Scalare le gerarchie, per un portiere, non è mai semplice. Figurarsi per un giocatore di 37 anni che il meglio di sé dovrebbe averlo già offerto: non Antonio Mirante, protagonista con la Roma all'alba di una seconda giovinezza.
Il classe 1983 di Castellammare di Stabia è uno dei volti migliori di questo inizio di stagione della 'Lupa': altra prestazione da 7 in pagella contro il Milan che, avrà anche segnato 3 goal, ma di fatto si è scontrato contro il muro eretto dalle parate di Mirante.
La più bella e significativa è quella arrivata nel finale sul colpo di testa ravvicinato di Kessié, sventato con un super riflesso che ha evitato la quarta marcatura rossonera e una sconfitta rocambolesca. Da sottolineare pure l'intervento a fine primo tempo sulla punizione ben indirizzata di Calhanoglu, deviata con prontezza in corner.
Mirante ha da tempo sovvertito le gerarchie, balzando al primo posto nella scala di gradimento di Fonseca: ora la riserva è Pau Lopez, i cui 30 milioni pagati per acquistarlo dal Betis un anno fa appaiono un'enormità; soprattutto se si pensa che Mirante, nel 2018, arrivò dal Bologna che per ottenere Skorupski mise sul piatto il suo cartellino più 5 milioni. Col senno di poi, un affarone per la Roma.
Tra i portieri che si sono succeduti dopo l'addio di Alisson, Mirante è quello che ha garantito maggiore sicurezza tra i pali: da dimenticare, infatti, l'esperienza capitolina di Robin Olsen che nella parte conclusiva della stagione 2018/2019 venne panchinato proprio dall'ex Juventus, promosso dall'allora tecnico Claudio Ranieri.
Stavolta la titolarità è stata conquistata ai nastri di partenza della stagione, giustificata da un rendimento elevato e meritevole di maggiore considerazione da parte di Fonseca: la chiara dimostrazione che un posto al sole può arrivare in qualsiasi momento, anche con 37 primavere sulle spalle.


