Sabato, un paio di giorni dopo la sconfitta contro l'Inghilterra, Mario Balotelli ha scritto su Instagram: "Gli attaccanti in Italia ci sono ancora e sono in forma. Fidatevi". Attaccante lo è anche Andrea Petagna. Uno che Roberto Mancini non ha mai chiamato e che, in un'intervista al 'Corriere della Sera', non nasconde il proprio disappunto.
"Mi dispiace non essere mai stato convocato da Mancini. Eppure da quando c’è lui ho avuto una buona esperienza a Bergamo, segnato tanti goal con la SPAL e trovato il mio spazio a Napoli prima di arrivare a Monza. Non mi ha mai chiamato, nemmeno una volta, giusto per conoscersi e capire cosa posso dare".
A penalizzarlo, magari, sono state le sue caratteristiche di centravanti di movimento.
"Può essere, di goal ne ho realizzati tre ma ho anche servito cinque assist. Il mio tratto distintivo è giocare per la squadra: magari c’è chi non si vede per tutta la partita e poi segna, io sono convinto di avere qualità che possono essere utili alla Nazionale".
Ma perché Petagna ha lasciato il Napoli per il Monza?
"Non si può dire di no a due leggende come Silvio Berlusconi e Adriano Galliani e poi questa era un’occasione troppo ghiotta per giocare con continuità. Sono innamorato di Napoli ma sono contento qui. Del resto non è che io non avessi spinto... In che senso? In una fase di stallo della trattativa ho mandato a Galliani una foto in cui ci abbracciavamo quando io 17enne ero al Milan".
Il Napoli è il passato, ma lo è anche il Milan. Chi andrà in semifinale di Champions League?
"In coppa c’è un altro tipo di pressione, si gioca su due partite. Saranno sfide tattiche. E poi a San Siro la storia del Milan si farà sentire. Del resto già in campionato il Napoli all’andata ha vinto ma ha fatto fatica".
Eppure Petagna ha rischiato seriamente di non vestirla, la maglia del Milan.
"Vivevo in convitto con Cristante. Dopo che fummo sorpresi a saltare di nuovo la scuola rischiammo di essere espulsi. Avevo 16 anni e fui convocato da Galliani. Si raccomandarono: togli gli orecchini e vestiti in maniera presentabile. Mi salvai".
Infine, una panoramica sugli allenatori conosciuti da Petagna nel corso della propria carriera.
"Allegri? Fondamentale: è stato il primo a credere in me, mi fece allenare con la prima squadra, esordire in A e in Champions. Gasperini? Lo dovrò sempre ringraziare perché ha dato una svolta alla mia carriera. È un martello, fa lavorare tanto atleticamente ma poi i risultati arrivano. Spalletti? Nessuno prepara tatticamente le partite come lui e poi sa migliorarti tecnicamente. Palladino? Tanta roba. È arrivato dalla Primavera e nessuno si aspettava che potesse incidere così".
