L'Italia e gli attaccanti: un tema molto caldo, soprattutto in chiave Nazionale. Sicuramente oggi non c'è l'abbondanza degli anni '90 quando, oltre ai campioni che frequentavano la serie A in quel periodo, poteva capitare che la classifica cannonieri venisse vinta da uno straordinario bomber di provincia come Igor Protti.
Ex attaccante - tra le altre - di Bari, Lazio e Livorno e attuale dirigente del club amaranto, si è soffermato molto sui suoi 'colleghi' di oggi in una lunga intervista rilasciata a 'La Gazzetta dello Sport'.
Non solo considerazioni sull'attualità, ma anche retroscena sul suo passato da calciatore. Come l'arrivo all'Inter mancato per un soffio.
"Avevo già firmato il contratto, ma non vendettero Zamorano e non si fece più nulla. È andata bene ugualmente perché poi mi prese la Lazio".
Inevitabile un paragone tra il suo calcio e quello di oggi, diversi sotto molti aspetti. Ci sono però giocatori attuali che per Protti potrebbero appartenere ad un calcio del passato, come Leonardo Pavoletti.
"Non esiste più il calcio dei sentimenti che abbiamo vissuto io e Cristiano Lucarelli. Ora gli stipendi sono assurdi. Quel che certi calciatori prendono in un mese noi lo prendevamo in un paio d’anni. Ecco, Pavoletti, che ha fatto la gavetta, mi sembra uno che gioca ancora con la passione. Ci mette il cuore. Mostra senso di appartenenza. L’ho ringraziato per quel poster. E senza quei due brutti infortuni, sarebbe ancora da Nazionale".
Arrivano poi una serie di considerazioni su altri attaccanti della Serie A, dai più forti in chiave Nazionale a quello in cui di rivede maggiormente.
"Il migliore è Ciro Immobile, senza dubbio. Fa gol in ogni modo. Un centravanti vero. Anche se c’è chi si azzarda a criticarlo perché in Nazionale non segna come in A. Scamacca è bravo, ha potenzialità enormi. Mancini sa cosa fare. Mi rivedo in Lautaro Martinez: mi sembra che lui abbia le caratteristiche che avevo io, mi piace molto".
Un parere anche su due allenatori con cui ha avuto a che fare in carriera.
"Allegri mi piace molto. È coerente e oggettivo e bravo nella gestione. Non butta fumo negli occhi e non è un ciarlatano. Ci ho giocato negli Anni 80 a Livorno e a Napoli. Mazzarri per noi fu fondamentale, ci portò dalla B alla A. Dava equilibrio e ci faceva giocare bene. A me e Lucarelli dava molta libertà. Ha carattere e sono convinto che salverà il Cagliari. Se non ci avesse creduto non avrebbe accettato l’incarico".


