Approdato alla Lazio nell’estate del 2015, Sergej Milinkovic-Savic nel corso degli ultimi otto anni è diventato una vera bandiera della compagine biancoceleste. A Roma si è tolto la soddisfazione di vincere due Supercoppe Italiane ed una Coppa Italia e soprattutto di imporsi come uno dei più forti centrocampisti del panorama calcistico mondiale.
Il campione serbo, in un’intervista rilasciata a Pierluigi Pardo per il formato ‘DAZN Heroes’, ha parlato della stagione che sta vivendo la sua Lazio.
“Abbiamo battuto tutte le grandi, il problema è sempre con le piccole. Non c’è una spiegazione, ma non è una cosa normale, perché se vinci con le grandi ovviamente devi farlo anche con le squadre più piccole. E’ stata una stagione bella e speriamo di chiuderla lì dove vogliamo essere fin dal primo giorno. Sono rimaste poche partite e daremo tutto”.
Milinkovic-Savic ha parlato del suo rapporto con Maurizio Sarri.
“Mi diverto molto con Sarri perché abbiamo sempre la palla noi. Ci sono anche momenti nella partita nella quale lasci l’iniziativa agli avversari, però mi piace molto lavorare con lui. Siamo al secondo anno con lui, nel primo abbiamo avuto qualche difficoltà in più, ma adesso lo abbiamo capito capito di più e abbiamo iniziato a divertirci. Fa correre molto, è dura, a volte corriamo anche di più di quello che dovremmo, ma il calcio è così”.
Il centrocampista serbo ha svelato quali sono le differenze tra il calcio di Simone Inzaghi e quello di Sarri.
“Quello che propone Simone Inzaghi è un calcio diverso da quello di Sarri. Con Simone giocavamo con un 3-5-2 e si andava spesso su di me con palla alta, adesso giochiamo con il 4-3-3 e più rasoterra. E’ stata dura comprendere Sarri all’inizio, ma ora abbiamo capito e ci muoviamo come vuole lui. Il modo di giocare a centrocampo cambia molto perché con il 3-5-2 hai più gente intorno, mentre con il 4-3-3 corri di più. A me piace di più il 3-5-2, dico la verità. Devo correre meno all’indietro”.
Lazio-Milan è stata probabilmente la partita perfetta nella stagione dei biancocelesti.
“Li abbiamo trovati nel momento migliore. Con loro sono sempre belle partite, non sai mai cosa aspettarti, ma erano in un brutto momento e abbiamo giocato una bella gara. Ho anche segnato, ma io sono sempre per gli assist: quando ne faccio uno siamo felici in due. E’ vero anche il contrario, ma io preferisco sempre farlo, la mia prima idea non è mai il tiro, ma mettere il pallone da qualche parte”.
La Lazio è anche riuscita nell’impresa di espugnare il campo del Napoli.
“Non avevo mai vinto a Napoli, è stata la prima volta dopo otto anni. Ero doppiamente felice perché quando vai lì è lo stadio è sempre un inferno. Giocare nello stadio dedicato a Maradona? Sono troppo piccolo, non me lo ricordo, ma giocare in uno stadio dedicato a lui è sempre bello, c’è anche una statua e nel vederla ti cresce l’adrenalina. Spesso a Napoli abbiamo perso, a volte anche male, ma questa volta siamo stati contenti”.
Tra i risultati ottenuti dai biancocelesti in questa annata, anche le vittorie nel derby.
“Il derby è una partita diversa da tutte le altre, perché ti trovi a rappresentare un popolo intero. Non puoi sbagliare, perché si ricorda tutto. Devi dare il massimo perché è sempre la partita più importante. Eravamo in uno in più, loro si sono chiusi ma alla fine abbiamo trovato lo spazio. Avremmo potuto segnare anche di più, ma vincere due derby in un anno è stato bellissimo”.
Tra le ‘vittime’ della Lazio, anche la Juventus.
“Abbiamo fatto molto bene, ma Sarri non è uno che fa grandi complimenti, ormai lo sappiamo e ci siamo abituati. E’ contento quando facciamo bene, ma non lo dice mai, forse teme che abbassiamo la concentrazione in vista della prossima partita. Adiamo avanti, siamo felici quando vinciamo ed è così. Sul mio goal si è detto che c’era fallo, ma lì non è fallo mai. Alex Sandro si è buttato perché aveva capito che non l’avrebbe presa. Ha forzato la mia spinta che è stata leggerissima”.
Il calcio italiano è tornato grande in Europa e a confermarlo c’è anche l’EuroDerby di Champions.
“Nessuno si aspettava che Milan ed Inter potessero arrivare così in alto e che si sarebbero ritrovate in semifinale. Sarà una sfida bellissima da vedere e lo sarà anche per i giocatori. Sarà bello vedere due italiane in semifinale”.
Simone Inzaghi è stato per molti anni l’allenatore della Lazio.
“Lui non parlava mai dopo le partite perché restava sempre senza voce. Quando eravamo in difficoltà mi diceva sempre di andare avanti e di saltare: quelle urla me le ricordo. Con Sarri è tutto il contrario, lui mi chiede di tornare indietro a giocare. Con lui non esiste il discorso della palla alta”.
Tra i suoi compagni storici alla Lazio c’è certamente Ciro Immobile.
“Ci capiamo bene, so sempre dov’è e anche se non lo vedo lo sento. So che è sempre pronto e lui sa cosa gli posso dare. Molti assist sono nati senza vederlo, lo sento sempre vicino a me. Ci dà una grande mano, sai sempre che con lui c’è una soluzione in più. Quando gioca Felipe Anderson si va comunque addosso, anche a lui piace venire e gli piace giocare, a volte esagera anche, ma lo hai più vicino. Si diverte di più in campo, gli piace di più giocare”.
Milinkovic-Savic è al suo ottavo anno a Roma.
“Sono a Roma da otto anni e mi godo ogni giorno. Si sta bene. Roma è bellissima, anche se ultimamente non vado tanto in città perché ho già visto tutto. Il Colosseo è bello, la cacio e pepe non mi piace. Meglio la carbonara, la matriciana, l’arrabbiata”.
A difendere i pali del Torino c’è il fratello Vanja.
“E’ strano, quando gioco contro di lui non vedo l’ora che finisca la partita. Gli voglio tanto bene, so che soffre quando è in porta, come ogni portiere non vuole subire goal. Voglio segnare anche contro di lui, ma è dura perché in settimana hai tutta la famiglia addosso. Loro non vedono l’ora che si giochi, io non vedo l’ora che finisca”.
Infine il rapporto con i tifosi.
“Il rapporto è bellissimo, siamo insieme da otto anni. Sono contento quando li faccio contenti. Mi spingono, mi aiutano nei momenti difficili, sono stati sempre presenti. A loro posso solo dire grazie”.




