Quando nell’estate del 2013 è approdato al Napoli, in pochi avrebbero forse immaginato che Dries Mertens sarebbe diventato uno dei giocatori più importanti della storia del club partenopeo. Sette anni dopo, l’attaccante belga dopo aver già superato il numero di reti realizzate in campionato da Diego Armando Maradona, è ad un passo da sopravanzare l’ex fuoriclasse argentino nella classifica dei migliori marcatori azzurri all time, ed ha già messo nel mirino il primatista assoluto Marek Hamsik.
Con DAZN segui 3 partite della Serie A TIM a giornata IN STREAMING, LIVE E ON DEMANDMertes è oggi uno dei giocatori più prolifici della Serie A (già 4 i goal segnati in cinque partite in questo campionato), ma l’inizio della sua avventura italiana non è stata propriamente semplice. Lo stesso attaccante, parlando al belga Sportmagazine, ha spiegato cosa vuol dire essere diventato un titolare inamovibile solo a 30 anni.
“Non è stata un’ingiustizia, non mi piace questa parola. Ho ricevuto una buona educazione e questo mi ha aiutato ad essere paziente”.
La vera esplosione di Mertens è arrivata nel 2016 dopo l’addio di Higuain ed un brutto infortunio occorso a Milik.
“Nei mesi precedenti, quando non giocavo, ho parlato molto con Sarri. Nella sua prima stagione mi ha schierato titolare solo in sei occasioni. Ogni settimana mi chiamava per dirmi quanto gli dispiacesse avermi messo di nuovo in panchina. Quella persona mi ha fatto realmente impazzire, spesso mi sono anche arrabbiato. Mi ha chiesto di capire il suo punto di vista e che se un giorno fossi diventato allenatore avrei capito l’importanza di avere un giocatore come me in panchina. Sono stati momenti difficili”.
Mertens ha anche pensato di giocare male di proposito.
“Era una partita con la Sampdoria, ero talmente stufo della situazione che decisi che avrei deliberatamente giocato male. Sarri però mi conosceva e sapeva che non l’avrei mai fatto. Aveva ragione lui”.




