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Claudio Ranieri Inter Roma Serie AGetty

Pari con l'Inter, Ranieri: "Volevamo vincere, ma un punto ci può stare"

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Si è chiusa sul risultato di parità la sfida che ha visto protagoniste Inter e Roma. Un 1-1 che regala un punto ad entrambe le squadre e che di fatto cambia poco nella corsa al quarto posto, anche se consente ai nerazzurri di mantenere un vantaggio rassicurante sulle inseguitrici.

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Claudio Ranieri, parlando ai microfoni di Sky dopo il triplice fischio finale, si è detto tutto sommato soddisfatto per il risultato maturato.

“Noi siamo venuti qui per cercare di vincere, è quello che cercano di fare le mie squadre. Potevamo capitalizzare di più, potevamo contrattaccare meglio e nel secondo tempo ci siamo schiacciati un po’ troppo. L’Inter è stata brava a non farci ripartire in alcune occasioni con dei falli, venire comunque a Milano a prendere un punto ci può stare”.

La Roma, dopo un ottimo primo tempo, è parsa più in difficoltà nella ripresa.

“L’Inter è una squadra che va molto forte nell’ultimo quarto d’ora, lo sapevamo. Ho detto ai ragazzi di giocare senza paura, volevo vedere la voglia di dimostrare chi siamo. Il goal dell’Inter? Cristante doveva seguire Vecino, Florenzi ha preso quello che era più vicino alla porta. Ne avevamo parlato a fine primo tempo, purtroppo è capitato”.

La Roma nelle ultime settimane sembra giocare più da squadra.

“Quando abbiamo forza riusciamo a far vedere quelle che sono le nostre qualità, che non sono poco. Io ai ragazzi chiedo di essere squadra, di restare compatti, poi abbiamo gente che è forte sugli esterni. Dopo 20’ sono passato al 4-3-3 perché ci facevano male dietro le linee. A me piacerebbe fare tante cose, ma faccio quello che posso adesso”.

Ranieri ha spiegato perché le squadre inglesi danno l’impressione di correre molto di più rispetto a quelle italiane.

“In Inghilterra c’è meno tattica e ci si allena di meno, ma in campo vanno tutti a tremila. E’ tutto un discorso di cultura. Chi gioca lì se si adatta resta, altrimenti va via. Il segreto e che lì non hanno pressioni, c’è meno stress. Quando ero al Leicester la maggior parte dei miei giocatori veniva da Londra o da Manchester, ho fatto costruire una sala mensa per non farli tardare. Pesa tutto meno. Io rispetto ad allora non ho cambiato tanto gli allenamenti”. 

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