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Marco Fassone Milan Serie A 06122018Getty Images

Milan, Fassone ora lo può dire: "Non so da dove venissero i soldi"

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A distanza di qualche mese dal doloroso (e con strascichi legali) addio al Milan, Marco Fassone racconta la sua verità sulle pagine de 'Il Sole 24 ore', soffermandosi sugli enormi dubbi lasciatisi dietro dal vecchio proprietario cinese.

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In primo luogo, l'ex Ad del Diavolo difende il suo operato e quello del suo consiglio di amministrazione: "Credo che io e i miei collaboratori abbiamo fatto un ottimo lavoro. C'erano consiglieri come l'avvocato Roberto Cappelli, Marco Patuano e Paolo Scaroni. Il fatto che questi ultimi siano nel nuovo Cda, rende l'idea della bontà del nostro operato"..

Una delle critiche più forti che vengono rivolte a Fassone è il buco lasciato dalla gestione Li, di cui lui è stato il braccio operativo. Un debito di 126 milioni di euro. "Sotto la mia gestione, rispetto al 2016-17, abbiamo registrato 20 milioni di ricavi in più e 50 milioni di margine in più. Quei 126 milioni comprendono 45 milioni di componenti straordinarie, spesate da Elliott (dovute per 22 milioni a svalutazioni di giocatori come Kalinic e Bacca e per 17,5 milioni di accantonamenti per me e altri 5 manager usciti dal club). La parte restante deriva dallo stipendio dei giocatori della seconda squadra, poi abbandonata, e dalle risorse accantonare in vista di un’eventuale multa dell’Uefa. Senza questi 45 milioni di svalutazioni e accantonamenti, io avrei chiuso il bilancio in maniera migliore rispetto al business plan iniziale. I costi sono aumentati per i salari dei nuovi giocatori e per le trasferte europee, che non c’erano l’anno prima. Ma i costi generali sono diminuiti di 6 milioni. In ogni caso, abbiamo aumentato il valore della rosa rispetto al giugno 2016".

Yonghong Li MilanGetty

Fassone ha operato agli ordini di uno degli uomini più misteriosi della storia recente rossonera:,Yonghong Li. "Con lui non ho più avuto rapporti, mentre ogni tanto sento il suo braccio destro, David Li. Mi è ignoto da dove siano arrivati i soldi dell’operazione, se da un prestito o meno. Però nell’operazione con Fininvest erano coinvolti gli advisor più prestigiosi. Da Lazard e Rothschild e lo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli. Non avrei avuto motivi validi per dubitare".

E rimane un mistero anche l'uscita di scena di Li, che ha mandato a monte l'acquisto del Milan per 32 milioni di euro. "In Cda si era arrivati ad una decisione: se non fossero arrivati gli introiti cinesi, Mr Li avrebbe dovuto fare aumenti di capitale per 120 milioni. Col passare del tempo, gli introiti cinesi non arrivavano. Mr Li aveva stanziato 88 milioni di aumento. Ne mancavano 32, anticipati Elliott come da accordi. A quel punto, però, Mr Li ha preferito andare in default. E mentirei se dicessi che non ha sorpreso anche me con questa decisione".

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