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Pablo Cesar Aimar Juan Roman Riquelme during a training session of Argentina in Nuremberg 17062005Getty Images

Pablo Aimar a Goal: “Non mi piacciono i paragoni, io e Riquelme siamo amici”

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Pablo Aimar e Juan Roman Riquelme, sono stati considerati, per molti anni, due tra i giocatori più talentuosi proposti dal calcio argentino. Spesso si sono fatti paragoni tra i due, ma quello che molti non sanno è che in realtà erano e sono uniti da una grande amicizia.

Aimar, che oggi è uno dei membri dello staff tecnico della Nazionale argentina e che è anche il commissario tecnico dell’U17 Abiceleste, in un’intervista rilasciata a Goal ha parlato anche del suo rapporto con Riquelme. I due hanno visto spesso visto incrociarsi le loro carriere, anche se uno è cresciuto nel River Plate e l’altro nel Boca.

Aimar ha messo di non amare i paragoni o quelle situazioni nelle quali bisogna preferire un calciatore ad un altro.

“I paragoni non mi piacciono e non mi sono mai piaciuti, nemmeno poi quando riguardano altri. Non mi piace chi ‘uccide’ uno per lodare un altro e questa è una cosa molto argentina”.

Aimar, da giocatore, ha sempre tenuto i piedi ben piantati per terra ed è sempre stato convinto del fatto che il calcio sia una cosa che vada goduta.

“Abbiamo molto tempo a giocare nelle squadre giovanili e dopo l’allenamento si andava tutti insieme a cena. Cosa ha a che fare questo con l’essere avversari? Come si dimenticano certe cose? Ricordo che Roman ha giocato nel Villarreal ed io nel Valencia. Una volta, finita una partita, siamo rimasti a parlare negli spogliatoi finché non se ne sono andati tutti. Succedeva che dopo le gare lui venisse a mangiare a casa mia, o viceversa”.

Nel corso dell’intervista è arrivato un WhatsApp da parte di Riquelme per Aimar.

“Gli voglio molto bene e gli mando un bacio grande. Divertiti ‘Enano’, poi ti chiamo e vediamo quando possiamo organizzarci per mangiare insieme”.

Aimar ha spiegato come era il Riquelme calciatore.

“Giocava capendo. Era un calciatore che capiva il gioco, sapeva sempre dove erano gli altri dieci. Era sempre al centro della partita. Ci sono ragazzi che capici subito che sanno giocare bene”.

L’ex fantasista del Valencia ha parlato dell’intelligenza tattica di Riquelme.

“Non so da cosa dipenda. Forse dal fatto di essere un appassionato di calcio, dal fatto che giocava sempre. Poteva essere per strada, nel cortile, con ragazzi più grandi, il tutto giocando alle sei, alle sette, alle otto, alle nove o alle dieci”. 

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