Il mercato di gennaio può regalare colpi inaspettati, ma anche dei bluff clamorosi. Capita spesso infatti che i club ricorrano a stagione in corso a qualche soluzione esterofila, sul momento interessante ma che si rivela spesso e volentieri deludente. Ne è un chiaro esempio la parantesi italiana di Mounir El Hamdaoui, giramondo del goal passato anche da Firenze e che non è mai riuscito ad esplodere definitivamente.
Gli addetti ai lavori, però, dicevano ben altro di lui all'inizio della sua carriera. L'attaccante infatti, nato a Rotterdam il 14 luglio 1984, mette in mostra interessanti doti sotto porta fin dai suoi primi anni di carriera nelle file della formazione locale dell'Excelsior. Un rendimento che gli vale la chiamata del Tottenham nell'estate del 2005, anche se gli Spurs immaginano per lui un periodo iniziale a farsi le ossa da un'altra parte. Nel settembre dello stesso anno passa infatti al Derby County, dove però gioca poco per via uno dei più grandi nemici della sua carriera: gli infortuni.
I problemi fisici di El Hamdaoui proseguono anche l'anno successivo, quando torna in Olanda al Willem II. Sembra il classico talento frenato dagli infortuni, ma la sua carriera sembra cambiare marcia nell'agosto del 2007. In quel periodo si materializza infatti il suo passaggio all'AZ Alkmaar. Dopo una prima annata positiva con 7 goal in 23 partite, l'egiziano fa ancora meglio nella stagione 2008/09. Con 23 centri in campionato, trascina l'AZ al secondo titolo della sua storia e si aggiudica il trono di capocannoniere.
La sua carriera decolla ulteriormente con il passaggio all'Ajax nel 2010, dopo un'altra ottima annata con l'AZ. El Hamdaoui prende la maglia numero 9 dei lancieri, indossata in precedenza da nomi decisamente illustri, e ad inizio stagione dimostra di meritarla. Con il passare dei mesi, però, emerge il suo carattere fumantino a causa del quale entra in rotta di collisione con il tecnico Frank De Boer e finisce ai margini della squadra.
GettyNonostante l'amaro finale della sua avventura ad Amsterdam, El Hamdaoui continua ad avere grande considerazione in giro per l'Europa. Punta su di lui la Fiorentina che, dopo aver sfiorato il suo ingaggio nel gennaio del 2012, lo tessera comunque nell'estate dello stesso anno. I viola ripartono da Vincenzo Montella dopo un'annata in cui hanno rischiato la retrocessione, avendo come obiettivo quello di tornare il alto coniugando il bel gioco ai risultati.
L'egiziano dovrebbe dunque essere uno dei pilastri su cui poggiare il rinascimento gigliato, ma il campo suggerisce presto altre vie. El Hamdaoui, infatti, fatica ad emergere nello splendido meccanismo creato da Montella. Gioca 20 partite tra campionato e Coppa Italia - molte delle quali entrando dalla panchina - e segna appena 3 goal.
Dopo la sua prima e deludente stagione con la maglia della Fiorentina, inizia un personale giro del mondo in cui colleziona quasi più squadre che goal segnati. Va in prestito al Malaga, torna alla Fiorentina, prova un'esperienza fuori dall'Europa giocando per i qatarioti dell'Umm-Salal e per gli arabi del Al-Taawoun e infine tenta di ritrovare il sorriso tornando in Olanda. Neanche il ritorno prima all'AZ Alkmaar e poi all'Exclesior - con in mezzo una fugace esperienza al Twente - riaccende la magia di El Hamdaoui, chiamato in gioventù il mago di Kralingen per i numeri che riusciva a fare col pallone.
Un mago che evidentemente, dopo le prime ottime esibizioni in Olanda, ha perso la maestria cui riuscire ad incantare gli spettatori.


