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Massimo MorattiGetty

Moratti e il 5 maggio 2002: "I giocatori credevano di aver ricevuto segnali dai colleghi della Lazio"

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Chi lo incontra per strada lo chiama ancora 'presidente', carica da cui è impossibile scinderlo: Massimo Moratti e l'Inter, un binomio che ha fatto le fortune dei tifosi nerazzurri, ma anche una storia d'amore tormentata e caratterizzata da incredibili passi a vuoto come quello, celeberrimo, del 5 maggio 2002.

Non c'è bisogno di spiegare cosa accadde quel giorno all'Olimpico, in uno stadio già vestito a festa per uno Scudetto che non sarebbe mai stato vinto: uno dei giorni più neri della presidenza Moratti, intervistato da 'Il Corriere della Sera'.

"I giocatori credettero di aver ricevuto segnali dai colleghi della Lazio: non si sarebbero mai impegnati, per non favorire la Roma. Tutte balle. Ne ero convinto già prima del fischio d'inizio, e li avvisai: 'Nessuno ci regalerà nulla'. Eppure entrarono in campo con una sicurezza eccessiva. E non sono mai riusciti a prendere in mano la partita. Mi sentivo così responsabile che dissi: non lascerò il calcio finché non avrò la rivincita".

Lo scandalo ribattezzato Calciopoli ha riscritto la cartina geografica del calcio italiano: nessun dubbio sulla legittimità dello Scudetto 2005/2006 assegnato a tavolino all'Inter.

"La serie A era manipolata; e noi eravamo le vittime. Doveva vincere la Juve; e se proprio non vinceva la Juve toccava al Milan. Una vergogna: perché la più grande forma di disonestà è imbrogliare sui sentimenti della gente".
"Se rivendico quello Scudetto? Assolutamente sì. So che gli juventini si arrabbiano; e questo mi induce a rivendicarlo con maggiore convinzione. Quello Scudetto era il risarcimento minimo per i furti che abbiamo subìto. Ci spetterebbe molto di più".

Milan e Juventus le due squadre più 'odiate': i bianconeri si trovano al primo posto nella speciale classifica di Moratti.

"Chi è peggio? La Juve, senza dubbio".
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