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Weston McKennie JuventusGetty

McKennie a DAZN: "Felice alla Juve, ma il calcio è imprevedibile"

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Ammirato, contestato, al centro delle polemiche e del calciomercato. Weston McKennie è uno dei volti nuovi della Juventus nell'ultimo biennio. Tra i più amati, ma allo stesso tempo spesso attaccato. Come del resto i suoi compagni alla Juventus, vista la pressione per continuare a vincere in Italia e in Europa.

Sotto Andrea Pirlo, primo tecnico della sua esperienza italiana, McKennie ha chiuso la prima annata con cinque goal, riuscendo ad andare in rete per tre volte con Allegri nella prima parte di Serie A 2021/2022. L'obiettivo? Migliorare il suo score e continuare a conquistare trofei sempre più importanti.

Dopo l'addio a Pirlo, alla Juventus è tornato Allegri. Per McKennie, intervistato da DAZN, ci sono diverse differenze:

"Sono entrambi belle persone. Credo che la differenza più grande sia l’esperienza: Allegri allena da non so quanti anni, ha già lavorato alla Juventus e conosceva già alcuni giocatori, sa come funziona; Pirlo ha finito da poco la carriera da calciatore ed è passato direttamente ad allenare una squadra come la Juventus, dove c’è tanta pressione e molte aspettative. Pirlo sa gestire perfettamente la pressione, lo ha fatto per tutta la sua carriera, ma credo sia un po’ diverso quando non puoi fare niente concretamente da bordocampo. A volte, mentre stavamo giocando, dopo che qualcuno aveva fatto un passaggio, lo guardavo nell’area tecnica e capivo cosa stesse pensando 'io avrei fatto un altro passaggio, io avrei fatto meglio, perché non hai calciato così?'. In ogni caso, per me la differenza più importante tra i due è l’esperienza".

Pian piano McKennie diventa più esperto in campo, ma anche riguardo i pensieri su presente e futuro:

"Abbiamo aspettative alte, alla Juventus lo sanno tutti. Ovviamente vogliamo arrivare lontano in tutte le competizioni, vogliamo vincerle tutte. Però al momento è meglio fare un passo alla volta e ragionare di partita in partita. Se iniziassimo a pensare, magari, alla finale di Champions League o a quella di Coppa Italia, perderemmo concentrazione sul campionato e su tutte le partite da giocare prima. Stiamo cercando di adattarci, di trovare il nostro ritmo e di avere un gioco fluido. Ripeto: tutto step by step".

L'ex centrocampista dello Schalke sa di non poter sbagliare, perchè l'addio può essere sempre dietro l'angolo:

"Ora come ora sì, qui sono felice. Una delle cose che sogni è giocare in un grandissimo club con una storia importante, con tanti tifosi, l’atmosfera. Ma il calcio è uno sport talmente imprevedibile, hai i tuoi alti e bassi. Ho imparato in tanti modi diversi che il calcio è un grande business e se non riesci a fare il tuo in un club come la Juventus, rimpiazzarti è tanto facile quanto prenderti. Ora sono felice, sto facendo bene e spero di continuare, ma non si sa mai cosa ha in serbo il futuro".

Riguardo al passato, invece, McKennie svela una lunga passione per Harry Potter:

"E' nata in Germania. Mia mamma mi disse che la nonna mi aveva comprato tutta la collezione dei libri di Harry Potter. Io ero molto felice, mi piacevano un sacco i disegni sulle copertine ed è assurdo perché è per questo che me ne sono innamorato. La mia fan numero uno? Sì, sicuro, ancora oggi. Le dico sempre “Mamma tu non sai niente di calcio!” e lei mi risponde “Sono stata in giro per i campi tanto quanto te!”. Ancora mi manda i messaggi prima e dopo le partite… “Oggi sembri un po’ pesante, devi essere più veloce, difendere meglio” oppure “Hai giocato bene, bel goal, mi hai stupito".

A proposito di goal, McKennie spera di poter dare ragione ad Allegri, che già in estate sperava in dieci reti:

"Le raggiungerò? Penso di sì. Lo spero. Sarebbe un buon traguardo per me e per la squadra".

In Serie A, però, deve fare i conti con un modo di vedere il calcio molto diverso:

"Qui in Italia una delle cose che è stata più utile per me è l’aspetto tattico. E’ veramente come giocare a scacchi: prima sei in una certa posizione, poi quando palla è in un punto del campo devi essere dall’altra parte... All’inizio faticavo nella fase difensiva, perché in Germania potevo tirare fuori la mia energia liberamente, potevo correre e occupare lo spazio che volevo. Qui è più preciso: “Wes, ora stai qui, vai lì, ma poi torni indietro. Copri questo spazio e poi rientri…”. A livello offensivo posso fare le mie corse, i miei inserimenti, perché sono una persona che ha tanta energia".

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