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Krzysztof Piatek AC Milan 2018-19Getty Images

Milan, Piatek confessa: "Sogno di giocare in coppia con Cristiano Ronaldo"

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Krzysztof Piatek, dopo una prima stagione in Serie A da incorniciare, ha conquistato la maglia numero 9 del Milan e ora non si pone limiti in vista della nuova stagione.

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L'obiettivo ovviamente è segnare tanti goal e trascinare il Milan in Champions League, impresa solo sfiorata qualche mese fa. Piatek peraltro, intervistato da 'La Gazzetta dello Sport', non crede alla maledizione della 9 rossonera ed è ben lieto di indossarla.

"Il 9 è un numero importante per un attaccante, tutti i migliori ce l’hanno. Lewandowski, Suarez, Benzema, Kane. Sono felice perché la società ha creduto nelle mie qualità, mi avevano detto che me la sarei dovuta conquistare, mentre io dissi che avrei lottato con tutte le mie forze per averla e ce l’ho fatta. Non credo alla scaramanzia e a questa maledizione. Per me la 9 è la normalità, andrà tutto bene come con la 19. Non mi fa paura".

Piatek poi ammette di preferire il modulo a due punte e rivela il suo sogno nel cassetto.

"Con chi vorrei giocare in coppia? Cristiano Ronaldo e Shevchenko. Quando sono arrivato in Italia, chi l’avrebbe detto che avrei segnato più di CR7... Ma io voglio migliorare e diventare capocannoniere. Farò di tutto per riuscirci".

L'attaccante polacco promuove il nuovo tecnico Giampaolo e spiega l'addio di Gattuso.

"Giampaolo è un maestro di calcio, lo confermo. Il 4-3-1-2 mi piace perché dà molte soluzioni offensive. In Italia ho già avuto quattro allenatori, lui è il quinto, ma tatticamente è senz’altro il migliore. Gattuso è una leggenda e ha anche un carattere un po’ matto. Ama da morire il Milan, si è assunto molte responsabilità ed è arrivato alla fine stanco e svuotato".

Piatek, infine, si sofferma sul nome del possibile trequartista rossonero e mostra qualche dubbio sull'ipotesi Suso.

"Per lui credo sia un pochino più difficile. Jesus è un’ala, per giocare dietro le punte occorrerà fare lavoro specifico. Le qualità per riuscirci ovviamente le ha tutte. Paquetà  sa come mi piace ricevere il pallone, quando darlo sui piedi e quando in profondità. Ci capiamo, è importante».

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