modo: con un infarto nel bel mezzo della festa per il suo 74° compleanno, circondato dalla sua famiglia, alla vigilia di una nuova stagione del suo Montpellier. Una squadra che amava come la figlia che non aveva mai avuto, e che già da qualche tempo nei fatti era gestita dai figli Olivier e Laurent.

Louis Nicollin non era solo il presidente di Ligue 1 con la maggiore anzianità, ma incarnava il modo tipicamente francese di vivere il calcio: sognatore, irriverente, senza peli sulla lingua, attaccato visceralmente alla propria città, come Asterix a difesa del proprio villaggio (anche se, come noto, il villaggio starebbe dalle parti di Guingamp...). E come i Galli narrati da Goscinny e Uderzo riuscirono a sconfiggere le armate di Giulio Cesare, così anche il suo Montpellier, nella stagione di grazia 2011/12, sbaragliò la corazzata Paris SG di un certo Carlo Ancelotti.

Montpellier 2011-12

Per comprendere al meglio la portata di quell’impresa, occorre fare un balzo indietro di qualche anno. Nel 2011 il Montpellier è un’onesta squadra di metà classifica, che si sta risollevando da uno dei momenti più difficili della sua storia. Lontani i tempi di Valderrama, Cantona e Blanc, i bluarancio sono tornati in Ligue 1 nel 2009 dopo 5 stagioni al piano di sotto: il 14° posto del 2010/11, nonostante la parallela finale di Coppa di Lega persa contro il Marsiglia di Deschamps, non accende più di tanto gli entusiasmi di una città molto più legata alla squadra di pallamano.

Tuttavia qualche indizio su una stagione memorabile c’è. Il mercato estivo ha semplicemente puntellato la difesa con la corsa di Bedimo e l’esperienza di Hilton, reduce dal titolo vinto con l’OM nel 2010, mentre dalla cintola in su è tutto rimasto invariato. Sono invece rimasti in rosa un 20enne trequartista di origini marocchine dalla genialità imprevedibile e un possente centravanti che al primo anno in Ligue 1 ne ha messi 14, dopo aver vinto l’anno prima la classifica marcatori di Ligue 2 con il Grenoble. I loro nomi sono Younes Belhanda e Olivier Giroud.


Louis Nicollin incarnava il modo tipicamente francese di vivere il calcio: sognatore, irriverente, senza peli sulla lingua, attaccato visceralmente alla propria città, come Asterix a difesa del proprio villaggio


L’avvio è incoraggiante, ma nonostante la vittoria alla seconda giornata contro i campioni del Lilla e il primo posto solitario dopo 5 giornate, nessuno prende sul serio il gruppo allenato da Olivier Girard, il temibile mastino del Bordeaux dei primi anni’80. Questo perchè a detta di tutti, la Ligue 1 2011/12 non può che essere vinta dal Paris SG. Come avvenne già trent’anni prima, con l’avventura rapidamente naufragata del Racing Matra, ancora una volta la capitale francese prova a inserirsi nel calcio francese con il piglio del padrone.

Il Paris SG nel giro di un’estate passa dalla depressione della gestione statunitense targata Colony Capital all’entusiasmo per l’arrivo della Qatar Sports Investments. Una pioggia di petro-euro che porta sotto la torre Eiffel Pastore, Sissoko, Sirigu, Lavezzi, Menez, Matuidi, sovvertendo completamente la griglia di partenza. In panchina resta Antoine Kombouarè, sebbene con il timer già palesemente attivato dal direttore sportivo Leonardo che non a caso aspetta la fine del girone d’andata, e la lunga pausa natalizia, per sostituirlo con un nome più consono alla cercata ed auspicata “grandeur” parigina: Carlo Ancelotti. In quel momento il Paris SG è in testa alla classifica con 3 punti di vantaggio sul Montpellier, ed è opinione diffusa che niente e nessuno possa togliere ai parigini la vittoria del titolo.

Louis Nicollin Montpellier

E’ invece proprio in quel momento che sboccia una delle più incredibili ed entusiasmanti cavalcate del calcio moderno. Perchè anzichè crollare, come ci si sarebbe aspettato da una squadra che nel girone d’andata aveva dato l’impressione di marciare al di sopra delle proprie possibilità, il Montpellier ingrana una marcia superiore conquistando nel girone di ritorno 45 punti, 6 in più del PSG di Ancelotti, che si mantiene invece sostanzialmente sulla stessa media punti del girone d’andata con Kombouarè.

In pratica da gennaio in poi il Montpellier diventa un rullo: in casa le vince tutte e l’operazione aggancio si materializza alla 29^ giornata: il PSG pareggia in affanno contro il Bordeaux, mentre Giroud allo scadere regala la vittoria contro il St Etienne.

La “Cohabitation” dura poco, perchè la domenica dopo il PSG crolla a Nancy, steso da un goal di Mollo a un minuto dal termine, con il Montpellier che in quattro giorni prima piega il Sochaux e quindi sbanca il Velodrome di Marsiglia con una delle migliori performance di Belhanda e Giroud.

Olivier Giroud Montpellier

E’ l’inizio del rettilineo finale, anche se il rischio della sbandata si percepisce fino alla fine. Alla penultima giornata, con il PSG che dilaga a Rennes, il Montpellier trova la vittoria che mantiene il +3 solo al 94’ con Ait-Fana, l’ultimo della lista, uno col sedere squadrato da tutta la panchina fatta durante l’anno. E’ il segno del destino, prima dell’apoteosi di Auxerre e del 2-1 firmato Utaka, un altro comprimario trovatosi a firmare il libro della storia.


Il Montpellier 2012 fu un Leicester ante litteram, che fece in tempo a non essere fagocitato e in definitiva banalizzato dall'orgia social che stiamo vivendo ora, e che proprio per questo non viene forse ricordato come meriterebbe


Un Leicester ante litteram, che fece in tempo a non essere fagocitato e in definitiva banalizzato dall'orgia social che stiamo vivendo ora, e che proprio per questo non viene forse ricordato come meriterebbe, Un gruppo di giocatori normali, con rari picchi verso l’alto (Giroud) come poi il prosieguo delle rispettive carriere dimostrerà, trovatosi a giocare l’avventura di una vita, ben capitanato da un presidente che, fregandosene di tutto e tutti, si presentò a 70 anni alla parata per le vie della città con i capelli blu e arancio, in totale simbiosi con un club e con una città che oggi lo piange e alla quale regalò una favola bella, irripetibile e inverosimile. Altrimenti, che favola sarebbe stata?

 

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