E’ il 28 febbraio del 2007 e a San Siro, l’Inter capolista guidata da Roberto Mancini sfida l’Udinese di Alberto Malesani in un match valido per il 26° turno di campionato. Il primo tempo non è stato di quelli esaltanti e i nerazzurri, nonostante un tasso tecnico notevolmente superiore a quello degli avversari ed un attacco che prevede Adriano al fianco di Ibrahimovic con Figo a supporto, hanno faticato non poco a rendersi pericolosi.
Nella ripresa, quando sono passati appena novanta secondi dal suo inizio, Di Natale batte con corner dalla destra. Sul pallone, che spiove verso il dischetto, si avventa Coda che di testa trova Obodo, il quale, splendidamente posizionato all’interno dell’area piccola, ha il tempo di sistemarsi la sfera con la coscia, di coordinarsi e di battere Toldo con una rovesciata.
Quello messo a segno dal centrocampista bianconero è un goal non solo di pregevole fattura, ma anche destinato ad entrare nella storia di quel torneo poiché l’Inter, che non riuscirà ad andare oltre l’1-1, proprio quel mercoledì vedrà interrompersi una striscia di diciassette vittorie consecutive in campionato. Un filotto che ancora oggi rappresenta un record assoluto per la Serie A.
Obodo, che in quella stagione ha già messo a segno altre quattro reti, non può saperlo, ma quella sarà la sua ultima marcatura nel massimo campionato italiano. Il successivo 15 aprile infatti riporterà una lesione al crociato del ginocchio destro nel corso di un allenamento e da quel momento il volto della sua carriera cambierà per sempre.
Il centrocampista nigeriano ha appena ventidue anni quando si toglie la soddisfazione di segnare in rovesciata nella storica cornice della ‘Scala del Calcio’, ma è già un veterano della Serie A. E’ infatti approdato in Italia giovanissimo nel 2001 quando è il Perugia a scoprirlo e dopo un anno di apprendistato utile anche per prendere confidenza con un mondo molto diverso da quello nel quale è cresciuto, diventa nella stagione 2002-2003 uno dei pilastri della squadra.
A credere fortemente in Obodo è Serse Cosmi, che poi si rivelerà molto più che un semplice allenatore per lui. Nonostante Christian abbia infatti appena diciotto anni, lo piazza nel cuore del centrocampo del suo Perugia e non lo toglie più. In una squadra capace di qualificarsi per quella Coppa Intertoto che poi vincerà e di spingersi fino alle semifinali di Coppa Italia, il giovane mediano si esalta dimostrando di poter unire qualità ad un’enorme dose di quantità.
Di lui si inizia a parlare come di uno dei maggiori prospetti dell’intera Serie A, tanto che il suo nome inizierà ad essere accostato a quello di diversi club importanti. A prenderlo, nell’estate del 2004, dopo un’altra annata da ottimo protagonista in Umbria, nella quale si è ben disimpegnato anche a livello europeo in Coppa UEFA, ma che si è poi conclusa con una clamorosa retrocessione, è la Fiorentina che supera una nutrita concorrenza.
Il club viola, alla prima stagione in Serie A dopo il fallimento, è una squadra in fase di totale ricostruzione e individua proprio nel ventenne nigeriano un giocatore che potrebbe potenzialmente rivelarsi un punto fermo anche in ottica futura. Versa 3,5 milioni nelle casse del Perugia per far suo la metà del cartellino, ma Obodo, come molti dei suoi compagni, verrà inghiottito dalle difficoltà di una stagione che poterà poi i viola a salvarsi solo all’ultima giornata.
Non riscattato dalla Fiorentina, tornerà a Perugia che lo girerà immediatamente all’Udinese. A volerlo fortemente in Friuli è Serse Cosmi, l’allenatore che lo conosce meglio di chiunque altro. Ad attenderlo in bianconero c’è una maglia da titolare, l’esordio in Champions League e la migliore parentesi della sua intera carriera.
“Ad Udine sono stato benissimo. Quando sono arrivato c’era Cosmi, che mi ha sempre trattato come un figlio. Ricordo che giocavo a Firenze dove era tutto molto complicato, quindi quando seppi della possibilità di andare all’Udinese e di giocare la Champions, dissi subito di sì”.
Quello che di lì a poco sarà chiamato a fare i conti con la sfortuna, è un ragazzo che già da tempo è diventato un perno della sua Nazionale e che sembra pronto alla definitiva consacrazione. L’infortunio al crociato lo costringerà invece ad un lungo stop e nella stagione successiva, ad appena tre settimane dal suo rientro, una nuova lesione allo stesso legamento lo terrà lontano dai campi da gioco per altri sette mesi. Quando nell’estate del 2009 sarà poi costretto a sottoporsi ad un ulteriore intervento per la ricostruzione ancora del crociato, sarà chiaro a tutti che nulla potrà più essere come prima.
