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pequena copa del mundoGetty Images

L'antenata del Mondiale per Club: la Pequeña Copa del Mundo

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Nel calcio di oggi si gioca troppo. Una considerazione ripetuta ormai da diversi anni da allenatori, calciatori e addetti ai lavori in generale.

Troppi tornei, campionati troppo lunghi, calendari congestionati. Tutti problemi che affliggono lo sport più seguito del mondo, sempre più strozzato dalla costante esigenza di riformarsi e il debito di ossigeno che affligge le casse dei club.

Negli anni immediatamente successivi al secondo dopo guerra invece, la voglia di giocare e confrontarsi era tanta. Al punto che anno dopo anno venivano creati nuovi tornei, con formule particolari.

Il mondo era in ricostruzione dopo anni difficili e intorno alla passione crescente intorno alla sfera di cuoio si cercava di costruire quel senso di fratellanza tra nazioni che per troppo tempo era rimasta in silenzio, sovrastata da mortai e cannoni.

Mentre nei rispettivi Paesi le federazioni calcistiche si erano date delle linee generali da seguire, in ambito internazionale si viveva una situazione di sostanziale deregulation.

Fu così che a livello continentale sorsero tornei dal prestigio più o meno elevato. Abbiamo già parlato della Coppa di Lega Italo-Inglese, che insieme alla Coppa delle Fiere, la Mitropa Cup, il Trofeo Anglo-Italiano e molte altre competizioni affiancò la principale competizione continentale patrocinata dalla Uefa: la Coppa dei Campioni.

Allo stesso modo in Sudamerica si imbastivano sfide tra squadre provenienti da due o più nazioni diverse. La voglia di giocare era tanta, al punto che si iniziò a sentire il bisogno di un confronto a livello mondiale.

Fino agli anni Cinquanta, l'unica competizione veramente mondiale era la Coppa del Mondo, partita nel 1930 e giocata per quattro edizioni, di cui ben tre prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale.

Fu così che nel 1952 alcuni ricchissimi uomini d'affari venezuelani organizzarono la Pequeña Copa del Mundo.

A tutti gli effetti un'antesignana dell'odierno Mondiale per Club e - ancora prima - della Coppa Intercontinentale, il torneo era a inviti e prevedeva la partecipazione di quattro squadre: due sudamericane e due europee.

La formula scelta? La più semplice possibile: tutti contro tutti. Sei partite con gironcino all'italiana, chi fa più punti vince.

La prima edizione prese il via a Caracas e vide la partecipazione di Real Madrid, La Salle, Botafogo e Milionarios e vide il successo dei Blancos, che in quegli anni iniziarono a costruirsi la propria reputazione a livello mondiale.

La prima e l'unica squadra italiana a venire invitata al torneo fu la Roma nel 1953. Pur non essendo ancora un club di primissima fascia (erano anzi appena risaliti in A dopo l'incubo della retrocessione in Serie B) i giallorossi furono chiamati in quanto rappresentativi della città più famosa ed evocativa al mondo a livello storico.

Al primo tentativo, la squadra guidata all'epoca da Jesse Carter sfiorò il trionfo finendo davanti a Barcellona e Caracas ma fermandosi al secondo posto alle spalle del Corinthians. Fatale fu la doppia sconfitta contro i brasiliani, che si portarono a casa la coppa proprio grazie ai 4 punti presi contro la Roma.

I giallorossi parteciparono anche tre anni più tardi, confrontandosi con Real Madrid, Porto e Vasco da Gama. Ma la seconda avventura fu molto meno positiva.

Una sola vittoria, seppur di prestigio contro i blancos campioni d'Europa in carica. Poi quattro sconfitte e un pareggio: uno score che valse alla Roma l'ultimo posto nella competizione.

Il progressivo istituzionalizzarsi dei campionati e delle coppe nazionali tolse via via entusiasmo ai club nei confronti della partecipazione di certi tipi di tornei. Per questo motivo, quella del 1957 fu l'ultima edizione disputata della Pequeña Copa del Mundo.

Ci fu comunque un tentativo di riportare in auge il torneo, rinominato Trofeo Ciudad de Caracas, che durò dal 1962 al 1975. Anche in questa seconda versione della competizione, prese parte una sola squadra italiana. Sempre da Roma, ma stavolta in maglia biancoceleste.

La Lazio fu invitata a rappresentare l'Italia nel 1966, insieme a Valencia e Vitoria Guimaraes. Un'edizione a ranghi ridotti, dove i biancocelesti non brillarono certo per risultati e la qualità del calcio espresso.

La Pequeña Copa del Mundo proseguì ad anni alterni fino al 1975, nell'edizione che annoverò tra le sue partecipanti anche una selezione nazionale: la Germania Est, che stravinse imponendosi su Boa Vista, Rosario Central e Real Saragozza.

Pur non venendo mai riconosciuto in ambito internazionale, la FIFA non poté ignorare il fascino di una competizione che assegnasse il titolo di "Campione del Mondo" anche ai club.

Tant'è che già dal 1960 fu istituzionalizzata la Coppa Intercontinentale: una finalissima tra la squadra campione d'Europa e la vincitrice della Libertadores, in cui il rendimento delle italiane fu fortunatamente molto migliore.

Le uniche tre squadre di Serie A a giocarla furono Juventus, Inter e Milan, con due successi a testa per le prime due e ben tre titoli per i rossoneri.

Il tutto fino al 2004, quando questa formula fu soppressa. Il tutto in previsione di un allargamento che avrebbe previsto anche la partecipazione ai campioni d'Asia, Africa e Oceania.

Malgrado il graduale conferimento di una dimensione di prestigio e visibilità alla competizione, l’appeal del Mondiale per Club resta ancora oggi molto basso.

Quello che dovrebbe essere il punto più alto raggiungibile da una squadra di calcio rappresentativa (al massimo) di una città gode di scarsa considerazione e non sembra essere il primo obiettivo di nessuna delle grandi squadre europee.

A spiegare il parziale flop del Mondiale per Club è probabilmente il dominio delle squadre UEFA sulle concorrenti. Su diciassette finali disputate, ben sedici hanno visto il trionfo di squadre europee. Unica eccezione il Corinthians, che sconfisse il Chelsea nel 2012.

Il duopolio della Coppa Intercontinentale è rimasto pressoché inalterato. Dal 2005 sono state dodici le finali tra rappresentanti europee e quelle sudamericane. Anche se qualcosa è iniziato a smuoversi, con l'approdo all'ultimo atto di realtà come il Mazembe, Raja Casablanca, Kashima Antlers e Al-Ain.

La riforma che dovrebbe entrare in vigore nel prossimo biennio, che in sostanza trasformerà la competizione in un vero e proprio Mondiale a 24 squadre, punta a conferire maggiore prestigio. Un'impresa ardua. Soprattutto con dei calendari così congestionati.

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