Nelle scorse ore erano emerse delle considerazioni da parte di scienziati e professionisti medici secondo cui, il pallone utilizzato per giocare a calcio (così come in altri sport), potesse essere un veicolo di diffusione del Coronavirus.
Opinioni belle forti che avevano dato adito a conclusioni di ogni tipo: a questo punto si concluderà la stagione? E' così necessario spingere affinché il calcio riapra i battenti in tempi brevi mentre negli ospedali la gente continua a morire?
Oggi c'è stata una risposta illustre a queste domande da parte di Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità (CSS) che in conferenza stampa ha stemperato gli animi smentendo la teoria della 'palla avvelenata'.
"Non credo che la sfera di cuoio possa essere un veicolo che contribuisce alla diffusione del Coronavirus: in campo ci sono 22 giocatori più altri 6 pronti ad entrare e la terna arbitrale, in un ambito del genere è improbabile. Va fatta una comunicazione solida e questa non lo è completamente".
Parole che inducono all'ottimismo in merito ad una ripartenza che, per quanto riguarda gli allenamenti, potrebbe avvenire dal 4 maggio in poi, nel completo rispetto del protocollo di sicurezza che la FIGC ha già inviato al Governo.
