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MinambresGetty/Goal/Youtube

Oscar Miñambres, il tabaccaio più famoso di Spagna: una Champions vinta e rimpianti

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Luogo di passaggio, il tabaccaio. Rapido, indolore (non per le tasche). Si varca la porta con una già chiara intenzione di cosa chiedere, tra filtri, tranciati e pacchetti vari. Di fretta, non ci si guarda attorno. In fila, si presta una veloce attenzione ai colori, sapientemente accesi per sfruttare l'interesse del cliente. Monete alla mano, sguardo fugace al proprietario senza osservare i dettagli del volto - anche se l'accesso alla tabaccheria è costante routine - e via verso nuove avventure di vita. Ancora e ancora così. Poi però capita di tornare indietro sui propri passi, perché si è notato qualcosa di strano. La testa si è spostata leggermente indietro e la maniglia non è stata ancora girata. Scusa, tu assomigli a Óscar Miñambres, non è che per caso sei proprio tu? Sì, ho vinto la Champions League. E ho aperto una tabaccheria. Sorriso, ah ok. Arrivederci.

Miñambres non ha alzato le lunghe orecchie al cielo, quelle della coppa, non le sue, con una piccola squadra del panorama europea. Non è uno dei leggendari giocatori di Clough capaci di cambiare la storia del pallone brindato tra le foreste di Nottingham, nè i solidi serbi che resero eterna Belgrado, sponda Stella Rossa.

Ha conquistato la gloria vestendo il bianco del Real Madrid e per questo, tra le pieghe del tempo, è stato dimenticato. Tra le galassie dei fuoriclasse Galactos, un satellite che gravita attorno alle stelle di Zidane e Figo, ai pianeti magnificenza creati dall'esplosione di Raul e Ronaldo. Sbatte contro i corpi celesti.

UN TRENO DIFETTOSO: STOP A 26 ANNI

La storia di Miñambres è una di quelle calcisticamente sfortunate. Corsa e talento al sevizio dell'altra parte, quella capace di andare avanti non solo grazie al talento, ma alla resistenza agli infortuni che ragazzi come Oscar non hanno mai avuto. È un figlio della Camiseta Blanca, nato a Madrid nel 1981 e scelto dalle giovanili del club nell'ambito della solita organizzazione di crescita della canterà, unita però ad un rastrellamento dei più grandi campioni del continente: l'operazione 'Zidanes y Pavones'. Una soluzione inizialmente in rima con profitto e trofei, prima di divenire parodia di sè stessa. Del voler solo dimostrare di avere qualcosa più grosso degli altri: il portafoglio.

GFX Oscar Minambres Real MadridGetty / Goal

Miñambres arriva in prima squadra proprio nel mezzo di questa discesa e potrà assistervi da vicino. Vincerà la Champions League girata gentilmente all'interno della bacheca dalla girata di Zidane. Vedrà il Real Madrid e specialmente Perez volere sempre più Beckham, sempre più Owen, tanto da corrompere quell'essenziale unità tra campioni d'élite e giovani di prospettiva di cui Oscar Miñambres stesso fa parte. Il destino ha in serbo per il ragazzo, però, ostacoli a non finite. Tagliole tra l'erba, mazze chiedete nel fango, ginocchia e legamenti spezzati.

Nonostante un palmares invidiabile di due Liga, due Supercoppe di Spagna, una Champions League, una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale, vecchia e maggiormente apprezzata antenata del Mondiale per Club, Miñambres rimarrà a pie' di pagina per delle ginocchia di vetro: gravi infortuni nel 2005 e nel 2006 porteranno ad altre scelte da parte degli allenatori di bianco vestito e ad una decisione necessaria per continuare a camminare. Nella vita di tutti i giorni.

Gli anni al Real Madrid, nel numero di sei, porteranno ad appena 37 presenze e la cessione all'Espanyol per trovare confidenza e continuità col campo perchè, no nella sua capitale nessuno può assicurare ad un giocatore normale per media, sponsor e tifosi, un posto da titolare. Crack, cade. Torna dal prestito, crack cade. Si rialza, ma le porte nella sua amata squadra ormai sono chiuse. Ci prova con la cessione all'Hercules in cui, no, non troverà la magia e il riscatto dagli infortuni. Cinque presenze in Catalogna? Sotto il nome di Ercole non riuscirà nemmeno ad esordire, tormentato da quella maldita rotura del ligamento cruzado della rodilla.

Mercoledì viene chiuso il suo trasferimento, otto giorni viene presentato ufficialmente con tanti sorrisi e il ricordo dei titoli vinti. Si reca al campo di allenamento per conoscere i nuovi compagni e due ore dopo è nella sede per rescindere il suo contratto: il ginocchio fa ancora troppo male. A terra, sconsolato, valuta il ritiro. Effettivo qualche giorno dopo.