GettyObodo ripartirà dalla Serie B e dal Torino, ma quella in granata sarà un’esperienza avara di soddisfazioni, e poi nel 2011 tornerà in Serie A per giocare con il Lecce, squadra che qualche mese dopo sarà affidata proprio a Serse Cosmi. La sua ultima stagione italiana si chiuderà con un’amara retrocessione.
A ventisette anni è ormai un giocatore che ha alle spalle dieci di carriera e diversi infortuni che hanno martoriato il suo ginocchio, quando si riscopre costretto a reinventarsi. In Italia per lui non c’è più spazio e le luci dei riflettori si sono ormai spostate da tempo altrove.
Il 9 giugno 2012 Obodo si riscopre di nuovo in prima pagina, ma questa volta il calcio non c’entra nulla. Sono infatti le 9:20, si trova a Warri, nella sua città natale, e si sta recando in Chiesa quando, mentre è al volante della sua auto, viene bloccato da dei malviventi che lo costringono con la forza a scendere. Viene caricato su un altro mezzo e viene portato via.
Le autorità locali diranno che ad attirare l’attenzione dei rapitori è stata la targa dell’auto del giocatore, ‘Obodo 5’, quello che comunque appare fin da subito evidente è che il pedinamento sia iniziato già il giorno prima.
Di Obodo si perdono per alcune ore le tracce e la notizia rimbalza fino in Italia. L’Udinese, il club che detiene ancora la proprietà del suo cartellino, ed il Lecce, la sua ultima squadra, emettono subito dei comunicati con i quali mostrano la loro vicinanza al centrocampista e alla sua famiglia.
Tra coloro che per primi commentano l’accaduto c’è anche Serse Cosmi, l’allenatore che l’ha quando era un ragazzino e che sotto la sua guida l’ha visto diventare uomo.
“Sono sconvolto, per me Christian è come un figlio. E’ una notizia terribile, speriamo che tutto vada per il meglio. L’ho conosciuto quando aveva diciassette anni ed ora ne ha ventotto, viene da una zona nella quale non poteva permettersi nulla. Con la sopraggiunta ricchezza può essere capitato che l’abbia ostentata, ma questo non può giustificare quanto successo. In questo momento sono scioccato”.
Anche i rapitori intanto si fanno sentire. Chiamo la madre e le spiegano cosa servirà per il rilascio: 150 mila euro.
Le parti si mettono al lavoro per trovare una via di uscita e sarà Kenneth, suo fratello, a fare per primo il punto della situazione.
“Sappiamo che Christian sta bene, siamo in contatto con i rapitori. Non è in pericolo, loro vogliono solo dei soldi e più tardi li risentiremo al telefono. Noi non possiamo dare più di 100 mila euro. Purtroppo nel nostro Paese succedono cose come queste”.
A circa ventiquattro ore dal momento in cui è stato rapito, Obodo riuscirà a fuggire riguadagnandosi la libertà.
“La polizia ha fermato alcuni dei rapitori e quando ho sentito che l’unica persona che era rimasta a controllarmi doveva ammazzarmi, l’ho spinto e sono scappato via. Grazie a Dio sono uno sportivo ed ho cercato aiuto. Ad organizzare il mio sequestro è stata una delle tante persone che ho aiutato”.
Tornato in Italia, dopo aver rescisso il contratto che ancora lo legava all’Udinese, Obodo starà fermo per alcuni mesi, prima di trasferirsi in Bielorussia alla Dinamo Minsk. Poi sarà la volta di un’esperienza in Portogallo, dove giocherà con l’Olhanense, prima di tentare un’avventura in Grecia con lo Xanthi e di chiudere la sua carriera in Romania dopo due parentesi al Concordia Chiajna ed al Pandurii.
Ormai non gioca più da tempo ad alti livelli e si è messo alle spalle il grande calcio con la velocità di una meteora, ma il 15 novembre 2020 si torna a parlare di lui e di nuovo poiché vittima di un rapimento.
“Hanno spinto la mia ragazza fuori dalla macchina. Li ho pregati di stare calmi, volevo parlare con loro e capire cosa avessi fatto, ma mi hanno urlato contro e mi hanno detto di tacere, che se avessi emesso anche un solo suono mi avrebbero ucciso”.
E’ un’altra esperienza evidentemente spaventosa, ma anche questa volta per fortuna tutto durerà poche ore.
“E’ stato davvero spiacevole restare chiuso per quattro ore al caldo nel bagagliaio di una macchina. I rapitori mi hanno anche raccontato di aver perso dei soldi scommettendo su delle partite della Nigeria. Non mi hanno fatto del male, ma non capisco perché qualcuno voglia sempre farmi vivere delle situazioni del genere. Appena ho potuto sono scappato”.
Il Comando della Polizia dello Stato del Deltapoi confermerà che Obodo era stato rapito dopo essersi fermato per acquistare della frutta.
La sua poteva essere una grande carriera fatta di tante soddisfazioni, ma di lui restano più i ricordi delle sue sventure. Un peccato perché Obodo le qualità le aveva tutte, ma si è dovuto arrendere ad un avversario troppo forte: la sfortuna.