Non ha nemmeno vent'anni quando esordisce ufficialmente con il Real Madrid (Coppa del Re 2000/20021 contro il Toledo), ne avrà appena ventisei quando dovrà dire addio agli orizzonti di gloria. E' sempre stato parallelo ad essi, solamente sfiorati, sentendosi parte del sistema calcio quasi da estraneo. Gli infortuni del velocissimo, ma difettoso treno della corsia esterna destra, sono stati continui e gli stop di mesi, tanto che chiuderà la carriera con sole otto gare di Champions. Quattro però, arriveranno proprio nell'annata del primo successo europeo del millennio: sarà titolare contro la Lokomotiv Mosca, il Porto e il Panathinaikos, entrando a gara in corso contro lo Sparta Praga. 300 minuti, due assist utili a dominare la competizione.

Già gli assist, quelli che ha servito a ripetizione durante la sua breve carriera. Miñambres era veloce e sapeva dove mettere il pallone, partendo dalla fascia destra di difesa per crossare all'indirizzo di Ronaldo. A volte partendo anche più avanzato. Alla fine saranno nove in 37 partite. Immaginatevi un dato del genere in un unico torneo (anche se il madridista lo registrò in più anni poco cambia): valore, 80 milioni. Sponsor. Titoli, social impazziti. Era ai margini e rimarrà tale quando sarà costretto ad appendere gli scarpini al chiodo. A pochi cm un altro chiodo, con l'anello delle chiavi appoggiato sopra. Una di quelle apre un tabacchino a Móstoles. Il suo.

TABACCAIO PER SOPRAVVIVERE

Miñambres gioca in un calcio, quello di inizio anni 2000, in cui già nessun giocatore può farsi vedere con una sigaretta in mano. Scatterebbe la polemica e l'assalto frontale, contro la professionalità dell'atleta e la sua ferrea salute. Gli anni dei sigari sugli aerei e in panchina sono lontani. I suoi colleghi, se non qualche eccezione, non aspirano. Lui odia quel sapore, quell'odore. Ma i tifosi no. La gente comune lo adora. Insieme alla moglie ha un'idea come un'altra: investire i risparmi degli anni Blancos in un'attività sicura.

A Oscar non piace certo alzarsi all'alba e lavorare tutto il giorno dietro un bancone, ma ha l'intuizione di capire che una tale campo difficilmente avrà vita breve.

"Ci sono stati momenti in cui non sapevo cosa fare, ma ho vinto la sfida. Ho dovuto concentrarmi per mantenere la mia famiglia, alla fine è quello che conta per continuare a vivere. Da anni lavoro con un orario fisso dalle otto alle otto, con una pausa per mangiare nel mezzo. Non mi piace fare il tabaccaio, sono sempre stato totalmente anti-tabacco , non mi piace il lavoro che ho, ma è quello che è. Non è il sogno della mia vita, né mi sento realizzato, ma spero che duri fino alla pensione. Non tutto in questa vita è calcio".

Quando giochi per il Real Madrid e ti ritrovi in una strada buia, la possibilità di avere a che fare con disperati alla ricerca di oggetti di valore da convertire in euro sonanti è sempre dietro l'angolo. Miñambres, come tutti i calciatori, deve accettare questa eventualità. Per fortuna non si verificherà. Il profumo del denaro copre l'intero pianeta, e l'incasso della giornata fa gola in ogni rapinatore con lo sguardo sulla cassa:

"Una volta due persone mi stavano aspettando con una pistola fuori dal negozio. Volevano l'incasso, ho fatto come dicevano. Da allora sono un po' spaventato".

Da quando, Miñambres ha smesso, sedici anni fa, il calcio è cambiato, così come il 41enne nato in una fredda giornata madrilena di inizio anni '80. Una cosa, nel tempo, è rimasta cristallizzata: la rabbia di Oscar verso un destino calcistico sfortunato, tagliente. Si è sempre detto entusiasta di aver vinto trofei e condiviso lo spogliatoio con i big dell'epoca, ma il rammarico non è mai andato via

"Non ho visto praticamente niente calcio da allora, mi fa un po' di rabbia vedere i tuoi compagni giocare senza di te. Ho la sensazione che avrei potuto continuare a lungo".

Invece, continuerà ancora a vendere sigarette. Scambiare denaro in cambio di caramelle per la gola. Augurare buona giornata una, due, cento volte a lavoratori di fretta. Uno di loro si girerà, guarderà Oscar e riconoscerà Miñambres. Tempi che furono. Andati per sempre.

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